IL CONSUMATORE

La rubrica per la difesa dei diritti degli utenti e dei consumatori

VISTA COMPLETA IL CONSUMATORE  (vista per voce)
Bibita che vai, frutta che trovi!
Acque minerali con poco sodio. Servono?
Al freddo servono le gomme invernali
Caffè e salute
Caos neve, trasporti in tilt: come difendersi
Come acquistare casa in sicurezza
Come scegliere il sugo per la pasta
Contributo statale per l'acquisto o noleggio di un decoder digitale.
Etichette: più trasparenza per dentifrici e tinture per capelli
Filiera corta
GLI OCCHIALI DA SOLE
I Deodoranti
La cipolla
La cottura a microonde non è cancerogena
La scienza dell'espresso
LE CARNI BOVINE
Mutui: parte il fondo per chi è in difficoltà
Parliamo di "farina"
Prestiti - Distinguere TAN e TAEG
Risparmiare l'acqua
Risparmio energia lavatrice
Se l’extra vergine è amaro è buono
Surgelati o freschi?
Verdura di stagione: il cavolo
Video amatoriali: cosa usare?
Volo cancellato? Il numero verde per sapere come ottenere il rimborso
Bibita che vai, frutta che trovi! <Torna al menù>
Succo di frutta. Per legge, deve essere soltanto succo di frutta al 100%, senza aggiunta di acqua. Può essere succo naturale oppure “ricostituito”: in questo caso è ottenuto da succo in polvere o concentrato con aggiunta (restituzione) dell’acqua sottratta al succo precedentemente concentrato, cioè privato dell’acqua naturalmente contenuta; ma deve riportare in etichetta la dizione “a base di succo concentrato”. Se è ottenuto in parte da frutta e in parte da succo concentrato deve riportare in etichetta la dicitura “parzialmente a base di succo concentrato” (decreto legislativo n. 151/2004). Rimane però il fatto che il succo (e anche il nettare, vedi in seguito) può essere ottenuto da frutta congelata, senza alcuna informazione al consumatore. Può contenere però vitamine e minerali a piacere.

Nettare. E’ un mezzo succo di frutta, in quanto deve contenere una percentuale minima di frutta variabile dal 25 al 50 per cento, secondo i tipi. Il resto è acqua, ma nulla vieta di superare le percentuali minime. Segue la disciplina del succo di frutta.

Succo e polpa. Dalla denominazione sembra un tipo di bibita più ricca del succo, invece è un nettare che può avere anche tale denominazione, in quanto è ricavato dalla purea del frutto ed è soggetto alle stesse percentuali minime di legge. In genere il nettare è costituito quasi soltanto da succo (per esempio, di arancia), mentre il succo e polpa è ottenuto da frutti più solidi (mele, pere, eccetera).

Bevande a base di succo. Per tutte, attualmente il contenuto minimo di succo di frutta è del 12%, anche se nulla vieta di superarlo. Il resto è acqua, zucchero e, spesso, additivi impiegati più che altro per stabilizzare il colore e la carica microbica. Tra questi, vi può essere l’acido ascorbico, che è la vitamina C, permessa anche nelle altre bevande. Possono avere una denominazione che richiama il frutto (aranciata, limonata, eccetera).

Bibite di fantasia con una percentuale di succo di frutta inferiore al 12 per cento. Non possono riportare la relativa denominazione (aranciata, ecc.) ma solo una di fantasia; possono però riportare in etichetta la raffigurazione del frutto e nell’elenco degli ingredienti la percentuale di succo, oltre alla sottodenominazione “al gusto di…” (il frutto).

Bibite di fantasia senza succo di frutta, ovvero preparate soltanto con acqua, aromi che riproducono il gusto di un frutto, zucchero ed eventuali ingredienti di fantasia: devono riportare una denominazione di fantasia ma è vietata la raffigurazione del frutto in etichetta. Possono riportare la sottodenominazione “a gusto di…” (il frutto).Bibite di fantasia come le cole, che nella denominazione non possono richiamare un frutto, anche se nulla vieta che possano contenere succo di frutta. Di questa categoria fa parte anche il the freddo.

Bevande a base di estratti di frutta, che sono una via di mezzo fra le bevande di fantasia e quelle a base di succo. Tipico è il chinotto, che deve essere preparato con estratto del frutto di chinotto (simile a un piccolo mandarino), ma senza una percentuale minima. Il resto è acqua, zucchero e anidride carbonica. In questa famiglia rientra anche la cedrata.

Gassosa, che è una bibita a parte, costituita essenzialmente da acqua, anidride carbonica e zucchero. Non ha l’obbligo di una percentuale minima di frutta, ma possono esservi aggiunti essenza di limone e acido citrico e altre sostanze alimentari.
In base al DPR n. 230/2004, nelle bibite si possono aggiungere aromi, additivi, essenze varie e altri ingredienti, a condizione che siano commestibili e comunicati dal produttore all’autorità sanitaria. Curiosamente, le norme impongono al Ministero della Salute di pubblicare di volta in volta sulla Gazzetta Ufficiale le sostanze alimentari che i produttori intendono aggiungere nelle bibite, ma finora non si è letto niente.

Autore: Sonia Galardo
Fonte: Unione Nazionale Consumatori
Acque minerali con poco sodio. Servono? <Torna al menù>
Alcune marche di acque minerali pubblicizzano il basso tenore di sodio. Si sa che il sodio, quando e' eccessivo provoca ipertensione arteriosa, ritenzione idrica, disturbi renali e edemi; quando, invece, e' scarso da luogo a crampi muscolari, nausea, astenia e apatia. Il sodio, infatti, regola l'eccitabilita' dei muscoli, la conduzione degli impulsi nervosi e la pressione osmotica. La quantita' media raccomandabile e' di circa 9 grammi al giorno. La maggior parte la assumiamo con il sale da cucina (sarebbe bene limitarsi), ma un buon apporto avviene dal prosciutto (2,2 grammi per 100 grammi), dai salumi (media 1,5 grammi su 100 grammi), dai formaggi, per esempio il pecorino (1,8 grammi su 100 grammi), il formaggino (1 grammo su 100 grammi), il gorgonzola e parmigiano (0,6 grammi su 100 gr), ecc. La quantita' assunta con l'acqua, minerale o di rubinetto, e' del tutto trascurabile. Non comprendiamo quindi a cosa servono le acque minerali con pochissimo sodio, visto che di sodio in tutte le acque ce n'e' poco. Certo ognuno pubblicizza quel che ha. Pubblicizza, appunto.
Fonte: aduc
Al freddo servono le gomme invernali <Torna al menù>
pneumatici invernali garantiscono ottime prestazioni e più sicurezza lungo tutta la stagione fredda, in caso di pioggia, fango, brina, ghiaccio, e non solo quando fiocca.

Automobilisti più sicuri al freddo
Quando scende il termometro, le gomme invernali aderiscono meglio su neve e fango, sfruttando una mescola particolare, che opera alle basse temperature (sotto i 7°C): grazie a ciò permettono alla vettura di muoversi in sicurezza quando il meteo non ci sorride. Dunque i pneumatici invernali non vanno visti più come un'esigenza solo per chi percorre abitualmente le strade di montagna o i passi più mozzafiato, ma un fondamentale elemento di sicurezza per tutti gli automobilisti. Rispetto a un pneumatico estivo, che erroneamente molti considerano buono per tutte le stagioni, l'invernale permette una riduzione degli spazi d'arresto, garantendo una notevole sicurezza di guida in più. Questo discorso vale a basse temperature e sull'asfalto bagnato: in pratica, in tipiche condizionali invernali.

Quando arriva la primavera e la temperatura sale, è bene ricordarsi di rimontare le gomme estive, che accompagneranno la nostra auto fino all'arrivo dell'autunno, offrendo durante la bella stagione maggiori garanzie di sicurezza dei modelli invernali.

Un pneumatico per ogni stagione
Cambiare i pneumatici ogni sei mesi circa (il tempo di utilizzo dipende molto dalle condizioni climatiche del luogo in cui viviamo) all'estero è una misura di sicurezza diffusa. In Italia, invece, l'uso delle gomme invernali non è obbligatorio, è un'alternativa alle catene a bordo solo in alcune località e in determinati periodi dell'anno. Non dobbiamo pensare che, visto il nostro clima più mite, non abbiamo bisogno di pneumatici specifici per il freddo; in inverno, con i pneumatici estivi, un'automobile può perdere stabilità anche se la strada non è sommersa dalla neve o non si pattina sul ghiaccio. Basta una frenata improvvisa o una sterzata più brusca del solito a innescare una reazione amplificata della vettura. I dispositivi elettronici di bordo, che gestiscono la frenata e la stabilità (come Abs ed Esp), non possano compensare la riduzione dell'aderenza delle gomme in condizioni limite.

Fonte: altroconsumo
Caffè e salute <Torna al menù>

Caffè e salute

Un elisir pieno di gusto

Che il caffè facesse bene gli uomini lo hanno sempre saputo. Tanto che fino al Settecento veniva prescritto come un medicinale e venduto in farmacia.
Negli ultimi due secoli poche sostanze sono state tanto studiate dal punto di vista clinico quanto il caffè. Se nessuno studio ha dimostrato che faccia male, tante sono invece le ricerche che dimostrano invece gli effetti benefici del caffè e del suo principale composto attivo: la caffeina.
Naturalmente, il caffè de/ve essere consumato nelle giuste quantità. Quantità che variano a seconda della miscela, del tipo di preparazione, e soprattutto delle abitudini, del metabolismo, dello stato di salute di ciascuno.
La caffeina stimola il sistema nervoso, tiene desta l’attenzione e alto l’umore. Aiuta la respirazione e la digestione, attenua il senso di fame, ed è quindi un buon aiuto nelle diete. È spesso un ottimo rimedio contro il mal di testa e potenzia l’azione degli antidolorifici.
Gli studi più recenti hanno anche sfatato alcune vecchie credenze: in dosi ragionevoli il caffè non disturba affatto il sonno, né fa male al cuore. Ha anzi un’azione preventiva rispetto ad alcune patologie, quali la cirrosi epatica ed il morbo di Parkinson. Il caffè contiene inoltre sostanze antiossidanti, che contribuiscono ad eliminare i radicali liberi.
Nel caso del caffè, quindi, il gusto va d’accordo con la salute. Se il caffè è un espresso, ancora di più: è infatti la preparazione che offre il maggior gusto con il minor contenuto di caffeina. Tra le miscele, quelle con il 100% di pura Arabica hanno un tenore medio di caffeina intorno all’1,3%, contro quasi il doppio delle miscele di Robusta

Caos neve, trasporti in tilt: come difendersi <Torna al menù>

Ghiaccio e neve hanno messo a dura prova i trasporti aerei e ferroviari. E se da una parte le responsabilità non possono essere attribuite in tutto e per tutto a compagnie aeree e Ferrovie, come possono difendersi i viaggiatori? Vediamo di capire che cosa si può fare.

In treno
Trenitalia non rimborsa i biglietti né concede bonus se il treno fa ritardo per cause di forza maggiore, come il maltempo. Se però il treno viene cancellato, e si rinuncia a partire, il rimborso è dovuto.

Con il nuovo Regolamento, poi, se Trenitalia prevede che il ritardo in partenza o in arrivo sia superiore a 60 minuti il viaggiatore ha teoricamente diritto:

  • a ricevere pasti e bevande;
  • al pernottamento e al rimborso delle spese per informare i familiari del ritardo nell'arrivo, se il viaggio non può continuare nello stesso giorno.

Se questa assistenza non viene prestata, allora per i viaggiatori si configura la possibilità di richiedere un risarcimento danni nei confronti delle Ferrovie. L'azione legale, dal primo gennaio 2010, è proponibile anche sotto forma class action, cioè di azione collettiva.

Ricordiamo, poi, che dal 13 dicembre (con l'introduzione del nuovo orario invernale e l'inaugurazione delle nuove linee dell'Alta velocità) anche in caso di ritardi imputabili a Trenitalia, sono cambiate le condizioni per richiedere il bonus. Da un minimo di 26 minuti di ritardo si è passati agli attuali 60.

In aereo
In base ai regolamenti comunitari i passeggeri che non riescono ad imbarcarsi per overbooking o perché il volo è stato annullato a causa di guasti, hanno varie opzioni. Se il passeggero decide, comunque, di partire ha diritto ad essere imbarcato sul primo volo utile in partenza senza pagare alcuna differenza di prezzo. Inoltre è previsto un indennizzo, che va da un minimo di 150 ad un massimo di 600 euro, calcolato sul ritardo accumulato e la distanza della meta, a meno che la compagnia dimostri che la responsabilità della cancellazione non è sua, ma dovuta a circostanze eccezionali (come il maltempo).

A terra, il passeggero ha diritto all'assistenza, con possibilità di effettuare chiamate, inviare fax e di avere vitto e alloggio se l'attesa si prolunga nel tempo.

In caso di rinuncia a partire, il passeggero ha diritto al rimborso integrale del biglietto.

Fonte: altroconsumo
Come acquistare casa in sicurezza <Torna al menù>
Il Consiglio Nazionale del Notariato e 11 Associazioni dei Consumatori, Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e la nostra Unione Nazionale Consumatori, hanno presentato a Roma la terza Guida per il Cittadino dedicata al contratto preliminare.
Dopo i vademecum dedicati al Mutuo Informato e al Prezzo Valore, prosegue la collaborazione tra Consiglio Nazionale del Notariato e le Associazioni dei Consumatori di cui queste Guide, ispirate alla trasparenza e alla tutela del cittadino, rappresentano uno dei momenti più significativi.
La Guida, dal titolo “Garanzia preliminare. La sicurezza nel contratto di compravendita immobiliare”, illustra tutti i passaggi necessari per non correre rischi nell’acquisto della casa e spiega gli accorgimenti da seguire nella fase del contratto preliminare di vendita, o “compromesso”.
L’obiettivo è quello di tutelare il cittadino fin dalla prima e cruciale fase della contrattazione, garantendo maggiore protezione per l’acquisto, oltre a una consulenza in materia fiscale, civile, tributaria e urbanistica. Grazie ad una corretta informazione, si intende così prevenire l’insorgere di problemi e contenziosi futuri che comporterebbero un aggravio di costi per le parti contraenti e per la collettività.

Fonte: Unione Nazionale Consumatori
Come scegliere il sugo per la pasta <Torna al menù>

Come si fa a riconoscere prime scatole di pelati, polpe e passate che contengono anche un prodotto più fresco? Sul coperchio o sul retro c’è il lotto che contraddistingue la data di produzione e che i produttori devono obbligatoriamente riportare sulla confezione, ma è in codice, per cui il consumatore non potrebbe sapere se si tratta di pomodori raccolti nell'anno in corso. Fortunatamente c’è un modo per saperlo, in quanto il Ministero dello Sviluppo Economico stabilisce ogni anno quale lettera dell’alfabeto deve precedere il numero del lotto. Per il 2009 è stata scelta la lettera R. La lettera deve essere seguita da un numero fra 1 e 365 relativo al giorno dell’anno in cui l’ortofrutticolo è stato iscatolato o imbottigliato. Per esempio, in una polpa di pomodoro “R225” significa innanzi tutto che è del 2009) e poi che è stata prodotta il duecento venticinquesimo giorno dell’anno, ovvero il 13 agosto, quando è piena stagione di raccolta dei pomodori da sugo. A volte la lettera è preceduta da “L”, che sta per lotto: dopo il numero potrebbe esserci un’altra lettera, ma non va presa in considerazione. Queste sono invece le lettere che contraddistinguono gli anni precedenti fino al 2005 (si presume che i prodotti più vecchi non siano più in vendita):

2009 "R", 2008 "A", 2007 "C", 2006 "J",2005 "D"

ricordate questo vale solo per le conserve alimentari di origine vegetale. Ed ora tutti a controllare la dispensa.

Fonte: Unione Nazionale Consumatori
Contributo statale per l'acquisto o noleggio di un decoder digitale. <Torna al menù>

REQUISITI PER USUFRUIRE DEL CONTRIBUTO STATALE

Per agevolare questa importante fase di passaggio alla nuova tecnologia è stato predisposto un programma di interventi a favore dei cittadini. Infatti chi non ne abbia già usufruito in passato e appartenga alle categorie di seguito indicate, può utilizzare un buono del valore di 50 euro, messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per le Comunicazioni, per l'acquisto o noleggio di un decoder digitale interattivo presso tutti i rivenditori che aderiscono all'iniziativa.
Lo Stato eroga un contributo di 50 euro ai cittadini che non ne abbiano già usufruito in passato:
di tutti i comuni della Valle d'Aosta e ai proprietari di una seconda casa nei medesimi comuni in regola con il pagamento del canone TV per l'anno in corso
della provincia di Trento e in comuni delle province limitrofe (VR, VI, BS) (Malcenise, Brenzone, Lastebasse, Pedemonte, Valdastico, Brentino Belluno, Dolcè, San Zeno di Montagna, Torri del Benaco e Limone sul Garda) di età pari o superiore a 75 anni (da compiersi entro il 31/12/2009) in regola con il pagamento del canone TV per l'anno in corso
della provincia di Bolzano di età pari o superiore a 65 anni (da compiersi entro il 31/12/2009) e che abbiano dichiarato nel 2008 (redditi 2007) un reddito pari o inferiore a euro 10.000, a decorrere dal 15 settembre 2009. Il contributo statale per i residenti nei comuni di Aldino-Aldein, Senale-Sanfelice-Unserelie, Anterivo-Altrei, Cortaccia sulla strada del Vino - Kurtatsch an der Weinstraβe, Cortina sulla strada del Vino-Kurtinig an der Weinstraβe, Egna-Neumarkt, Magrè sulla strada del Vino - Margreid an der Weinstraβe, Montagna-Montan, Termeno sulla strada del Vino -- Tramin an der Weinstraβe, Proves-Proveis, precedentemente coinvolti dal passaggio al digitale della provincia di Trento e per i quali erano stati estesi i requisiti per il contributo statale disposti per quella provincia, dal 15 settembre sarà erogato ai possessori dei requisiti previsti per la provincia di Bolzano
dell'intera provincia di Torino, di Cuneo, di Asti e Alessandria, alcuni comuni piemontesi di Vercelli e Biella e comuni delle province limitrofe (CO, PV, SV) di età pari o superiore a 65 anni (da compiersi entro il 31/12/2009) e che abbiano dichiarato nel 2008 (redditi 2007) un reddito pari o inferiore a € 10.000, a decorrere dal 1 settembre 2009 (fino a detta data il contributo è erogato nei comuni interessati dallo switch over del 20 maggio)
del Lazio (intera provincia di Roma, Frosinone, Latina e Rieti, 26 comuni provincia di Viterbo) e di 8 comuni umbri (TR) già interessati dall'iniziativa dal 16 maggio scorso, nonché dal 10 novembre 2009 di 8 comuni della provincia dell'Aquila (Balsorano, Carsoli, Oricola,Pereto, Rocca di Botte, San Vincenzo Valle Roveto, Sante Marie, Montereale) e di ulteriori 3 comuni della provincia di VT (Orte, Vallerano e Tarquinia) di età pari o superiore a 65 anni (da compiersi entro il 31.12.2009) e che abbiano dichiarato nel 2008 (redditi 2007) un reddito pari o inferiore a euro 10.000, in regola con il pagamento del canone TV per l'anno in corso.
di tutti i comuni della Campania e 2 comuni della Lucania, di età pari o superiore a 65 anni (da compiersi entro il 31.12.2009) e che abbiano dichiarato nel 2008 (redditi 2007) un reddito pari o inferiore a euro 10.000, in regola con il pagamento del canone TV per l'anno in corso, a decorrere dal 10 settembre 2009
Il contributo consiste in una riduzione del prezzo complessivo del decoder, Iva inclusa, al netto di ogni eventuale sconto commerciale. L'importo verrà rimborsato al rivenditore. Il contributo inoltre non può essere corrisposto più di una volta per ciascun cliente e non può superare in alcun caso il prezzo di vendita.

(Per saperne di più clicca qui)

URL: http://www.comunicazioni.it/ ...
Fonte: MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO
Etichette: più trasparenza per dentifrici e tinture per capelli <Torna al menù>

In arrivo buone notizie per i consumatori: è entrato ufficialmente in vigore il decreto del 2 aprile 2008 che introduce l’obbligo delle etichette trasparenti anche per i dentifrici e per le tinture per capelli. 
La normativa pone in evidenza come alcuni prodotti, di uso comune, possano rivelarsi altamente rischiosi.
Ad esempio non tutti sanno che il fluoro, fondamentale per lo sviluppo sia osseo che dentale, nasconde delle pericolose insidie: un’iperassunzione del minerale, infatti, può causare la fluorosi. Tale patologia si manifesta con la comparsa di antiestetiche macchie bianche sullo smalto dei denti che, spesso, sono irreversibili. Secondo gli studi, il rischio di fluorosi è limitato ai bambini d'età inferiore ai 9 anni: lo smalto, da quel momento, non è più soggetto a rischi poiché la sua maturazione pre-eruttiva è completata. Per questo motivo il decreto stabilisce che i dentifrici contenenti tra lo 0,1% e lo 0,15% di fluoruro devono riportare obbligatoriamente dicitura “Controindicato nei bambini” in etichetta.
Inoltre la normativa prevede il ritiro dal commercio di alcune tinture di capelli contenenti sostanze riconosciute come cancerogene.
Da parte nostra, condividiamo tale intervento legislativo e invitiamo i consumatori a prestare sempre attenzione alle etichette.

 

Autore: Roberta Mercanti

Fonte: Unione Nazionale Consumatori
Filiera corta <Torna al menù>

Vicepresidente Gelli, scommettiamo sul rapporto diretto con i produttori toscani

Agricoltura: la "Filiera corta" della Regione Toscana avvicina produttori e consumatori

 

Firenze, 29 ott. - (Adnkronos) - Circa 30 mercati di produttori, a cui si aggiungono 14 spacci locali avviati e altre azioni innovative quali i ''patti di filiera''; 3 mila aziende agricole e altre 1.500 di altri settori gia' coinvolte in varia misura. Sono queste le cifre della realta' su cui sta intervenendo il progetto regionale ''Filiera corta'' della Regione Toscana, con l'obiettivo di avvicinare produttori e consumatori, di aumentare le opportunita' di offerta di prodotti locali e di qualita', di riconoscere agli agricoltori un valore equo alle loro produzioni, ma anche di aumentare i flussi turistici verso le zone rurali e i loro punti vendita. Un impegno gia' significativo ma che il governo regionale ha l'intenzione di rafforzare, convinta di raccogliere cosi' una sfida strategica per sostenere l'economia rurale ma anche per garantire qualita' e genuinita' sulla tavola dei consumatori. Tutto questo e' stato al centro di un confronto organizzato a Lari da Coldiretti, occasione per confrontarsi su esperienze quali il Farmer's Market di Campagna Amica, il primo realizzato in provincia di Pisa.

«Gli uffici regionali stanno valutando gli oltre 100 progetti presentati sul bando 2009 per la filiera corta, bando dal quale ci attendiamo un ulteriore impulso a questa realta' - ha sottolineato il vicepresidente della Regione, Federico Gelli, in rappresentanza del governo regionale - Ma aldila' delle varie iniziative e' importante il significato complessivo della scommessa sul rapporto diretto con i produttori toscani".

"Siamo stati la prima regione ad avviare un simile progetto - ha detto ancora Gelli - che poi ha fatto strada in altre regioni ed e' stato oggetto di studio anche da parte della Spagna. Ora i tempi sono maturi per ulteriore salto di qualita' nel nostro impegno. Per esempio mettendo in rete, con le opportune regole, controlli e riconoscimenti, anche tutte le varie iniziative che stanno nascendo spontaneamente».

Tra le altre cose, il vicepresidente ha segnalato che attualmente e' in corso anche il bando che finanzia progetti pilota per le mense dove si mangera' solo prodotti toscani, per gli orti e i piccoli allevamenti scolastici e per la scuola in fattoria. ''Progetti - ha sottolineato Gelli - che non fanno bene solo alla agricoltura toscana, ma anche alla salute di tutti noi, oltre che avere un forte significato educativo».

Fonte: Adnkronos
GLI OCCHIALI DA SOLE <Torna al menù>
La normativa li definisce "dispositivi di protezione individuale", spesso pero' per l'acquisto si guarda piu' alla moda, all'abbinamento con un vestito, alla marca nota, al colore o alla montatura, cioe' in genere a tutto quello che poco ha a che fare con la qualita' delle lenti. La legislazione in materia ha invece definito con precisione le caratteristiche che devono avere sia le lenti che la montatura degli occhiali da sole (1).

E' appena il caso di ricordare che gli occhiali da sole servono alla protezione dell'occhio dalle radiazioni solari, in particolare dai raggi ultravioletti e da quelli viola-blu. In caso di luce intensa l'occhio provvede gia' alla propria difesa con il restringimento delle palpebre, la restrizione della pupilla, la schermatura del cristallino e dei pigmenti della retina, ma se l'esposizione e' prolungata si e' soggetti a danni (congiuntiviti, cataratta, degenerazione maculare) che possono essere evitati con l'uso degli occhiali da sole.

Le lenti possono essere di cristallo o di resina. Le prime non si graffiano pero' si possono rompere e pesano di piu', le seconde sono leggere ma possono graffiarsi.
La normativa classifica le lenti in base al potere filtrante, suddividendole in quattro categorie, in relazione al grado di luminosita' dell'ambiente circostante:

* Categoria 0-1: poca illuminazione;
* Categoria 2: illuminazione media;
* Categoria 3: piena luminosita';
* Categoria 4: forte illuminazione.

Gli occhiali quindi dovrebbero essere scelti in base all'intensita' della luce che ci circonda: in giornate di sole la Categoria 3 e' quella piu' adatta. Per la guida e' sconsigliato indossare occhiali di Categoria 4 perche' molto scuri.
Gli occhiali a specchio riflettono ulteriormente la luce molto intensa, riverberata altresi' da superfici bianche, come la neve. La riflessione puo' dar luogo a scottature al naso.

Le lenti, inoltre, possono essere:
* fotocromatiche (adattano l'intensita' del proprio colore alla quantita' di luce);
* polarizzanti (filtrano i riflessi);
* degradanti (forte riduzione della luce solare).

In base alla qualita' ottica delle lenti si ha la seguente qualifica:
* Classe ottica 1a;
* Classe ottica 2a.
La Classe ottica 1a e' migliore.

La colorazione delle lenti e' piuttosto varia. Ricordiamo che una semplice lente trasparente ferma le radiazioni ultraviolette; anche le finestre di casa svolgono questa funzione. I colori piu' riposanti sono il verde, il marrone e il grigio. Il colore giallo e' indicato in caso di cielo nuvoloso per gli sciatori.

La montatura puo' essere in lega metallica o in plastica biocompatibile per evitare l'ingestione di sostanze tossiche.

I test di laboratorio verificano la capacita' delle lenti di assorbire o riflettere le radiazioni dannose: maggiore e' la percentuale piu' alta sara' la protezione. Altri controlli riguardano la qualita' e la forma degli occhiali nel loro complesso.

Gli occhiali da sole devono essere accompagnati dalla nota informativa nella quale devono essere indicati:
* il fabbricante o mandatario;
* il grado di protezione (da 0 a 4, dal piu' chiaro al piu' scuro);
* il tipo di filtro solare (fotocromatico, ecc.)
* la classe ottica (1a o 2a);
* i limiti di impiego;
* le istruzioni d'uso;
* la marchiatura CE (conformita' europea).

L'Ente nazionale italiano di unificazione (UNI) ha predisposto una norma, l'UNI 1836: "Protezione personale degli occhi - Occhiali da sole, filtri per la protezione contro le radiazioni solari per uso generale e filtri per l'osservazione diretta del sole". La norma specifica le caratteristiche (meccaniche, ottiche, etc) degli occhiali da sole e dei filtri solari che non siano lenti correttive, ma che abbiano solo la funzione di proteggere gli occhi contro le radiazioni solari. La norma si applica alle lenti di uso comune (incluse quelle che vengono utilizzate in strada durante la guida), mentre non riguarda le lenti per la protezione dalle radiazioni da sorgenti di luce artificiali (ad esempio solarium) o le lenti di protezione degli occhialoni da sci.

Fonte: ADUC
I Deodoranti <Torna al menù>
Premessa
Per secoli l'odore del corpo ha rappresentato una forma di comunicazione, di riconoscimento e di richiamo sessuale per cui le esalazioni, pur non essendo profumate, svolgevano anche una funzione sociale. Oggi e' impensabile emanare olezzi e sono invece i profumi che caratterizzano le persone, assolvendo in parte il ruolo di comunicatori sociali.

Il sudore
Il sudore e' prodotto da ghiandole la cui attivita' e' sottoposta a sollecitazioni ambientali, nervose e ormonali. Le ghiandole distribuite sulla superficie cutanea (possono arrivare a 620 per cmq!) hanno la funzione di regolatori della temperatura corporea e di eliminazione delle sostanze di rifiuto.
I componenti principali del sudore sono l'acqua, i sali di cloro, di potassio, di sodio, l'urea e l'acido lattico. La composizione varia da soggetto a soggetto e nelle diverse parti del corpo. Il sudore e' acido (pH 4-7), e' emesso regolarmente in quantita' di circa mezzo litro al giorno e aumenta in relazione all'attivita' fisica svolta.
A differenza di quanto si pensi, il sudore non ha cattivo odore. L'olezzo e' dovuto alla trasformazione che subisce a causa dei batteri saprofiti che popolano la superficie cutanea che, svolgendo la loro attivita', generano acidi grassi liberi. Per dirla semplicemente i batteri "mangiano" il sudore ed evacuano sostanze di rifiuto che, come tutte le deiezioni, puzzano. I batteri si sviluppano particolarmente nelle zone calde, umide e alcaline del nostro corpo dove possono arrivare fino a 7 milioni per cmq.

I deodoranti
Per combattere il cattivo odore sono state predisposte particolari sostanze: i deodoranti.
I deodoranti si possono classificare in antienzimi batterici, battericidi, batteriostatici, alcool, antitraspiranti, assorbenti e profumi.

a) Antienzimi batterici
Agiscono bloccando l'attivita' degli enzimi dei batteri che degradano il sudore, provocando il cattivo odore. Dalla reazione si produce acido citrico che abbassa l'acidita' della pelle e concorre a limitare l'attivita' dei microrganismi.
La sostanza base e' il trietilcitrato, spesso abbinato a sostanze antiossidanti (i quali diminuiscono l'ossidazione del sudore concausa di ulteriori emanazioni), e a profumi.

b) Battericidi
Come dice il nome, agiscono sulla flora batterica limitandone lo sviluppo. Possono causare allergie e indurre la proliferazione di specie batteriche dannose che convivono con quelle saprofite.
Sono a base di farnesol, octoxyglicerIn e triclosan.

c) Batteriostatici
Hanno un'azione analoga ai precedenti ma piu' blanda, per cui sono meno efficaci ma evitano che si sviluppino i batteri patogeni.
Componenti principali sono il farnesol, a dosi minori, e il phenoxyethanol.

d) Alcool
E' un batteriostatico e contribuisce a limitare la decomposizione del sudore. Puo' dal luogo a reazioni allergiche o irritazioni della pelle.

e) Antitraspiranti
Chiudono i pori attraverso mi quali fuoriesce il sudore. Possono irritare la pelle. Gli ingredienti sono gli idrossicloruri di alluminio e di zirconio.

f) Assorbenti
Assorbono il sudore limitando l'emanazione di cattivi odori. L'azione e' piuttosto blanda perche' non combattono i batteri e la loro attivita'. Spesso sono abbinati ai composti precedenti.
A base di talco.

g) Profumi
Coprono gli odori sgradevoli senza intervenire nella loro formazione. Alcuni profumi a base di oli hanno una leggera azione batteriostatica. Vengono associati ai prodotti sopraelencati. Possono dal luogo a dermatiti.

Le confezioni
Diverse sono le confezioni con le quali si presentano i deodoranti. Gli aerosol con propellente (rappresenta il componente maggiore del deodorante senza svolgerne la relativa funzione) si distribuiscono bene sulla superficie cutanea (a differenza di quelle senza il propellente), possono pero' essere irritanti. Gli stick non si distribuiscono in maniera uniforme e quindi sono poco efficaci. I roll on (una sfera che gira sulla pelle) possono inquinare il prodotto. Le emulsioni e le creme consentono invece una distribuzione omogenea sulla superficie trattata.

Fonte: ADUC
La cipolla <Torna al menù>

La cipolla è originaria dell'Asia dove era molto apprezzata dagli egiziani (già da circa il 3000 a.c.) che la raffigurarono persino nelle loro tombe. Fu introdotta in Europa dai greci.

È una pianta biennale: il primo anno immagazzina nel bulbo le sostanze nutritive per utilizzarle poi, l'anno successivo, per lo sviluppo dell'asse fiorale.
Esistono diverse varietà di cipolle: alcune si raccolgono in primavera ed altre nel periodo autunno-invernale; possono variare per la forma, per il colore (giallo-paglierino, rosso e bianco), per la dimensione del bulbo e per il sapore. Per conservarle è consigliabile tenerle in un ambiente fresco ed al buio (non in frigorifero).
Le cipolle, soprattutto se consumate crude, possono lasciare uno sgradevole alito cattivo: per rimediare a questo inconveniente si può tenere in bocca e masticare uno o due chiodi di garofano. Durante la loro preparazione, per evitare il bruciore e la lacrimazione degli occhi, si consiglia di sbucciarle e tagliarle tenendole immerse in una bacinella piena d'acqua.
Consumate cotte, conservano in gran parte alcune delle loro proprietà; sono però controindicate, specialmente se crude, per chi soffre di iperacidità e di ulcera gastrica.

Tutta la pianta contiene un'essenza volatile ricca di glucosidi solforati, il più importante è il disolfuro di allilpropile, essenza a cui è dovuta la maggior parte delle sue proprietà; contiene anche enzimi (fermenti) in abbondanza che stimolano la digestione e il metabolismo; oligoelementi (zolfo, ferro, potassio, magnesio, fluoro, calcio, manganese e fosforo); vitamine (A, complesso B, C, E); flavonoidi dall'azione diuretica e, infine, la glucochinina, un ormone vegetale dall'azione antidiabetica.

La cipolla agisce con i seguenti effetti:

Antibiotico

Espettorante

Ipotensore, diuretico, depurativo

Vermifugo

Ipoglicemizzante

Tonificante dell'apparato digerente e dell'organismo in generale

Cosmetico

: in uso esterno la cipolla stimola la crescita dei capelli, ammorbidisce e rende più bella la pelle, purifica le pelli impure con foruncoli e acne.
: aiuta la digestione e l'assimilazione del cibo, anche se è sconsigliata a chi soffre di iperacidità e di ulcera gastroduodenale persistente. Stimola la funzione metabolica e disintossicante del fegato e pertanto è consigliabile a che soffre di alcune malattie epatiche. Normalizza la flora intestinale e rallenta i processi putrefattivi che liberano sostanze tossiche legate al cancro del colon e del retto.
Contiene enzimi che attivano il metabolismo e che stimolano la produzione del sangue (effetto antianemico), apportando ferro e oligoelementi. Ha anche proprietà afrodisiache attribuite alla rivitalizzazione generale che essa produce.
: per effetto della glucochinina abbassa il livello di glucosio nel sangue permettendo di ridurre le dosi di insulina o di farmaci specifici.
: è efficace contro gli ascari e gli ossiuri; in questo caso la cipolla deve essere consumata cruda.
: si consiglia a chi soffre di trombosi perché fluidifica il sangue e ne facilita la circolazione.
: lo sciroppo di cipolla con un po' di miele è un rimedio ideale per alcune affezioni respiratorie; i gargarismi con brodo di cipolla decongestionano invece la faringe e sono molto utili in caso di tonsillite.
: l'azione del suo succo, applicato esternamente, è stata dimostrata su vari batteri cause di infezioni della pelle.
La cottura a microonde non è cancerogena <Torna al menù>
E’ ancora convinzione piuttosto diffusa che il forno a microonde sia pericoloso perché emette onde elettromagnetiche. In effetti è così, si tratta, appunto, delle microonde che si muovono a una velocità di 2,5 miliardi di oscillazioni al secondo provocando una fortissima e istantanea vibrazione delle molecole del cibo, che così cuoce in brevissimo tempo. Ma le onde rimangono confinate nell’apparecchio con due sistemi di sicurezza e, del resto, basta comprare un forno con il marchio “IMQ”, che certifica la sicurezza e la qualità degli apparecchi elettrici dopo severissime prove di laboratorio. Si pensa anche che la cottura a microonde sia cancerogena, ma in realtà è meno dannosa di altri metodi di cottura tradizionali come padella, piastra, forno elettrico. Infatti, la cottura a microonde provoca la vibrazione continua delle particelle d’acqua contenute nei cibi e, quindi, non causa bruciacchiature né rosolature. Sono proprio queste ultime le fonti di sostanze potenzialmente cancerogene. Altri temono che gli alimenti appena usciti dal forno possano “contenere” onde pericolose e che possano emettere radiazioni per almeno dieci minuti dopo l’estrazione. Non è assolutamente vero, l’energia delle microonde viene rapidamente convertita in calore e assorbita dagli alimenti. Infine, si pensa che le microonde non distruggano i batteri. Per eliminare i batteri naturalmente presenti nei cibi, è necessario che questi vengano portati a temperature non inferiori a 70°C. Ma ciò vale per qualsiasi tipo di forno. Quindi, anche la cottura a microonde distrugge i batteri, perché gli alimenti superano i 70°C.
Fonte: Unione Nazionale Consumatori
La scienza dell'espresso <Torna al menù>

La scienza dell’espresso

Può sembrare una semplice bevanda, ma il caffè è qualcosa di molto più complesso. Vi concorrono più di 1500 sostanze chimiche (circa 800 volatili e 700 solubili), mentre 13 variabili chimico-fisiche incidono sulla preparazione. La scienza del caffè è quindi una branca di studio altamente specialistica, che coinvolge molte discipline, Tra le altre, genetica, agronomia, botanica, fisica, matematica, chimica, biochimica, biologia, ingegneria e fisiologia.

Il caffè verde

Il gusto del caffè

Caffeina

Proprietà antiossidanti. Il caffè ha un alto contenuto antiossidante e, secondo il professor Joe Vinson dell’Università di Scranton, è la maggiore fonte di antiossidanti nella dieta dei cittadini statunitensi. Dagli antiossidanti derivano numerosi potenziali benefici per la salute, quali la prevenzione del mal di cuore e del cancro. Per saperne di più: http://coffeescience.org/antioxidant

Altri benefici per la salute

Gli effetti del caffè sulla salute sono stati ampiamente studiati. Negli anni si sono succedute diverse opinioni, spesso contraddittorie, ma la maggior parte della letteratura scientifica più recente concorda sui tanti effetti positivi. Non solo migliora le prestazioni mentali e fisiche, ma può abbassare il rischio di cancro colon-rettale al fegato, l’asma, il diabete di tipo 2, l’Alzheimer e il Parkinson. Visita il sito di CoSIC, un’associazione scientifica che approfondisce le tematiche legate al caffè, per una panoramica ampia e dettagliata sulla ricerca scientifica più recente su caffè e salute Per sapernedi più: http://www.cosic.org.
La caffeina è la sostanza farmacologicamente attiva più consumata al mondo. È presente non solo nel caffè e nel tè, ma anche nel cacao, nei prodotti di cioccolata, così come in oltre 60 altre specie vegetali. Dal punto di vista chimico, la caffeina è una sostanza cristallina bianca che appartiene alla famiglia dei composti alcaloidi e, come tutti gli alcaloidi, ha sapore amaro.Viene direttamente assorbita dal tratto gastrointestinale e raggiunge i massimi livelli nel sangue entro circa 30 minuti dopo l’ingestione. In una tazzina di caffè il contenuto di caffeina può essere molto variabile, in funzione del tipo e della quantità di caffè, e del metodo di preparazione. In media, i chicchi di Arabica contengono tra lo 0,9% e l’1,7% di caffeina, la Robusta circa il doppio. Contrariamente a un’idea diffusa, una tazzina di espresso contiene meno caffeina di una tazza di caffè estratto, e questo perché il tempo di contatto tra l’acqua e il caffè è molto più breve. Tutti conoscono l’effetto stimolante della caffeina. Migliora l’attività neurale nel cervello, può ritardare la stanchezza e molti studi hanno mostrato che migliora le prestazioni cognitive, aumenta le capacità e la resistenza fisica.
Per saperne di più: http://coffeescience.org/alert
Non tutti sanno che l’aroma del caffè è responsabile di tutte le sue qualità gustative tranne il dolce, l’acido, l’amaro e il salato, che sono invece percepiti dalla lingua. L’aroma lo si percepisce sia annusando il caffè, sia attraverso le vie retronasali, quando il caffè è in bocca o è stato deglutito e i composti volatili si diffondono nei canali nasali. A un insieme di circa 25 potentissimi composti volatili degli oltre 800 identificati finora—molti concentrati nella parte oleosa del caffè — dobbiamo gran parte di quella straordinaria esperienza che chiamiamo gusto del caffè.
La scienza del caffè comincia già nella fase di coltivazione, dove molti fattori influenzano la qualità e la composizione chimica del chicco grezzo: il luogo, l’altitudine, le condizioni meteorologiche, la composizione e la fertilizzazione del terreno, e infine i metodi di coltivazione, raccolta ed essiccazione.
LE CARNI BOVINE <Torna al menù>
Per carne intendiamo il muscolo striato o volontario dell'animale, quello che vediamo in mostra sui banchi delle macellerie. La carne e' composta da proteine, grassi, acqua, vitamine e minerali. La qualita' della carne dipende sostanzialmente dalla combinazione di questi elementi, cioe' dalla qualita' e quantita' delle proteine, dal grasso, dal contenuto in acqua, sali minerali e vitamine.

Le proteine che costituiscono il muscolo e il tessuto connettivo, rappresentano mediamente il 20% della carne, il resto e' acqua, per il 70%, e grassi per il 6%. Le proteine a loro volta sono composte da amminoacidi.

Il muscolo volontario serve alla locomozione, al lavoro e ad alcune funzioni fondamentali, in connessione con l'apparato scheletrico e il sistema nervoso. Il tessuto connettivo oltre a formare i vasi sanguigni serve ad unire e sostenere le fibre muscolari. Il colore della carne, contrariamente a quanto comunemente si pensa, non e' dovuto alla presenza del sangue ma ad una sostanza chiamata mioglobina, contenuta nelle cellule muscolari; piu' mioglobina c'e' piu' intenso e' il colore rosso. I muscoli che lavorano molto hanno bisogno per la loro attivita' di una maggiore quantita' di mioglobina; ecco perche' la carne di vitello e' rosata mentre la carne di manzo ha un bel colore rosso. Anche la consistenza della carne dipende dall'attivita' dell'animale: piu' si muove maggiore sara' la durezza, il che spiega perche' il vitello ha una carne piu' tenera di quella del manzo. I vari tagli di carne di uno stesso animale hanno una tenerezza diversa, in relazione al lavoro che compiono: il filetto e' un muscolo che lavora poco quindi e' piu' tenero dei muscoli dei quarti anteriori e posteriori, che vengono utlilizzati per sostenere il peso dell'animale e per il movimento. Il sapore della carne e' legato oltre che movimento anche alla alimentazione dell'animale: i bovini allevati in liberta' infatti hanno carni piu' saporite di quelli tenuti fermi nelle stalle e un nutrimento che sia ricco, sano e vario non puo' che migliorare la qualita' delle carni. Il vitello e' certamente piu' tenero del vitellone ma e' anche meno saporito.

Il tessuto connettivo contiene il collagene, sostanza fondamentale nel determinare la durezza delle carni. In genere il muscolo piu' usato e' quello che ha piu' collagene e quindi e' piu' sodo: anche per questo gli animali che vivono allo stato brado hanno carni piu' dure.

Il grasso serve all'animale come riserva energetica e per la protezione dal freddo. Si trova all'interno e all'esterno del muscolo: nel primo caso si parla di grasso marezzato, nel secondo di tessuto adiposo o di deposito. Durante la cottura il grasso si scioglie e questo rende la carne piu' tenera perche' la lubrifica e perche' trattiene l'acqua interna che se fosse persa renderebbe la carne stoppacciosa. Questa azione e' svolta in particolare dal grasso marezzato, quello interno, la cui presenza contrariamente a quanto si crede, non e' indice di minor qualita'. Il grasso deve essere bianco: una colorazione tendente al giallo dipende dal tipo di alimentazione e dall'eta' dell'animale.

L'acqua come abbiamo detto rappresenta in media il 70% del peso della carne. Varia in relazione al taglio, all'eta' e al tipo di allevamento e alimentazione dell'animale. Parte dell'acqua della carne viene persa durante la cottura.

Tipologie
I bovini possono essere divisi in due tipologie: il vitello e il bovino adulto.

1. Il vitello e' allevato con latte, naturale o artificiale, e' abbattuto a circa tre mesi, quando pesa 250-300 kg circa, ha una carne bianco-rosata, tenera, con maggiore contenuto in acqua e minore in grassi.

2. Il bovino adulto e' il nome che viene dato al vitellone, al manzo, alla vacca, al toro, al bue e alla giovenca. Vediamo di capirne le differenze.

* Il vitellone: viene abbattuto tra i 12 e i 18 mesi, ha una carne rossa, pregiata, piu' saporita e ricca in proteine di quella del vitello.

* La giovenca: e' la femmina giovane che non ha partorito.

* Il manzo: e' un maschio castrato per favorire l'ingrassamento, e' mattato a 3-4 anni. La carne ha un basso contenuto in acqua ma e' ricca in grassi, per questo non e' molto richiesta.

* Il bue: possiamo definirlo il fratello maggiore del manzo, e' castrato e macellato ad una eta' superiore ai 4 anni e mezzo. Praticamente assente dal mercato perche' non piu' utilizzato per i lavori agricoli.

* Il toro: e' il maschio non castrato, ha una carne rosso scuro, dura, il tessuto connettivale e' giallognolo.

* La vacca: e' l'animale che ha svolto il suo ciclo, e' avviata al macello a 6-8 anni. Ha una carne scura, dura e piuttosto economica.

La macellazione
La qualita' della carne dipende anche dal tipo macellazione e dalla frollatura.
Un bovino mattato bene da' una carne di migliore qualita'. La motivazione e' legata alla presenza di una sostanza nei muscoli, il glicogeno. Un animale stressato ha meno glicogeno e la carne e' meno elastica e piu' soggetta a guastarsi. Dopo la mattazione l'animale viene appeso per distendere le fibre muscolari e per eliminare parte del sangue che potrebbe dar luogo ad infezioni.. La carne macellata non puo' essere consumata immediatamente ma ha bisogno di un periodo di frollatura, cioe' di essere stagionata per qualche giorno. La frollatura rende la carne piu' tenera e saporita, per una serie di reazioni che avvengono nella struttura muscolare. L'animale macellato in genere viene diviso longitudinalmente in due parti, dette mezzene, che a loro volta sono divise in due parti, una anteriore e una posteriore.
Man mano che passa il tempo il colore della carne da un bel rosso diventa brunastro. Una carne vecchia ha infatti un colore scuro, tendente al grigio.

La carne deve essere di un bel colore rosso (o rosato nel caso del vitello), l'odore deve essere gradevole, il tessuto compatto ed elastico. Il grasso deve essere bianco o di un giallo tenue. La carne meno pregiata e' quella che contiene molto grasso esterno, tendini e cartilagini. Per questo motivo possiamo classificare la carne in tre categorie, in relazione alla qualita': la 1a categoria e' quella proveniente dai quarti posteriori, la 2a categoria e' quella ricavata dai quarti anteriori e la 3a categoria e' quella proveniente dal resto dell'animale (collo, addome, parte bassa degli arti, ecc). La qualita' della carne dipende, oltre che dalla razza, anche dal tipo di alimentazione e di allevamento dell'animale: un bovino che ha la disponibilita' di spazi, interni ed esterni, che ha una buona alimentazione e che non e' stressato produce carne piu' gustosa.

Oltre alle informazioni riportate in etichetta e' importante che il consumatore chieda informazioni, agli addetti alla macelleria, sulle modalita' di allevamento e di alimentazione dei bovini. Un consumatore, attento alla qualita' del prodotto che compera, svolge una azione di tutela della propria salute e dei propri interessi e sollecita produttori e commercianti ad una maggiore responsabilita' professionale.

I CODICI DELLA CARNE
Categoria
A vitellone
B toro
C manzo
D vacca
E giovenca

qualita'
S superiore
E eccellente
U ottima
R buona
O abbastanza buona
P mediocre

quantita' in grasso
1 molto scarso
2 scarso
3 medio
4 abbondante
5 molto abbondante

La conservazione
La carne, come tutti i prodotti alimentari, puo' "andare a male", cioe' decomporsi a causa dei batteri e delle muffe che producono sostanze di rifiuto, nocive e maleodoranti. I sistemi di conservazione sono diversi: refrigerazione, congelazione, surgelazione, cottura, disidratazione, affumicatura e salatura.

La refrigerazione e' il sistema piu' comune e noto di conservazione. La carne viene tenuta nel frigorifero ad una temperatura che varia da 0 a +4 gradi centigradi. Il freddo rallenta ma non impedisce la crescita dei batteri percio' la carne non puo' essere conservata per piu' di 5 giorni. La conservazione ha tempi diversi in relazione ai tagli: il macinato e il carpaccio possono essere refrigerati per un giorno, le bistecche e lo spezzatino fino 3 giorni, ecc. Dopo l'acquisto e' opportuno riporre la carne nelle apposite borse termiche per evitare variazioni di temperatura nel trasporto.

La congelazione si effettua a temperature piu' basse, da -10 a -20 gradi, consente una conservazione piu' prolungata, ma puo' danneggiare la qualita' della carne, perche' durante lo scongelamento si perdono proteine, vitamine e sali minerali che formano il liquido di trasudo. Lo scongelamento va fatto quindi lentamente, trasferendo la carne dal congelatore al frigorifero e poi all'esterno. Quando il congelamento si fa in tempi brevi e a temperature molto basse si parla di surgelazione.
Come abbiamo detto esistono altri sistemi di conservazione della carne. La salatura ed essiccatura sono metodi con i quali si ottiene la famosa bresaola.
La carne in scatola e' conosciuta ai piu': si chiude la carne in un recipiente e lo si sottopone all'azione del calore per uccidere i microrganismi dannosi. In questo modo il prodotto puo' essere conservato per lungo tempo.

Cucinare la carne
Le ragioni per cui si cucina la carne sono diversi. C'e' innanzitutto un motivo igienico, la cottura infatti elimina il pericolo di infezioni ed infestazioni: il calore rende la carne sicura, perche' vengono uccisi batteri o altri organismi dannosi. La carne cotta inoltre e' piu' facilmente masticabile e digeribile perche' le proteine sono piu' agevolmente attaccate dai succhi digestivi. Con la cottura il valore nutritivo della carne rimane sostanzialmente lo stesso, anche se una parte di acqua, grassi, sali minerali e vitamine finiscono in fondo alla padella.

Il sapore della carne dipende dalla combinazione di decine di fattori legati alla composizione della carne stessa. La cottura consente a queste sostanze di mescolarsi ed interagire in maniera estremamente variabile cosi' da determinarne il gusto.

Durante la cottura le proteine si compattano ed eliminano l'acqua, e' per questo che una cottura prolungata rende la carne dura. Cuocere la carne al punto giusto e' una operazione che appare semplice invece e' complessa perche' le fibre muscolari, l'acqua dei tessuti e il collagene richiedono temperature diverse per dare un prodotto che sia cotto alla perfezione, cioe' tenero, saporito e profumato. Durante la cottura la mioglobina si scompone cosicche' la carne da colore rosso passa grigiastro. E' possibile anche pretrattare la carne per averla piu' tenera; si puo' tritarla per ottenere polpette e hamburger o batterla con un pestello. Questi procedimenti scompongono la struttura delle fibre muscolari rendendole piu' morbide e piu' facili da masticare. Altro sistema e' quello di marinarla con succo di limone, aceto o vino. I risultati pero' non sono particolarmente brillanti perche' la carne si "cuoce" all'esterno ma rimane cruda all'interno; si puo' ovviare all'inconveniente tagliando la carne in fettine molto sottili.
La carne consumata dopo qualche giorno, puo' risultare sgradevole e questo e' dovuto al tipo di grassi che la compongono: pollo e maiale riscaldati sono meno gradevoli di vitellone e agnello, proprio a causa della diversa composizione dei grassi in essi contenuti.

I metodi di cottura sono vari in relazione al gusto e al tempo a disposizione. I prodotti ottenuti possono essere raggruppati in cinque categorie: il fritto, il grigliato, l'arrosto, il brasato e lo stufato. La frittura e' il sistema piu' usato; si tratta di cuocere la carne in padella con grasso animale o vegetale, in genere burro o olio (con la padella antiaderente si puo' fare a meno del grasso). Per la frittura i tagli di carne devono essere sottili (classica e' la fettina) affinche' il calore si trasmetta bene e si ottenga, nei primissimi minuti, un po' di rosolatura, poi occorre diminuire il calore per consentire alla carne di cuocere completamente. La temperatura di cottura dipende anche dal tipo di grasso usato; il burro brucia a 120 gradi e l'olio oltre i 200, per cui il primo deve essere tenuto a fuoco meno vivo del secondo per non trasmettere sapori sgradevoli alla carne. Anche per la grigliatura occorrono tagli di carne sottili e teneri, perche' la fiamma e' a temperatura altissima; il pericolo e' che la carne bruci all'esterno e rimanga cruda all'interno. Per l'arrosto si possono usare tagli di carne di dimensione maggiori, perche' il tempo di cottura e' piu' lungo e il calore puo' penetrare tranquillamente anche nella parte centrale. La diverse temperature di cottura dei tessuti muscolari e di quelli connettivi impongono tempi e modalita' diverse in relazione al tipo di risultati che si vogliono ottenere: chi preferisce una carne rosata al centro (roast beef) deve acquistare un pezzo tenero, scarso in tessuto connettivo, e cuocerlo a temperatura elevata (180 gradi) per un breve periodo. Chi vuole una carne ben cotta deve programmare una temperatura inferiore (130 gradi), prolungando la cottura fino due ore; questo sistema consente di scegliere una carne di minor pregio e quindi piu' economica. Per il brasato e' adatto un taglio grande, da porre in pentola con acqua, vino e verdure; la cottura e' lunga (anche qualche ora) e a fuoco lento (circa 100 gradi); questo metodo provoca lo scioglimento del collagene, il che rende il prodotto particolarmente tenero; e' adatto per carni non pregiate, ricche in tessuto connettivo. Lo stufato e' una variante del brasato. La cottura e' sempre in pentola, con maggiore quantita' di acqua, tagli piu' piccoli e tempi ancor piu' lunghi.

Frodi e adulterazioni
Come tutti gli alimenti anche la carne fresca puo' essere soggetta a frodi, adulterazioni e sofisticazioni. Frode significa inganno ai danni del consumatore e si configura quando viene venduto un prodotto che non ha la caratteristiche descritte. Per esempio si possono vendere carni congelate per carni fresche o carne di vitellone per carne di vitello o carne tritata (macinata) con una eccessiva quantita' di grasso e parti di scarto.
La carne puo' essere trattata con additivi, coloranti e conservanti, per mantenere il color rosso brillante o per allungarne la durata.

Fonte: ADUC
Mutui: parte il fondo per chi è in difficoltà <Torna al menù>

Emanate le linee guida per l’attivazione del Fondo di solidarietà per i mutuatari in difficoltà nel pagamento delle rate. Si parte dal 15 novembre 2010. Scarica il modulo per chiedere la sospensione delle rate.

Rate sospese
Per chi non ce la fate a rispettare le scadenze del mutuo perché a corto di denaro, diventa operativo il sistema che permette di farvi rifiatare. Il beneficio offerto dal Fondo di solidarietà consiste nella sospensione del pagamento delle rate fino ad un massimo di 18 mesi (entro questo termine la sospensione può essere chiesta per due volte). Durante il periodo di sospensione, il Fondo rimborsa alle banche i costi sostenuti per eventuali spese notarili dovute alla sospensione e parte della quota interessi delle rate sospese (quella relativa al parametro di riferimento: euribor per i mutui variabili, Irs per quelli a tasso fisso). Oltre alla quota capitale, dopo la fine della sospensione rimane a carico del mutuatario anche la quota interessi delle rate per la parte determinata dallo spread (la maggiorazione che si applica al parametro di riferimento).

Chi può accedere al Fondo
Può beneficiare del Fondo chi ha un contratto di mutuo, iniziato da almeno un anno, per l’acquisto dell’abitazione principale (non di lusso: sono esclusi immobili di categoria catastale A1, A8 e A9) con capitale erogato di massimo 250.000 euro e che abbiano un reddito ISEE non superiore a 30.000 euro. Il beneficio vale anche per i mutui cartolarizzati, per quelli per cui è stata fatta una surroga con portabilità dell’ipoteca e per quelli rinegoziati.
Per poter accedere al Fondo, il mutuatario deve trovarsi nell’impossibilità temporanea di pagare le rate per uno dei seguenti motivi:
- perdita del posto di lavoro dipendente a tempo indeterminato o termine del contratto di lavoro parasubordinato o assimilato, con assenza di un nuovo lavoro per un periodo non inferiore a tre mesi;
- morte o non autosufficienza di uno dei componenti della famiglia che percepisce almeno il 30% del reddito imponibile complessivo del nucleo familiare;
- pagamento di spese mediche o di assistenza domiciliare anche se riferite ad altri componenti del nucleo familiare documentate per almeno 5.000 euro all’anno;
- spese di manutenzione straordinaria, ristrutturazione o adeguamento funzionale della casa per cui è stato erogato il mutuo, per almeno 5.000 euro;
- aumento della rata del mutuo a tasso variabile rispetto alla rata precedente (a causa delle variazioni del tasso d’interesse) di almeno il 25% per le rate semestrali e del 20% per le rate trimestrali e mensili.

Quando fare domanda
Le domande di accesso al Fondo possono essere presentate alla banca che ha erogato il mutuo a partire dal 15 novembre 2010, utilizzando l’apposito modello di richiesta di sospensione mutuo (lo trovi qui sotto), compilato e accompagnato dalla necessaria documentazione (ci vogliono, sempre, la fotocopia del documento di identità del mutuatario, l’attestazione Isee, la documentazione che prova l’impossibilità del mutuatario di pagare le rate del mutuo).

Quando parte la sospensione
La banca procede a un controllo formale della richiesta presentata dal mutuatario e rilascia a quest’ultimo la ricevuta. Poi inoltra la richiesta alla Consap, l’ente pubblico che gestisce il Fondo e, entro 5 giorni dal via libera di quest’ultima, comunica al mutuatario la sospensione del mutuo. La sospensione si attiva entro 30 giorni dalla comunicazione al cliente (entro 45 giorni per i mutui cartolarizzati).

Parliamo di "farina" <Torna al menù>

La farina è uno degli ingredienti più utilizzato nella cucina italiana. Pane e pasta, gli alimenti base della nostra dieta sono ottenuti proprio dalla lavorazione della farina. Per ogni tipo di alimento e per le diverse preparazioni e bene usare le differenti specie di farina che si possono trovare in commercio. Non tutte le farine, infatti, sono adatte alla preparazione del pane, ad esempio, o per fare i biscotti.

La farina, generalmente, si ottiene dalla macinazione dei cereali, in particolar modo di grano e di mais, ma si ottengono farine anche da orzo, farro, riso, avena e segale. La farina più comune, quella impiegata per la preparazione di pane e pasta, è un prodotto della lavorazione del grano.

Iniziamo col distinguere la farina dalla semola; la farina è ricavata dalla macinazione del grano tenero, mentre la semola si ottiene dalla macinazione del grano duro.

I tipo di farina che si ottengono dal grano tenero si distinguono in funzione della percentuale di resa in farina che deriva dall’estrazione. L’ estrazione della farina dipende dal tipo di grano e dal chicco, ma anche dal tipo di macinazione che si effettua.

La farina tipo 00 deriva dall’estrazione della parte centrale del chicco di grano ed è il prodotto di una bassa resa di estrazione.

Il colore più scuro delle farine indica un alto tasso di resa, che varia dal 80 al 100 percento, ed il colore si imbrunisce perchè via via si estrae farina dalle parti più esterne del chicco. Tra questi tipi di farina si distinguono il tipo 0, tipo 1 e tipo 2.

La farina integrale, invece, si ottiene dall’estrazione totale, pari al 100 percento, di farina da tutto il chicco, compresi i frammenti più grossi del macinato, la crusca.

Per quanto riguarda la semola, invece, si ottiene dalla macinazione del grano duro, nettamente diversa dalla farina di grano tenero, per via del colore ambrato e la grana grossolana.

Rimacinando una seconda volta la semola si ottiene la semola rimacinata o farina di grano duro che si produce, per la maggior parte, nelle regioni del sud Italia ed è utilizzata per la preparazione del pane casereccio.

Per cosa usare i vari tipi di farina? Dipende da cosa volete fare:

per pasta fresca, pasta all’uovo, dolci e besciamella si usa la farina 00

per pane e paste fresche la migliore è la farina 0

per il pane e la pizza si possono usare anche le farine dei tipi 1 e 2

per il pane integrale la farina integrale, più completa dal punto di vista nutrizionale

per il pane casereccio la farina di grano duro

Fonte: Google
Prestiti - Distinguere TAN e TAEG <Torna al menù>

Chi chiede un prestito a una banca o ad una società finanziaria deve distinguere fra TAN e TAEG. Il primo è il tasso annuo nominale ed è solo un tasso di riferimento. Il secondo è il tasso annuo effettivo globale ed è quello che effettivamente conta. Quando si chiede un prestito bisogna guardare il TAEG. La legge n. 262/2005 ha stabilito che per le operazioni di finanziamento comunque denominate, ogni operatore finanziario o bancario deve pubblicizzare il tasso annuo effettivo globale. Prima il tasso effettivo globale doveva essere pubblicizzato soltanto per il credito al consumo, ora per tutte le operazioni di finanziamento. La legge ha aggiunto che il tasso va computato secondo le modalità stabilite dal Comitato italiano per il credito e il risparmio (CICR) e deve contenere tutti gli interessi e gli oneri a carico del consumatore. Il Dipartimento del Tesoro ha fornito alcuni esempi tipici del TAEG da utilizzare nelle offerte di credito al consumo ai consumatori, come prestiti e vendite a rate. Un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 maggio 2000 ha dato infatti attuazione a una Direttiva CE del 1998 secondo la quale per l’indicazione del tasso annuo effettivo globale (TAEG) nelle operazioni di credito al consumo deve essere utilizzato un esempio tipico solo se non sia possibile avvalersi di altre modalità. L’esempio tipico dovrà essere usato anche negli annunci pubblicitari riguardanti il credito al consumo. Ecco uno degli esempi fatti dal Dipartimento del Tesoro.
CALCOLO DEL TAEG SULLA BASE DEL CALENDARIO
[1 anno=365 giorni (o 366 per gli anni bisestili)]
Il credito è S=1000 euro
Esso è rimborsato con una sola rata di 1200 euro pagata il 1° luglio dell’anno dopo, ossia 1 anno e ½ o 546 giorni (365+181) dopo la data del prestito.


.                                         1.200
L’equazione diventa: 1000= ---------------
.                                       (l+i) 546/365

ossia:
(l+i) 546/365= 1,2
l+i= 1,1296204
i= 0,1296204
Questo importo è arrotondato al 12,96% (TAEG).
Il calcolo può sembrare ostico, ma è così. In ogni caso, il prestito conviene chiederlo in banca. Non è un’opinione, è matematica. Ogni tre mesi, il Dipartimento del Tesoro rileva i TAEG medi praticati da banche e società finanziarie per tutte le operazioni, tra cui, appunto, i prestiti. I TAEG delle banche sono sempre più bassi di quelli delle società finanziarie (vedere tabella) e servono per vedere se vengono praticati tassi usurari, che sono quelli superiori del 50% a quelli medi. Fra l’altro, va ricordato che il maggiore responsabile dell’usura è il “Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia”, ovvero il decreto legislativo n. 385/1993. Contiene una disposizione che obbliga le banche e le società finanziarie a comunicare a un cervellone centrale i nomi dei cattivi pagatori. Tra questi rientrano tutti coloro che, dopo aver ottenuto un prestito, non hanno pagato qualche rata o l’hanno pagata con ritardo. Finiscono così sulla lavagna dei “cattivi” e quando hanno bisogno di un altro prestito gli viene negato perchè qualsiasi banca o finanziaria può collegarsi con il cervellone (ma ce ne sono anche altri) e verificare se il nome compare tra i cattivi pagatori. E’ chiaro che, poi, queste persone non hanno alternative e devono rivolgersi agli usurai, anche se per distrazione hanno semplicemente ritardato un pagamento.

Fonte: Unione Nazionale Consumatori
Risparmiare l'acqua <Torna al menù>

RISPARMIARE ACQUA

 

L'acqua potabile è un bene fondamentale per la vita ma anche scarsa in molte parti del mondo. Impariamo a rispettarla ed a risparmiarla. Da un lato economico, sprecare acqua è anche un costo da sostenere. Pertanto laddove non arriva la morale speriamo almeno arrivi la logica del portafoglio. Vediamo come ridurre gli sprechi di acqua quotidiani:

L'uso dei miscelatori d'aria nei rubinetti e nelle docce riduce il consumo d'acqua senza modificare le proprie abitudini. Si tratta di una piccola aggiunta al proprio rubinetto in grado di miscelare l'acqua in uscita con l'aria. Chi usa il getto d'acqua non percepisce alcuna differenza ma il consumo complessivo d'acqua è inferiore. Si arriva a risparmiare quasi la metà dell'acqua utilizzata. Esempio doccia con miscelatore d'aria.

Lo sciacquone del water consuma ad ogni getto circa 10 litri d'acqua. Non è però necessario utilizzare sempre questo getto. Per ridurlo è sufficiente porre nella cassetta una bottiglia di plastica da un litro piena d'acqua, priva di etichetta ed ermeticamente chiusa con il tappo, oppure far installare un sistema con doppio pulsante di scarico o regolare il galleggiante dello sciacquone compatibilmente ad una capacità minore di acqua.

L'acqua piovana può essere raccolta e incanalata

Le piante del terrazzo

Quando si nota una fontanella pubblica sgorgare continuamente acqua potabile inutilmente è consigliabile chiedere al proprio Comune di far inserire una manopola per aprire e chiudere il getto a richiesta. Nel caso di fontane pubbliche con acqua non potabile e solo per fini estetici, verificate che la fontana usi il sistema a ricircolo, ossia utilizzi sempre la stessa acqua.

Fate periodici controlli sullo stato dell'impianto idrico di casa

Preferire la doccia al bagno.

Lavarsi i denti in modo ecologico.

La rasatura ecologica.

Per lavare le stoviglie

Per lavarsi le mani

Chiudere il rubinetto mentre ci si insapona.

si può risparmiare acqua anche chiudendo il rubinetto mentre ci si massaggia la cute durante lo shampoo e durante il tempo che serve per il balsamo (uno o due minuti). Sono parecchi litri d'acqua se si pensa alla pressione del rubinetto della vasca, e non cambia assolutamente nulla. (suggerimento proposto da Mchiara)
è inutile tenere sempre aperto il getto d'acqua. Per una buona pulizia è soprattutto necessaria una buona perizia nell'insaponarsi le mani. Aprite il rubinetto una prima volta per bagnare le mani e il sapone, poi richiuderlo. Dopo aver insaponato le mani, per 1-2 minuti, riaprite il getto d'acqua solo per risciacquarle. Il risparmio d'acqua è assicurato, si tratta solo di modificare qualche piccola abitudine.
è consigliabile utilizzare una vaschetta dove porre le stoviglie per insaponarle e utilizzare un debole getto d'acqua soltanto alla fine per risciacquarle.
Evitare di lasciare il rubinetto aperto per pulire il rasoio e mentre ci si rade. Chiudete il tappo del lavabo e riempitelo d'acqua fino alla metà per utilizzarla nel risciacquo del rasoio di volta in volta. Si tratta semplicemente di modificare un'abitudine, per il resto nulla cambia alla qualità della rasatura e tantomeno al tempo necessario per radersi.
Un gesto quotidiano come lavarsi i denti può comportare enormi sprechi d'acqua nel lungo periodo a causa della pessima e inutile abitudine di lasciare sempre il getto dell'acqua aperto. E' sufficiente utilizzare il getto d'acqua soltanto due volte: (1)inizialmente sullo spazzolino e (2) successivamente per risciacquare lo spazzolino. Nell'atto di lavarsi i denti, almeno 2 minuti per una buona pulizia, è inutile lasciare il rubinetto aperto. Inoltre per risciaquare i denti utilizzate un bicchiere, è più comodo e consente un minore spreco d'acqua. In ogni caso, per una migliore pulizia dei denti è sempre consigliato risciacquare la bocca usando lo stesso spazzolino imbevuto d'acqua per rimuovere il dentifricio dai denti prima di provvedere al risciacquo finale della bocca con un bicchiere.
Per riempire una vasca sono necessari 100 litri d'acqua mentre per una doccia il consumo d'acqua è pari circa alla metà.
. E' sufficiente controllare il contatore dell'acqua nel momento in cui tutti i rubinetti sono chiusi. Se continua a girare è probabile che ci sia una perdita nell'impianto. Chiamate un idraulico prima che la perdita peggiori o danneggi le proprietà dei vostri vicini.
possono essere annaffiate anche tramite l'acqua già utilizzata per lavare la frutta e la verdura. E' sufficiente raccoglierla l'acqua in una bacinella nel lavabo ed utilizzarla dopo aver sciacquato la verdura.
dalla grondaia verso il proprio giardino o in cisterne di raccolta per consentire un utilizzo successivo. L'acqua piovana è gratuita, usarla con razionalità equivale a risparmiare l'acqua degli acquedotti e molti euro sulla bolletta.

RISPARMIARE ACQUA

 

L'acqua potabile è un bene fondamentale per la vita ma anche scarsa in molte parti del mondo. Impariamo a rispettarla ed a risparmiarla. Da un lato economico, sprecare acqua è anche un costo da sostenere. Pertanto laddove non arriva la morale speriamo almeno arrivi la logica del portafoglio. Vediamo come ridurre gli sprechi di acqua quotidiani:

L'uso dei miscelatori d'aria nei rubinetti e nelle docce riduce il consumo d'acqua senza modificare le proprie abitudini. Si tratta di una piccola aggiunta al proprio rubinetto in grado di miscelare l'acqua in uscita con l'aria. Chi usa il getto d'acqua non percepisce alcuna differenza ma il consumo complessivo d'acqua è inferiore. Si arriva a risparmiare quasi la metà dell'acqua utilizzata. Esempio doccia con miscelatore d'aria.

Lo sciacquone del water consuma ad ogni getto circa 10 litri d'acqua. Non è però necessario utilizzare sempre questo getto. Per ridurlo è sufficiente porre nella cassetta una bottiglia di plastica da un litro piena d'acqua, priva di etichetta ed ermeticamente chiusa con il tappo, oppure far installare un sistema con doppio pulsante di scarico o regolare il galleggiante dello sciacquone compatibilmente ad una capacità minore di acqua.

L'acqua piovana può essere raccolta e incanalata

Le piante del terrazzo

Quando si nota una fontanella pubblica sgorgare continuamente acqua potabile inutilmente è consigliabile chiedere al proprio Comune di far inserire una manopola per aprire e chiudere il getto a richiesta. Nel caso di fontane pubbliche con acqua non potabile e solo per fini estetici, verificate che la fontana usi il sistema a ricircolo, ossia utilizzi sempre la stessa acqua.

Fate periodici controlli sullo stato dell'impianto idrico di casa

Preferire la doccia al bagno.

Lavarsi i denti in modo ecologico.

La rasatura ecologica.

Per lavare le stoviglie

Per lavarsi le mani

Chiudere il rubinetto mentre ci si insapona.

si può risparmiare acqua anche chiudendo il rubinetto mentre ci si massaggia la cute durante lo shampoo e durante il tempo che serve per il balsamo (uno o due minuti). Sono parecchi litri d'acqua se si pensa alla pressione del rubinetto della vasca, e non cambia assolutamente nulla. (suggerimento proposto da Mchiara)
è inutile tenere sempre aperto il getto d'acqua. Per una buona pulizia è soprattutto necessaria una buona perizia nell'insaponarsi le mani. Aprite il rubinetto una prima volta per bagnare le mani e il sapone, poi richiuderlo. Dopo aver insaponato le mani, per 1-2 minuti, riaprite il getto d'acqua solo per risciacquarle. Il risparmio d'acqua è assicurato, si tratta solo di modificare qualche piccola abitudine.
è consigliabile utilizzare una vaschetta dove porre le stoviglie per insaponarle e utilizzare un debole getto d'acqua soltanto alla fine per risciacquarle.
Evitare di lasciare il rubinetto aperto per pulire il rasoio e mentre ci si rade. Chiudete il tappo del lavabo e riempitelo d'acqua fino alla metà per utilizzarla nel risciacquo del rasoio di volta in volta. Si tratta semplicemente di modificare un'abitudine, per il resto nulla cambia alla qualità della rasatura e tantomeno al tempo necessario per radersi.
Un gesto quotidiano come lavarsi i denti può comportare enormi sprechi d'acqua nel lungo periodo a causa della pessima e inutile abitudine di lasciare sempre il getto dell'acqua aperto. E' sufficiente utilizzare il getto d'acqua soltanto due volte: (1)inizialmente sullo spazzolino e (2) successivamente per risciacquare lo spazzolino. Nell'atto di lavarsi i denti, almeno 2 minuti per una buona pulizia, è inutile lasciare il rubinetto aperto. Inoltre per risciaquare i denti utilizzate un bicchiere, è più comodo e consente un minore spreco d'acqua. In ogni caso, per una migliore pulizia dei denti è sempre consigliato risciacquare la bocca usando lo stesso spazzolino imbevuto d'acqua per rimuovere il dentifricio dai denti prima di provvedere al risciacquo finale della bocca con un bicchiere.
Per riempire una vasca sono necessari 100 litri d'acqua mentre per una doccia il consumo d'acqua è pari circa alla metà.
. E' sufficiente controllare il contatore dell'acqua nel momento in cui tutti i rubinetti sono chiusi. Se continua a girare è probabile che ci sia una perdita nell'impianto. Chiamate un idraulico prima che la perdita peggiori o danneggi le proprietà dei vostri vicini.
possono essere annaffiate anche tramite l'acqua già utilizzata per lavare la frutta e la verdura. E' sufficiente raccoglierla l'acqua in una bacinella nel lavabo ed utilizzarla dopo aver sciacquato la verdura.
dalla grondaia verso il proprio giardino o in cisterne di raccolta per consentire un utilizzo successivo. L'acqua piovana è gratuita, usarla con razionalità equivale a risparmiare l'acqua degli acquedotti e molti euro sulla bolletta.

RISPARMIARE ACQUA

 

L'acqua potabile è un bene fondamentale per la vita ma anche scarsa in molte parti del mondo. Impariamo a rispettarla ed a risparmiarla. Da un lato economico, sprecare acqua è anche un costo da sostenere. Pertanto laddove non arriva la morale speriamo almeno arrivi la logica del portafoglio. Vediamo come ridurre gli sprechi di acqua quotidiani:

L'uso dei miscelatori d'aria nei rubinetti e nelle docce riduce il consumo d'acqua senza modificare le proprie abitudini. Si tratta di una piccola aggiunta al proprio rubinetto in grado di miscelare l'acqua in uscita con l'aria. Chi usa il getto d'acqua non percepisce alcuna differenza ma il consumo complessivo d'acqua è inferiore. Si arriva a risparmiare quasi la metà dell'acqua utilizzata. Esempio doccia con miscelatore d'aria.

Lo sciacquone del water consuma ad ogni getto circa 10 litri d'acqua. Non è però necessario utilizzare sempre questo getto. Per ridurlo è sufficiente porre nella cassetta una bottiglia di plastica da un litro piena d'acqua, priva di etichetta ed ermeticamente chiusa con il tappo, oppure far installare un sistema con doppio pulsante di scarico o regolare il galleggiante dello sciacquone compatibilmente ad una capacità minore di acqua.

L'acqua piovana può essere raccolta e incanalata

Le piante del terrazzo

Quando si nota una fontanella pubblica sgorgare continuamente acqua potabile inutilmente è consigliabile chiedere al proprio Comune di far inserire una manopola per aprire e chiudere il getto a richiesta. Nel caso di fontane pubbliche con acqua non potabile e solo per fini estetici, verificate che la fontana usi il sistema a ricircolo, ossia utilizzi sempre la stessa acqua.

Fate periodici controlli sullo stato dell'impianto idrico di casa

Preferire la doccia al bagno.

Lavarsi i denti in modo ecologico.

La rasatura ecologica.

Per lavare le stoviglie

Per lavarsi le mani

Chiudere il rubinetto mentre ci si insapona.

si può risparmiare acqua anche chiudendo il rubinetto mentre ci si massaggia la cute durante lo shampoo e durante il tempo che serve per il balsamo (uno o due minuti). Sono parecchi litri d'acqua se si pensa alla pressione del rubinetto della vasca, e non cambia assolutamente nulla. (suggerimento proposto da Mchiara)
è inutile tenere sempre aperto il getto d'acqua. Per una buona pulizia è soprattutto necessaria una buona perizia nell'insaponarsi le mani. Aprite il rubinetto una prima volta per bagnare le mani e il sapone, poi richiuderlo. Dopo aver insaponato le mani, per 1-2 minuti, riaprite il getto d'acqua solo per risciacquarle. Il risparmio d'acqua è assicurato, si tratta solo di modificare qualche piccola abitudine.
è consigliabile utilizzare una vaschetta dove porre le stoviglie per insaponarle e utilizzare un debole getto d'acqua soltanto alla fine per risciacquarle.
Evitare di lasciare il rubinetto aperto per pulire il rasoio e mentre ci si rade. Chiudete il tappo del lavabo e riempitelo d'acqua fino alla metà per utilizzarla nel risciacquo del rasoio di volta in volta. Si tratta semplicemente di modificare un'abitudine, per il resto nulla cambia alla qualità della rasatura e tantomeno al tempo necessario per radersi.
Un gesto quotidiano come lavarsi i denti può comportare enormi sprechi d'acqua nel lungo periodo a causa della pessima e inutile abitudine di lasciare sempre il getto dell'acqua aperto. E' sufficiente utilizzare il getto d'acqua soltanto due volte: (1)inizialmente sullo spazzolino e (2) successivamente per risciacquare lo spazzolino. Nell'atto di lavarsi i denti, almeno 2 minuti per una buona pulizia, è inutile lasciare il rubinetto aperto. Inoltre per risciaquare i denti utilizzate un bicchiere, è più comodo e consente un minore spreco d'acqua. In ogni caso, per una migliore pulizia dei denti è sempre consigliato risciacquare la bocca usando lo stesso spazzolino imbevuto d'acqua per rimuovere il dentifricio dai denti prima di provvedere al risciacquo finale della bocca con un bicchiere.
Per riempire una vasca sono necessari 100 litri d'acqua mentre per una doccia il consumo d'acqua è pari circa alla metà.
. E' sufficiente controllare il contatore dell'acqua nel momento in cui tutti i rubinetti sono chiusi. Se continua a girare è probabile che ci sia una perdita nell'impianto. Chiamate un idraulico prima che la perdita peggiori o danneggi le proprietà dei vostri vicini.
possono essere annaffiate anche tramite l'acqua già utilizzata per lavare la frutta e la verdura. E' sufficiente raccoglierla l'acqua in una bacinella nel lavabo ed utilizzarla dopo aver sciacquato la verdura.
dalla grondaia verso il proprio giardino o in cisterne di raccolta per consentire un utilizzo successivo. L'acqua piovana è gratuita, usarla con razionalità equivale a risparmiare l'acqua degli acquedotti e molti euro sulla bolletta.

 

Fonte: Ecoage
Risparmio energia lavatrice <Torna al menù>

RISPARMIARE ENERGIA LAVATRICE

 

Ecco alcuni consigli pratici per risparmiare soldi in bolletta utilizzando al meglio la propria lavatrice.

Evitare di eccedere le dosi di detersivo

Acquistare lavatrici a basso consumo energetico

Pulire il filtro

Risciacquo con acqua fredda.

Fare il bucato la sera o la notte.

Eliminate il prelavaggio.

Fare il bucato solo a pieno carico.

Far asciugare i panni sullo stendino.

Evitare il lavaggio a 90°

Verificate il calcare nell'acqua.

Quando l'acqua della rete idrica è molto dura è necessario utilizzare più detersivo e rischia di danneggiare i tessuti. L'acqua dolce (<15°) dimezza il consumo di detersivo ad ogni lavaggio. Per combattere il calcare sono in commercio apparecchi addolcitori a prezzi abbastanza contenuti o, in alternativa, aggiungere un pò di anticalcare ad ogni lavaggio.
quando è possibile. Le temperature elevate implicano un maggiore consumo di energia elettrica, inoltre aumentano il rischio di usura dei tessuti. Passare dai 90° ai 60° consente un risparmio immediato del 30% di energia elettrica. Separate i capi in base alla sporcizia riservando il lavaggio a 90° soltanto per la biancheria molto sporca.
L'asciugatura automatica pesa enormemente sui consumi di energia elettrica. Usate uno stendino al sole o nel bagno. In poche ore i vostri panni saranno comunque asciutti e la bolletta più bassa. Negli Usa potrebbero chiudere molte centrali nucleari se soltanto le persone tornassero a stendere i panni al sole.
Utilizzare la lavatrice per carichi parziali vi costerà di più e dovrete comunque effettuare più lavaggi ogni settimana. Meglio attendere che il cestino dei panni sporchi sia effettivamente pari ad un solo carico pieno della lavatrice.
Aumenta di un terzo i consumi di energia. E' consigliabile intervenire direttamente sullo sporco più ostico con prodotti antimacchia.
Nelle ore serali si riscontra una sovrapproduzione di energia elettrica, causata dalla chiusura delle attività industriali, in queste ore è pertanto più conveniente fare il bucato. Verificate la presenza delle doppie tariffe nella vostra zona presso la vostra società erogatrice di energia elettrica.
Quando possibile fissate il risciacquo con acqua fredda. L'acqua fredda o calda al momento del risciacquo non influisce sul grado di bianco del bucato.
aiuterà a tenere in efficienza la vostra lavatrice contenendo i consumi e la bolletta dell'elettricità.
. Verificate sempre il consumo energetico della lavatrice (da cui dipenderà la vostra bolletta) e la quantità d'acqua che utilizza. Un minore utilizzo di acqua implica una minore energia elettrica necessaria per riscaldarla ed una minore quantità di detersivo. Sono inoltre in commercio lavatrici a doppia presa, acqua fredda e calda, in grado di utilizzare l'acqua calda dello scaldabagno o dei pannelli solari termici senza doverla riscaldare nel boiler interno della lavatrice.
oltre quanto consigliato dalla casa costruttrice. Aumenta la vostra spesa al supermercato e il rischio di danni ai tessuti. Ha inoltre un forte impatto inquinante sull'ambiente.
Fonte: Ecoage
Se l’extra vergine è amaro è buono <Torna al menù>
Dal 1 ottobre 2008, ovvero in corrispondenza della raccolta delle olive, è possibile per il consumatore fare una scelta più consapevole dell’olio extra vergine d’oliva ovvero più corrispondente ai propri gusti. Dopo lunghe discussioni, il Regolamento CE n. 640/2008, applicabile dall’1/10/2008, ha definito gli attributi dell’extra vergine che si possono riportare in etichetta, che però sono facoltativi e devono passare al vaglio di un panel di otto-dodici esperti assaggiatori, più un capo-panel. 
Questi sono gli attributi positivi.
Fruttato: insieme delle sensazioni olfattive, dipendenti dalla varietà delle olive, caratteristiche dell’olio ottenuto da frutti sani e freschi, verdi o maturi, percepite per via diretta e/o retro nasale.
Fruttato verde: quando le sensazioni olfattive ricordano quelle dei frutti verdi, caratteristiche dell’olio ottenuto da frutti verdi.
Fruttato maturo: quando le sensazioni olfattive ricordano quelle dei frutti maturi, caratteristiche dell’olio ottenuto da frutti verdi e da frutti maturi.
Amaro: sapore elementare caratteristico dell’olio ottenuto da olive verdi o invaiate.
Piccante: sensazione tattile pungente caratteristica di oli prodotti all’inizio della campagna, principalmente da olive ancora verdi, che può essere percepita in tutta la cavità boccale, in particolare in gola.
Questi invece gli attributi negativi (che nessuno riporterà in etichetta).
Morchia: flavor caratteristico dell’olio ottenuto da olive ammassate o conservate in cattive condizioni, tali da aver sofferto un avanzato grado di fermentazione.
Muffa-umidità: flavor caratteristico dell’olio ottenuto da frutti nei quali si sono sviluppati abbondanti funghi e lieviti per essere rimasti ammassati per molti giorni e in ambienti umidi.
Avvinato-inacetito / Acido-agro: flavor caratteristico di alcuni oli che ricorda quello del vino o dell’aceto.
Metallico: flavor che ricorda il metallo. E’ caratteristico dell’olio mantenuto a lungo in contatto con superfici metalliche durante i procedimenti di macinatura, gramolatura, pressione o stoccaggio.
Rancido: flavor degli oli che hanno subito un processo ossidativo intenso.
Cotto o stracotto: flavor caratteristico dell’olio dovuto ad eccessivo e/o prolungato riscaldamento durante l’ottenimento.
Fieno-legno: flavor caratteristico di alcuni oli provenienti da olive secche.
Grossolano: sensazione orale/tattile densa e pastosa prodotta da alcuni oli vecchi.
Lubrificanti: flavor dell’olio che ricorda il gasolio, il grasso o l’olio minerale.
Salamoia: flavor dell’olio estratto da olive conservate in salamoia.
Terra: flavor dell’olio ottenuto da olive raccolte con terra o infangate e non lavate.
Verme: flavor dell’olio ottenuto da olive fortemente colpite da larve di mosca dell’olivo.
Gli attributi positivi possono essere accompagnati eventualmente dai termini “intenso”, “medio” e “leggero”.

Fonte: Unione Nazionale Consumatori
Surgelati o freschi? <Torna al menù>

Vegetali surgelati meglio di quelli freschi

Lo dice una ricerca inglese. L'esperto italiano: «È vero ma a fini nutrizionali sono sostanzialmente equivalenti»Vegetali surgelati meglio di quelli freschi

Lo dice una ricerca inglese. L'esperto italiano: «È vero ma a fini nutrizionali sono sostanzialmente equivalenti»MILANO -I vegetali congelati sono più freschi di quelle «freschi»? Pare di sì stando a uno studio dell'Institute of Food britannico , riportato dal Daily Telgraph. Secondo l'analisi gli ortaggi surgelati sarebbero più sani di quelli freschi, poiché capaci di contenere i nutrienti più a lungo. Lo studio rivela che prima che le verdure fresche arrivino sui nostri piatti possono passare fino a due settimane, nonostante le statistiche abbiano verificato che l'80% dei clienti nei supermercati britannici crede che le verdure del negozio siano in media «vecchie» di soltanto quattro giorni. Le verdure possono invece impiegare nove giorni solo per arrivare al supermercato, a cui vanno aggiunti come minimo altri quattro sugli scaffali. Se il consumatore temporeggia prima di servirli a tavola, nella peggiore delle ipotesi, possono passare un totale di sedici giorni dalla raccolta. In questo lasso di tempo, le ricerche hanno mostrato che, per esempio, i fagiolini possono perdere fino a 45% di sostanze nutritive, broccoli e cavolfiori il 25%, i piselli il 15% e le carote il 10%. Le verdure surgelate vengono normalmente congelate entro poco dal momento di raccolta, e per questo conservano più nutrimenti. Invece, sottolinea la nutrizionista a capo della ricerca, la dottoressa Sarah Schneker: «I principi nutrizionali degli ortaggi freschi incominciano a deteriorarsi dal primo minuto successivo loro alla raccolta. Ciò implica che nel momento in cui arrivano sulle nostre tavole, sono molto meno ricche di sostanze benefiche di quanto crediamo». «SOSTANZIALMENTE EQUIVALENTI»- «Il dato non soprende» commenta Andrea Ghiselli, ricercatore del'Inran (Istituto Ricerca Alimenti e Nutrizione) di Roma, « tant'è vero che alcuni studi condotti anni fa proprio nel nostro istituto arrivavano alle stesse conlusione, per le stesse ragioni ora puntualizzate dalla ricerca britannica». «Questo però non deve confondere le idee al consumatore, perchè se è vero che c'è una certa perdita di nutrienti come le vitamine negli ortaggi freschi rispetto s quelli congelati subito dopo la raccolta, è anche vero che il complessivo effetti benefico dei vegetali sulla nostra tavola rispetto ad altri alimenti dipende da una serie di fattori, come per esempio la presenza di fi bra e altro ancora» «Quindi -conclude l'esperto- ai fini nutrizionali la differenza è minima, e la scelta deve dipnedere essenzialmente da preferenza di gusto e da comodità nell'acquisto».«SURGELATI OTTIMI MA NON DEVONO STIMOLARE LA PIGRIZIA» - «È assurdo che ci sia ancora qualcuno che consideri i surgelati poco sicuri» precisa il professor Carlo Cannella, direttore dell'Inran, sul sito dell'Istituto. «Però anche loro un difetto ce l'hanno. E anche piuttosto insidioso. Ma cominciamo dall'inizio. Quando viene raffreddato rapidamente a temperature inferiori a -18°C, fin nelle parti più interne, l'alimento viene surgelato e qualsiasi processo di deterioramento si arresta. Struttura, sapore, aroma e proprietà nutritive restano identici. L'alimento quindi è assolutamente sicuro: nulla viene tolto e nulla viene aggiunto. Anzi, è sicuramente più sicuro di un alimento mal conservato, come gli avanzi che rimangono nel nostro frigorifero per giorni e giorni. Parliamo ovviamente dei prodotti industriali, non dei prodotti che congeliamo in casa. I surgelati ci fanno anche bene, perché ci permettono di seguire tutto l'anno una sana dieta mediterranea con verdure di ogni varietà, anche quando queste non sono di stagione. Basti pensare che i piselli freschi si trovano al mercato solo per una ventina di giorni all'anno. La stessa considerazione vale per il pesce, surgelato subito dopo la pesca in acque sicure e in molti casi pulito e mondato dalle spine, pronto per l'uso. Non solo. Gli alimenti surgelati rendono possibile un'alimentazione equilibrata anche quando non abbiamo il tempo per andare a fare la spesa, perché si conservano in freezer, e anche quando non abbiamo il tempo di pulire e/o mondare gli alimenti freschi. Insomma, consumati per arricchire i pasti di verdure, legumi e pesce se la stagione non è favorevole, o in caso di "emergenza", i surgelati sono ottimi. Tuttavia, proprio perché sono sempre disponibili e facili da usare, stimolano la nostra pigrizia, e rischiano di uccidere la fantasia e la tradizione in cucina. Non è un difetto da prendere sottogamba. L'industria del freddo fornisce prodotti di buona qualità, già belli e pronti, ma, proprio per questo, non facilmente personalizzabili. Anzi, sempre uguali. I piselli surgelati vanno benissimo, ma dove sono andati a finire - tanto per restare fra i legumi - tutte le varietà di fagioli bianchi, rossi, variegati, le lenticchie, le fave, i ceci, le cicerchie? La varietà è un pilastro della dieta mediterranea. Rischiamo così di pagare il risparmio di tempo e di fatica con l'omologazione alimentare, che tende a mortificare i gusti individuali e i sapori della tradizione familiare o locale. I surgelati ci hanno "viziato" e hanno aperto la strada di un compromesso facile fra cibo sano e tempi ristretti, che, a lungo andare, può facilmente portare a mancanza di inventiva e di passione per la gastronomia. Oggi, addirittura, si trovano ovunque i preparati per il soffritto con cipolla, sedano e carote, perché non si vogliono sprecare nemmeno più due minuti a tagliuzzare gli odori. Mangiare, infatti, è molto di più che semplice mandar giù del cibo. Inizia al momento della scelta, prosegue con la preparazione, si personalizza con le mille variazioni personali, si esalta nel consumo conviviale. Io allora consiglierei, almeno il sabato, di andare al mercato, acquistare una decina di verdure fresche diverse, e, tornati a casa, preparare un bel minestrone alla vecchia maniera. Il risultato in termini di gusto potrà anche essere simile, ma quel pizzico di sapore in più che garantisce la fatica al tagliere e ai fornelli non si trova in nessuna busta apri e chiudi. Ed è il modo migliore per far conoscere gli alimenti e la cucina ai nostri figli e trasmettere loro, insieme alle tradizioni, l'educazione alimentare».

Fonte: Corriere della Sera
Verdura di stagione: il cavolo <Torna al menù>

Che cavolo cucino oggi? Le ricette 'povere'

Porta in tavola il protagonista della cucina contadina
Un vero toccasana: contiene vitamina C, potassio, sostanze antiossidanti e antitumorali. E' anche ricco di fibre e a basso contenuto calorico, dà senso di sazietà e abbonda di gusto. Ideale per la dieta, ma anche per mantenersi in salute. Ci aveva visto giusto la saggezza contadina , che lo aveva eletto protagonista in tavola. Ma il cavolo sta vivendo una renaissance: è passato dalla cucina povera alle mani degli chef, che sanno sfruttare al massimo le sue proprietà organolettiche. Guardano alle ricette della tradizione, ma le reinterpretano, regalando al cavolo, in tutte le sue forme, una nuova vita.

UN MONDO DEL CAVOLO
Si fa presto a dire "cavolo!": se ne contano un sacco di varietà (forme strane e bitorzolute, con vari colori e sfumature di odore) che si differenziano anche in base alla parte da cucinare, cioè le foglie o le infiorescenze. Il cavolo è una verdura invernale e tra i suoi vantaggi ci sono l'essere "low cost" e la sua resistenza in frigorifero.
Non conosce confini: dalla Toscana, dove il cavolo nero viene usato nella
ribollita, a Napoli, dove è l'ingrediente principe della natalizia insalata di rinforzo, di fritture varie e della pasta e cavolfiore. Nella cucina piemontese e lombarda, è la verza a farla da padrone, rispettivamente nei Caponet (gli involtini di verza ripieni di carne di maiale, avanzi vari e speck) e nella cassoeula. Mentre i broccoletti spopolano nella cucina tipica romana, ripassati in padella, con un soffritto di aglio, olio e peperoncino. Per non parlare delle cime di rapa, apoteosi della tavola pugliese.

Ecco come orientarsi:

Cavolfiore
E' chiamato anche cimone e può essere bianco, color crema o violaceo. Viene utilizzato per preparare primi piatti di pasta e minestre o come contorno, in frittelline o purea. Ottimo per essere conservato sott'olio o sott'aceto.


Cavolo broccolo
Il cavolo broccolo e il cavolo broccolo ramoso (entrambi chiamati broccoli) sono caratterizzati da infiorescenze ancora immature. Il cavolo broccolo ha un fusto corto e infiorescenze di colore verde intenso. Il cavolo broccolo ramoso è simile al cavolfiore, si differenzia per il colore verde azzurro delle sue teste e per i piccoli germogli laterali chiamati broccoletti.
Broccoletti sono anche quelli delle cime di rapa. Si preparano bolliti o al vapore, oppure saltati in padella con olio e aglio.

Cavolo cappuccio
Le sue foglie lisce raggruppate in un ceppo compatto, di colore variabile (bianco, rosso, verde, viola), sono molto croccanti e possono essere mangiate crude o cotte. E' usato, nella sua versione bianca, per la preparazione dei crauti, dopo opportuna cottura e fermentazione.

Cavolo verza
Ha foglie di colore verde, grinzose, che contengono una sostanza protettiva e anti-lesioni dello stomaco. Ottimo per preparare minestre e zuppe, viene spesso abbinato alle carni, come nel caso del brasato e della cassoeula lombarda.

Cavolini di Bruxelles
I cavoletti contengono una grande quantità di vitamina E. Vanno bolliti o cucinati al vapore, per poi insaporirli con il burro fuso e una grattugiata di Parmigiano. Sono caratterizzati da un certo gusto amaro che li fa sposare bene con con cibi dolci come castagne, ceci e salse di frutta.

Cavolo cinese
Le sue foglie ricce di colore bianco o verde pallido si possono mangiare crude o, ancor meglio, saltate in padella insieme ad altre verdure. Nella cucina cinese vengono usate per la preparazione dei famosissimi involtini primavera.

Fonte: Corriere della sera
Video amatoriali: cosa usare? <Torna al menù>

Basta il cellulare per fare un video? O serve per forza una videocamera? E la macchina fotografica come si comporta? Qual è il dispositivo migliore per riprendere una scena da mettere subito su Youtube, o da guardare immediatamente con gli amici su un pc portatile? Esistono videocamere piccole e tascabili pensate proprio per questo scopo. Le abbiamo confrontate con le videocamere normali, con i cellulari e le fotocamere.

Videocamere tascabili
Le videocamere tascabili sono poco costose e pratiche da usare. Possono andare bene per fare video da caricare in rete o da guardare al computer. Ma non sono gli unici dispositivi che fanno riprese video. Noi li abbiamo messi tutti a confronto per vedere qual è lo strumento migliore in termini di qualità dell'immagine.

Le alternative
Anche le normali videocamere, ad alta definizione e no, svolgono egregiamente questo compito. Anzi, offrono di certo una migliore qualità di immagine (soprattutto quelle ad alta definizione) se si guardano le riprese su un televisore; se però il vostro scopo è mettere i filmati online o comunque fruirli su un computer, le differenze si assottigliano fino a quasi annullarsi. Molti modelli di smartphone e cellulari, poi, hanno oramai videocamere e fotocamere incorporate dotate di obbiettivi con una discreta risoluzione. La quasi totalità delle macchine fotografiche digitali in commercio offre poi la possibilità di registrare filmati, e anche un semplice lettore mp3, come l'iPod Nano, è in grado di registrare brevi video pronti per essere messi online.

Concorrenti a confronto
Nel grafico, abbiamo messo a confronto (esclusivamente per quanto riguarda la qualità d'immagine vista su un monitor da pc) la videocamera tascabile Migliore del Test e alcuni tra i possibili concorrenti. Nello specifico, oltre al già citato iPod Nano, abbiamo scelto le migliori videocamere tradizionali (in HD e a definizione standard) dei nostri test; ma anche i tre migliori modelli di fotocamere digitali (una reflex, una semiprofessionale e una compatta); infine tre particolari smartphone con fotocamera incorporata: il Nokia 5530 (che rappresenta un modello venduto a prezzi simili a quelli delle videocamere tascabili), il Samsung I8910 (l'unico che registra in HD) e l'immancabile iPhone.

Video a confronto. Quale tipo di apparecchio possiamo usare per girare un video? Confronto fra i migliori modelli di ciascuna tipologia

Fonte: altroconsumo
Volo cancellato? Il numero verde per sapere come ottenere il rimborso <Torna al menù>

Torna di attualità il problema dei voli aerei cancellati a causa della nube di cenere. Alcune compagnie sostengono che il rimborso del biglietto non è dovuto quando intervengono "circostanze eccezionali". Il regolamento europeo n.261/04 invece parla chiaro: il viaggiatore ha comunque diritto a rimborso e assistenza. Chiama il  numero verde 800 088 264 per sapere cosa fare per ottenerli.

La  consulenza giuridica altroconsumo
Le autorità aeroportuali hanno cancellato negli ultimi giorni moltissimi voli; la colpa non è certo di nessuno, ma la scarsa informazione data ai viaggiatori e le indicazioni spesso lacunose o fuorvianti fornite da compagnie aeree e tour operator vogliono far credere che chi ha un biglietto in mano ma il suo volo non parte deve rassegnarsi a perdere i soldi.
Conserva con cura il biglietto aereo, il nostro servizio di consulenza giuridica ti spiegherà quali sono i tuoi diritti e come fare per ottenere il rimborso. Basta chiamare il numero verde 800 088 264  dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17, ti risponderà uno dei nostri esperti.

C'è comunque il rimborso
Per i voli cancellati, la Carta dei diritti del passeggero, anche nel caso di avverse condizioni meteorologiche determinate da circostanze eccezionali conclamate (come è proprio il caso dei questa nube di cenere), prevede che il passeggero possa scegliere tra:

  • il rimborso del prezzo del biglietto, oppure
  • l'imbarco su un volo alternativo il prima possibile o in una data successiva più conveniente per il passeggero

Prevista anche l'assistenza
Va ricordato che il viaggiatore ha inoltre diritto all'assistenza. Ovvero:

  • pasti e bevande in relazione alla durata dell'attesa
  • adeguata sistemazione in albergo, nel caso in cui siano necessari uno o più pernottamenti
  • trasferimento dall'aeroporto al luogo di sistemazione e viceversa
  • due chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o posta elettronica

In questo caso specifico, non sono previsti invece indennizzi monetari (ovvero non si possono chiedere risarcimenti per il disagio) in quanto la cancellazione del volo è determinata appunto da cause eccezionali.

E in caso di pacchetto turistico?
Anche in questo caso il consumatore ha diritto al totale rimborso di quanto versato o a un pacchetto di qualità equivalente senza dover aggiungere altri soldi. Il nostro servizio di consulenza giuridica ti spiegherà quali sono i tuoi diritti e come fare per ottenere il rimborso.

Fonte: altroconsumo

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