STORIA
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250.20) Gli avvenimenti che portarono all'assedio di Foiano

1441, 24 ottobre: Il Duca di Milano in lotta con Firenze ne era uscito sconfitto, pertanto fu costretto in questo giorno a consentire al matrimonio della figlia Bianca Maria, soltanto sedicenne, con il condottiero Francesco Sforza (1401-1466) , che aveva quaranta anni.
Francesco Sforza figlio illegittimo del glorioso condottiero di ventura Muzio Attendolo Sforza (1369-1424), per alcuni anni era stato al servizio di Firenze (1436-1439), tempo in cui divenne grande amico di Cosimo de Medici, al tempo capo della Repubblica fiorentina.

Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti
Ritratti da Bonifacio Bembo (Pinacoteca di Brera, Milano)

1447, 13 Agosto: In questo giorno, muore il duca di Milano Filippo Maria Visconti, senza lasciare discendenza maschile che possa ereditare il più bello e ricco stato
d'Italia, come lo definì lo storico Cantù nella sua Storia degli italiani,(1855-56).

1447, 14 Agosto: Con la morte di Filippo Maria Visconti, i milanesi sperano d’averla fatta finita per sempre con i principi, così in questo giorno proclamano la Repubblica Ambrosiana, formano un governo incerto e debole, che concede il comando delle truppe milanesi ad un uomo forte e deciso, il condottiero Francesco Sforza, il quale sposo della figlia naturale di Filippo Maria Visconti, Bianca Maria, gli permette di vantare diritti di successione al ducato di Milano.
Tale aspirazione non trova il consenso di alcuni stati italiani, quali la Repubblica di Venezia, il Ducato di Savoia, il Marchesato del Monferrato e il Regno di Napoli, i quali si uniscono in una Lega per combattere lo Sforza.

1450, 11 Marzo: Francesco Sforza, dopo le vittorie ottenute, il 16 Luglio a Salsomaggiore e il 14 Settembre 1448 a Caravaggio, entra trionfalmente in città, dove ad acclamazione popolare è dichiarato duca di Milano.
Nel frattempo, per fronteggiare la Lega che si è formata contro di lui, il Duca di Milano si allea con la Repubblica fiorentina, guidata dal suo buon amico Cosimo de' Medici il Vecchio, con lo scopo di contrastare un eventuale intervento militare del re di Napoli.

1452, 18 Marzo: Federico III (1415-1493), duca asburgico d’Austria divenne Federico V (1424) e come re tedesco prese il nome di Federico IV. Infine sceso in Italia con l'intenzione di mettersi a capo della Lega, viene ricevuto in Vaticano dal papa Niccolò V (1447-1455), il quale lo incorona Imperatore del Sacro Romano Impero (fu il primo Asburgo ad avere questo titolo).
Le accoglienze in Italia riservate al potente sovrano, sono ovunque splendide, sia a Siena, che a Roma, Gaeta e specialmente a Napoli.
In qualunque città vada, l’imperatore è molto ben trattato trattenendosi a suo piacere e tale accoglienza gli fa sbollire gran parte delle ire bellicose che aveva al suo arrivo in Italia. Di li a poco, pacificamente, felice per l'incoronazione e per le accoglienze ricevute ovunque, Federico riprende la via del ritorno, parte da Napoli, passa per Roma, Firenze e Venezia per tornare in Germania. Ma subito dopo la sua partenza riprendono immediatamente le ostilità fra il duca di Milano e la Repubblica veneta.

Federico III Imperatore
di Hans Burgkmair
Papa Niccolò V(1447-1455)
Tomaso Parentucelli (1397-1455)

1452, 2 Giugno: Il re di Napoli, Alfonso V d'Aragona, quale alleato della Repubblica veneta, in questo giorno manda un ultimatum a Firenze perché interrompa l'alleanza con lo Sforza. Nel messaggio si avverte la Repubblica fiorentina delle ragioni che lo muovono ai loro danni. In precedenza vi era stata una fitta corrispondenza tra Alfonso d'Aragona e Cosimo il Vecchio, in quale molto preoccupato, fa di tutto per guadagnare tempo, cercando di dissuadere re Alfonso ad entrare in guerra, per il motivo che Firenze non ha ancora un esercito adeguato per fronteggiare le truppe napoletane.
I fiorentini, contrariamente alle loro consuetudini, ricevuto l'ultimatum decidono che (……) la Signoria con a capo il Gonfaloniere Giannozzo dei Pitti, prenda balia da durare cinque anni, per dare agio di provvedere a tutti i bisogni. I Priori in Firenze in quell'anno erano: (……) Cosimo de' Medici, Neri Capponi, Angelo Acciaiuoli, Luca degli Albizi, Otto Niccolini, Castello Caratesi, Domenico Boninsegni, Francesco Orlandi, Giuliano Particini e Bartolomeo Franceschi.
Nel frattempo, il re di Napoli Alfonso, che aveva approntato un potente esercito, ne da il comando al giovanissimo figlio naturale Ferdinando duca di Calabria (1423-1494), che alla morte del padre salirà sul trono di Napoli come Ferdinando I (1458-1494), conosciuto anche come Ferrante I.
Poggio Bracciolini, (1380-1459 ) nel Libro VIII delle sue Istorie fiorentine e Scipione Ammirato (1531-1601) nel Libro XXII delle Istorie fiorentine, dicono che l’esercito del Duca di Calabria era composto da circa 7000 cavalli e 4000 fanti e che il vero comandante era il Conte d’Urbino, Federico da Montefeltro, oltre ad altri validi consiglieri e famosi capitani del tempo, quali Antonio Caldora, Leonello Accrociamuro, don Garzia Cavaniglio e Orso Orsini, e il Marchese di Ventimiglia, perché il Duca era giovane e inesperto nella guerra.

Ferdinando Duca di Calabria
(Parigi, Museo del Louvre)
Federico da Montefeltro
(1422-1482)
(Pier della Francesca)

1452, Luglio: Il figlio di Alfonso d’Aragona, Ferdinando duca di Calabria con il suo esercito, partito da Napoli si dirige alla volta di Firenze sua odiata nemica, attraversato l’Abruzzo, per la via di Spoleto e di Perugia, verso la metà di luglio entrò nel territorio fiorentino,(ponte di Valiano) per opera di un traditore nominato Antonio Salimbeni, che eccitò i valianesi a ribellarsi alla Repubblica fiorentina, a cui si erano sottomessi con atto del 26 marzo 1427 (E. G. Bianchini, L’assedio di Foiano nel 1492, 1892).
Al tempo Valiano era un passaggio obbligato per entrare in Val di Chiana, essendoci uno dei due ponti esistenti per attraversare la palude.
La cosa non passò inosservata da Foiano, dagli spalti del castello si vide in lontananza nella direzione di Valiano molto fumo causato dai fuochi dell’accampamento delle truppe napoletane.
Piero di Somma che era Connestabile del comune di Foiano per conto della Repubblica Fiorentina, che oltre ad amministrare il castello, comandava anche il presidio militare, al tempo composto da circa 200 fanti, inviò alcuni uomini per rendersi conto di ciò che accadeva a Valiano, e gli stessi di ritorno dopo alcune ore portarono notizia dell’occupazione di tale castello da parte del Duca di Calabria, che era la comando di un grande esercito.
Intuito l’imminente pericolo per il castello di Foiano, il Somma immediatamente inviò un corriere a Firenze con messaggi informativi su quanto stava accadendo in Val di Chiana. Successivamente adunò il popolo invitandolo a prepararsi per la difesa del castello. Fece chiamare dalla Villa del Pozzo, ormai soggetta a Foiano fin dal 1436, tutti gli uomini validi alle armi e compresi quelli della campagna, formando così un buon numero di uomini per la difesa.
Nel castello furono accumulati viveri di ogni sorta, molti uomini furono posti di vedetta ai confini del Comune ed alcuni fidati e scaltri l'infiltrò nel campo nemico per assumere informazioni sulle mosse e intenzioni del Duca.

Dopo la conquista di Valiano, il duca di Calabria pensa d’attaccare Cortona, ma dietro consiglio di Federico da Montefeltro (1422-1482), rinuncia e si dirige verso Castiglion Aretino (oggi Fiorentino); occupa qualche piccolo castello strada facendo, ma a circa cinque miglia da Arezzo, gli giunge notizia dell’arrivo di truppe della Repubblica fiorentina guidate dal Simonetta di Castel di Piero a da Astorre Manfredi signore di Faenza.

Lo storico Scipione Ammirato, op. cit. dice: Venne adunque Ferdinando infino a cinque miglia presso ad Arezzo, ove occupate intorno a cinque piccole castella si venne in disputa per quale via si avesse a prendere e procedere seguendo la valle della Chiana a mano diritta oppure calare a man manca e vedere d'espugnare Foiano per aprirsi la via d'entrata nel Chianti. Fu proposto Foiano oltre gli altri luoghi e rispetto, sperando per questa via potere avere maggior copia di vettovaglie.
Non desiderando scontrarsi con il nemico, Ferdinando di Calabria decide di tornare indietro fino al Ponte di Valiano, dove riattraversate le Chiane si dirige verso Foiano, castello dall’aspetto non molto difeso, inoltre risultandogli essere ben fornito di vettovaglie, a lui indispensabili per il proseguimento della campagna.
Oltre a ciò, una volta conquistato il castello di Foiano, questo può divenire un’ottima base operativa, per aprirsi una buona direttrice attraverso il Chianti, per poi dirigersi verso Firenze.

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