STORIA

Storia di Foiano della Chiana,
a cura di Mario Senesi
storico locale e della Valdichiana

VISTA COMPLETA STORIA   (vista per voce)
Stemma di Foiano della Chiana
Origine del nome
Piccola cronistoria di Foiano (dalle origini al 1946)
    dal periodo etrusco-romano al 799
    dal 800 al 1499
    dal 1500 al 1599
    dal 1600 al 1799
    dal 1800 al 1859
    dal 1860 al 1879
    dal 1880 al 1899
    dal 1900 al 1919
    dal 1920 al 1939
    dal 1940 al 1946
L'assedio di Foiano del 1452
    Introduzione
    Gli avvenimenti che portarono all'assedio di Foiano
    L’assedio del castello di Foiano
    Capitoli della resa di Foiano
    Riconquista del castello di Foiano
La Battaglia di Scannagallo
    Ritorno dei Medici a Firenze
    La guerra di Siena (1552-1559)
    Controffensiva medicea
    La battaglia
    Dopo Scannagallo
    La Battaglia di Scannagallo rappresentata nel celebre affresco del Vasari
L'Organo della Collegiata del Seriacopi (1853–1858)
    Perizia del Seriacopi sull'Organo della Collegiata
    Il nuovo Organo della Collegiata di San Martino di Fojano
    Le relazioni di quattro esperti
    Il carteggio che seguì la costruzione dell'organo
Chiese, edifici religiosi
    Chiesa di S. Francesco ed ex Convento - Foiano della Chiana -
    Insigne Collegiata di S. Martino - Foiano della Chiana -
    Chiesa di Santa Maria della Fraternita - Foiano della Chiana -
    Chiesa della SS. Trinità - Foiano della Chiana -
    Chiesa di San Michele Arcangelo - Foiano della Chiana -
    Ex Chiesa di S. Stefano Protomartire - Foiano della Chiana -
    Tempio Sacrario di S. Stefano alla Vittoria - Pozzo della Chiana -
    Cripta di villa Merelli - Pozzo della Chiana
    Chiesa di San Biagio - Pozzo della Chiana
    Oratorio del SS. Sacramento - Pozzo della Chiana -
    Oratorio del SS. Crocefisso - Loc. Ponte a Ramo Foiano della Chiana -
    Oratorio di S. Lorenzo o S. Luce - Loc. Santa Luce, Foiano della Chiana -
    Chiesa della Madonna delle Grazie - Loc. Renzino, Foiano della Chiana -
    Commonwealth War Cemetery - Loc. Renzino, Foiano della Chiana -
    Chiesa di S. Maria della Pace - Loc. La Pace, Foiano della Chiana -
    Oratorio della Madonna delle Grazie - Loc. Porto a Brolio, Foiano della Chiana -
    Oratorio delle Anime del Purgatorio - Loc. Cimitero, Foiano della Chiana -
    Chiesa della Madonna del Carmine - Loc. Carmine, Foiano della Chiana -
    Oratorio della Madonna delle Querce - Loc. Querce, Foiano della Chiana -
Gli archivi storici di Foiano
La Cisternella
101) Stemma di Foiano della Chiana <Torna al menù>

Nel 1452 il castello di Foiano subì un attacco dell’esercito del re di Napoli Alfonso d’Aragona, guidato dal figlio Ferdinando duca di Calabria, diretto verso Firenze. I foianesi resistettero all’attacco per ben 43 giorni, dando così modo alla Repubblica Fiorentina di armarsi per poi successivamente far fronte al nemico. I foianesi quando si arresero ebbero l’onore delle armi. Dopo un anno di dominazione napoletana il castello di Foiano ritornò fiorentino, ma completamente distrutto (Da Campus Fugianus a Foiano della Chiana -  M. Senesi, 1998).

A seguito del valore dimostrato dai foianesi durante l’assedio e per i successivi danni ricevuti, oltre all’esenzione dei tributi per molti anni, la Repubblica Fiorentina quale riconoscimento perenne verso i fedeli foianesi, da quel momento permette alla Comunità di Foiano, di fregiarsi nel proprio gonfalone del medesimo stemma di Firenze, con varianti di colori, il giallo-arancio in campo  rosso-carminio ed inoltre fu permesso ai terrazzani di Foiano di fregiarsi del titolo di nobiles viri.

In precedenza sembra che la Comunità di Foiano avesse come stemma un bue dorato, in mezzo ad un prato verde, tra due cipressi, sotto una falce di luna d’argento su sfondo azzurro (un paese toscano. Foiano della Chiana- F.Palmerini-1964).

Oggi un Giglio con i colori oro e rosso.

Evoluzione dello stemma

102) Origine del nome <Torna al menù>

L’origine del toponimo Foiano è sconosciuta, comunque fin dal 843 tale località è menzionata come Campus Fugianus (A. Fatucchi, 1993).

Il 30 agosto 1862 il Consiglio comunale di Fojano chiede alla Suprema Autorità del Regno di essere autorizzata d’aggiungere all’attuale denominazione di Comunità di Fojano, l’epiteto della Chiana, traendolo dal fiume sottostante, percorrente la Provincia della Val di Chiana, che dal Callone di Montepulciano si scarica nell’Arno, tra la Chiusa di Monte ed il Ponte Buriano.

Dal 13 novembre 1862 con Decreto Reale firmato da Vittorio Emanuele II e da U. Rattazzi, viene autorizzato il Comune di Fojano ad assumere la denominazione di Fojano della Chiana, che negli anni successivi l’attuale denominazione è divenuta FOIANO della CHIANA.  (Foiano della Chiana, un paese nel Regno d’Italia (1860-1946) - M. Senesi,  2005).

Sulla nascita della comunità di Foiano non è possibile stabilire una data, sia pure approssimativa, ma comunque possiamo affermare che è antichissima.
Nel 1613 il medico foianese Niccolò Mannozzi, scrisse un piccolo trattato dal titolo Apologia, o vero difesa dell’aria di Foiano, nel quale tra le altre cose afferma che: (……) la nascita di Foiano risaliva ad epoca remota, asserendo che Noè, assunto il nome di Giano, e giunto alla foce del Tevere, lo avrebbe risalito fino a giunger attraverso il Paglia, nella bellissima valle del Clanis. Qui, Noè-Giano rimase colpito alla vista di un colle tanto ameno, tanto vago et tanto lieto, che fece pensiero di lasciar quivi memoria del suo felice et glorioso nome , chiamandolo Flos Jani ……… cioè Fiore di Giano.

Comunque da nostre ricerche abbiamo trovato Foiano menzionato con molti altri toponimi, quali: Curtes Fugianus, Castro Veteri, Furius, Fluvianum, Fluviani, Favianum, Fiorani, Floriani, Foiani, Foyanum, Fogiano, Fogliano, Folianum, Fugiano, Florano, Floriano, Fojano.

200) Piccola cronistoria di Foiano (dalle origini al 1946) <Torna al menù>
Con infinito amore per la mia terra ho ripercorso le antiche strade, visitato le chiese, visionati testi di memorie antiche, per scoprire, riportare alla luce notizie utili per depositarle quale eredità storica, culturale e artistica, nelle mani di coloro che verranno dopo di noi.
Mario Senesi


Il Repetti nel suo dizionario Fisico-Storico della Toscana del 1835, definì Foiano terra cospicua e ben fabbricata. 

Foiano, antico castello medioevale, è adagiato su di una dolce collina tufacea e la sua antropizzazione non si può stabilire con esattezza. Al tempo degli Etruschi, sicuramente era già un insediamento di una certa entità, cosa avvalorata dal ritrovamento di oltre settanta tombe di fronte alla chiesa di S. Francesco, da parte degli scavatori Giuseppe Cappannelli  di Cortona e Giacomo Tempora di Bettolle, cosa attestata dall’archeologo tedesco Walter Helbig nel 1879. Sempre nel medesimo luogo il Gamurrini nel 1899, durante la costruzione del viale Umberto I° trovò altre tombe; pertanto si può affermare che la collina su cui è adagiato Foiano è abitata da oltre 2.500 anni (Foiano in età etrusca e romana - P. Giulierini, 2002)

La Val di Chiana ai piedi della collina di Foiano nell’antichità era ubertosa, ricca di boschi e di selvaggina, non ancora impaludata, era percorsa da un pigro fiume, il Clanis, che nasceva a nord dall’Arno e che portava le proprie acque nel Tevere, vicino ad Orvieto. (V.Fossombroni, 1789).

A seguito di variazioni idrogeologiche, la valle iniziò ad impaludarsi fin dal VIII-IX secolo d.C., finché la collina di Foiano rimase contornata dalle acque su tre lati.

Foiano rimase in testa ad una penisola, unita al territorio circostante da una sola strada, quella proveniente da Bettolle - Sinalunga, che conduceva verso la Villa del Pozzo, Marciano, Lucignano e Monte S. Savino.

Fin dal XIV secolo si sentì il bisogno di liberare la valle dall’enorme padule formatosi; i primi lavori furono fatti dalla Repubblica fiorentina nel XIV secolo; sospesi per molti anni, furono  ripresi dalla Famiglia Medici alla fine del XVI secolo, quando avuti in proprietà i terreni impaludati dai Comuni, dette inizio in modo razionale e pianificato alla colossale opera di bonifica della Val di Chiana.
Il compimento delle opere di bonifica è avvenuto nei primi anni del XIX secolo.

La Val di Chiana territorio centrale dell’Italia, che ha in Foiano il suo baricentro, luogo che per la sua posizione di grande importanza strategica per i collegamenti sin dai tempi degli etruschi e poi dei romani.
Il trasporto delle merci fin quasi alla fine del secolo XVIII, avvenne quasi esclusivamente per via d’acqua. 

Dai secoli XI-XII il Castello di Foiano quale feudo del Comune d’Arezzo, fu avamposto a guardia del territorio circostante, fino alla seconda metà del ‘300.
Successivamente, nel 1383 passò sotto la Repubblica Fiorentina fino alla prima metà del ‘500 e successivamente del Granducato di Toscana, rimanendovi quale fedele Comunità fino al 1860, quando,  come tutta la Toscana , entrò  a far parte dell’Italia unita..
200.05) dal periodo etrusco-romano al 799 <Torna al menù>

Nell'antichità la Val di Chiana offriva un quadro ambientale di notevole rilievo, ben diverso da quello attuale; era un territorio coperto da boschi secolari, ricco di selvaggina, con un buon clima in tutto l'arco dell'anno, terreni fertili, quindi adatti ad una buona agricoltura e ricca d'acqua, perché attraversata dal lento e sinuoso corso del Clanis o Chiana o ramo Teverino dell'Arno.

Tutte queste caratteristiche fecero della Val di Chiana una terra abitata fin dai tempi più remoti; fu area di transito importantissima e il fiume Clanis anticamente fungeva da comoda via fluviale per il trasporto delle merci, fra il Nord e il Sud della valle, da potersi definire asse portante dei traffici nell'antichità, insieme a molti altri percorsi terrestri.

Oltre alla via fluviale, che riteniamo la più importante, un percorso seguiva la linea Pedemontana ad Est della valle, grosso modo dove passa l'attuale S.S. Umbro-Casentinese, nel tratto che va dal lago Trasimeno fino ad Arezzo (nell'epoca romana divenne la Clodia), e ciò viene attestato dai ritrovamenti di grandi tombe etrusche ai piedi del colle di Cortona, dai recentissimi scavi di Castiglion Fiorentino e dai bronzetti di Mezzavia e Montecchio.

Un altro percorso, seguiva pressappoco il Clanis e questo si pensa che sia stato il più antico (in epoca romana la Cassia Vetus), ipotesi confermata dal ritrovamento di reperti d'età arcaica, rinvenuti in varie epoche a Bettolle, Foiano, Marciano e Brolio.

Nel VII e VI sec. a.C., notevoli emigrazioni portarono alla formazione dei grandi poli urbani etruschi, quali Chiusi, Cortona, Castiglion F.no e Arezzo, alla cui formazione e successiva prosperità furono sicuramente importanti i percorsi sopra menzionati. II percorso del Clanis o Chiana, è stato asse portante per l'economia della valle per oltre venti secoli, fino a quando non furono iniziati i grandi lavori stradali in Val di Chiana, per volontà dei Lorena (1737).
Gli abitanti della valle nell'antichità, quando il Clanis era navigabile, attraverso i fiumi Paglia e Tevere, giungevano a Roma e potevano proseguire fino al mar Tirreno, per rapportarsi con tutte le altre civiltà mediterranee.

Nel 390 a.C., i Celti o Galli Senoni, sotto il comando del loro capo Brenno, assediata Chiusi, si scontrano con i Romani, accorsi in aiuto della città etrusca. Lo scontro avviene il 18 Luglio del medesimo anno, presso il fiume Allia, affluente di sinistra del Tevere, dove i romani sconfitti, permettono a Brenno di proseguire per Roma. I Celti vittoriosi, penetrano in Roma, la mettono a sacco e pretendono un grosso pagamento, 1.000 libbre d'oro, oltre al peso della spada che Brenno getta nella bilancia al momento della pesatura del metallo, gridando vae victis.
Lo storico greco Dionigi d'Alicarnasso (60-7a.C.), nella sua Storia antica di Roma, ricordando l'episodio sopra descritto, ci parla anche della valle del Clanis e la descrive come una regione fertile, dove oltre la coltivazione del grano, ve ne sono altre di pregio, come l'olivo e la vite, tuttavia scarsamente abitata.

Nel III sec. a.C., i romani completano la conquista delle città etrusche con i relativi territori e la valle del Clanis diviene una provincia romana, dove i conquistatori trovano usi e costumi diversi dai loro. Gli Etruschi, sono molto più evoluti dei romani essendo più ricchi, perciò si possono permettere molte più cose, come avere un gran numero di schiavi o servitori vestiti con lusso, che ai conquistatori sembra cosa molto disdicevole.
Secondo vari autori, da questa classe subalterna formata da schiavi, che si trova quasi esclusivamente nelle città, e che non è sprovveduta culturalmente, partono le prime rivolte contro i Romani, le quali portano ad una successiva diversa distribuzione della popolazione nelle campagne. A seguito di ciò, si formano dei piccoli centri urbani secondari, forse fattorie o aziende agricole, nelle quali si stabiliscono lavoratori liberi o ex schiavi, i quali formano quella popolazione campestre che dette inizio a produzioni agricole di tipo intensivo.
Da iscrizioni funerarie rinvenute su tombe etrusche in Val di Chiana, risalenti al II sec. a.C., si apprende dell'esistenza di una classe di nuovi liberi, impegnati nella conduzione di piccole e medie aziende agricole, pertanto si può affermare che esiste già un regime di colonia agricola, quasi un'anticipazione della tradizionale mezzadria toscana.

Nel 217 a.C., Annibale (246-183 a.C.), figlio del capo di Cartagine Amilcare Barca (290 ca.-229), durante la seconda guerra punica (218-202 a.C.), anziché attendere i romani sulle coste africane, parte dalle città cartaginesi a sud della Spagna, valica i Pirenei e poi le Alpi e dopo aver varcato anche l'Appennino giunge in Val di Chiana, a capo d'un esercito di circa 30.000 uomini, oltre ad una quarantina d'elefanti. Giunto all'altezza d'Arezzo, Annibale la sorpassa senza attaccarla, prosegue verso il lago Trasimeno, dove attende l'esercito romano guidato dal console Gaio Flaminio Nepote, gli tende un'imboscata, dove i romani cadono a migliaia, compreso il loro comandante, tanto che per questa battaglia non si parla di sconfitta, ma di disastro.

Nel 91 a.C., il tribuno romano Livio Druso (130 ca.-91a.C.) fa ripristinare le Leggi agrarie dei Gracchi, in precedenza sostituite da Leggi proposte da Saturnino. In questo medesimo anno Livio Druso muore misteriosamente ed il fatto fa scoppiare quella che e passata alla storia come guerra sociale (91-89 a.C.). Queste ex leggi agrarie dei Gracchi, sono chiamate anche Leggi di Druso, le quali portano ad un nuovo ordinamento fondiario, che prevede l'accorpamento dei piccoli e medi fondi agricoli, mettendo cosi in crisi l'intero sistema produttivo esistente in Etruria e quindi in Val di Chiana.
All'epoca tra gli Etruschi, la terra è divisa per piccoli appezzamenti, perciò i coloni e mezzadri, di fronte a queste novità fondiarie si ribellano, anche se inutilmente, con il risultato che, le leggi di Druso portano ad uno spopolamento delle campagne.

Nell'anno 15 d.C., lo narra C. Tacito (55-120 d.C.), storico latino, il Senato romano prende in esame l'eventualità di invertire il corso del Clanis; far gettare le sue acque nell'Arno, anziché nel Tevere, al fine di eliminare in caso di piene, inondazioni di vaste zone alla periferia di Roma, che oltre a causare grossi danni, sono fonte d'enormi disagi per la popolazione. In Senato, a tale ipotesi si oppone Gneo Calpurnio Pisone, il quale ottiene di lasciare le cose inalterate, in modo che il Clanis non sia rimosso dal suo alveo; pertanto, parlando d'alveo, il Clanis o Chiana all'epoca è considerato un fiume e non una palude, come diverrà in seguito.

Sulla data dell'impaludamento, i vari autori sono discordi, in ogni modo come gia detto, da parte nostra seguiremo le conclusioni cui giunse Vittorio Fossombroni, dalle quali si apprende che l'impaludamento della Val di Chiana ha inizio nel V-VI sec. d.C., a seguito del lento interramento del lago d'Arezzo, da cui ebbe inizio la lenta erosione della soglia di Monte, dovuta alla maggior massa d'acqua che passava sopra la medesima. Si evince da quanto detto dal Fossombroni che, in un sistema idraulico, la variazione di un fattore, provoca anche quella di tutti gli altri. Pertanto, il progressivo aumento della portata d'acqua innesca l'inizio dell'erosione della soglia, con conseguente abbassamento del letto del fiume, fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio idrogeologico del fiume Arno. Sicuramente, quest'equilibrio fu raggiunto prima del 1277, anno in cui gli aretini sotto il vescovo-conte Guglielmino degli Ubertini, costruiscono uno degli esempi più espressivi dell'architettura medioevale, quale è Ponte a Buriano.

Nell'Alto Medioevo la Val di Chiana divenne un acquitrino malarico, facendo attestare le popolazioni in piccoli insediamenti collinari come Foiano, Marciano e Monte S. Savino, lungo un altro percorso collinare (in epoca romana la Cassia Adrianea o un suo diverticolo). Certo le collinette nelle immediate vicinanze dall'acquitrino, che si elevano dal piano della valle (250 m.) di 50-60 metri erano largamente coperte di boschi (Marciano 320 m. e Foiano 318 m.). Questo territorio che si elevava sulla valle paludosa nell'XI sec. era il cuore utile della Val di Chiana aretina.

Nel Vl sec. d.C. iniziano le invasioni barbariche in Italia, coinvolgendo anche la nostra valle per circa quattro secoli.

Anno 410; i Visigoti o Goti dell'Ovest, d'origine germanica, scendono in Italia, arrivano fino a Roma e dopo averla assediata, la conquistano per fame. II loro capo Alarico (370-410), dopo essere entrato in città la fa saccheggiare e distruggere in buona parte dai propri guerrieri, risparmiando però le chiese degli apostoli Pietro e Paolo.

Anno 476; Odoacre (434-493), capo degli Eruli, popolo d'origine germanica, dopo essere disceso in Italia, sconfigge l'imperatore romano d'occidente Romolo Augusto, e decreta cosi, la caduta e fine dell'Impero Romano d'Occidente.

Anno 493; Teodorico (454-526), capo degli Ostrogoti o Goti dell'Est, sconfigge ed uccide Odoacre, s'impossessa del suo trono e si proclama Re d’Italia, scegliendo Ravenna come capitale del regno.

Anni 535-552; in questi anni la Tuscia è teatro di quella che è passata alla storia come guerra greco-gotica, nella quale gli Ostrogoti guidati dal loro re Totila, si scontrano con i Bizantini, dai quali sono sconfitti nel 552.
Procopio (500ca.-565), storico bizantino e segretario del generale Belisario, scrive che questa guerra che aveva portato distruzioni e carestie e che la fame devastò anche la Tuscia, dove gli abitanti delle montagne facevano una specie di pane con le ghiande che macinavano. La maggior parte si ammalava e pochi solamente sopravvivevano.

Anno 569; i Longobardi, popolo di religione ariana, provenienti dalla regione germanica compresa fra i fiumi Elba e Oder e guidati dal loro re Alboino (?-572), varcano le Alpi e s'insediano nella valle del Po. Gli storici parlando dei Longobardi, affermano che furono guerrieri feroci e forse i meno civilizzati, e che giunti in Italia trovano i territori completamente devastati dalla guerra precedente. Nel giro di pochi anni, nel 571 dopo aver occupato Pavia, vi posero la loro capitale, da dove successivamente discesero verso il Sud d'Italia.

Anno 578; i Longobardi occupano la Tuscia e l'Umbria, transitano per Arezzo e la Val di Chiana e vanno a prendere possesso dei ducati di Spoleto e Benevento.
Nel nostro territorio, ma più precisamente in quello d'Arezzo, i Longobardi lasciano segni indelebili del loro passaggio, perché molti vi si fermano definitivamente, operando quella che autori come A. Fatucchi definiscono, la germanizzazione del territorio aretino, operazione da cui si fa discendere buona parte di quella che fu l'aristocrazia aretina.

Anno 590; è elevato al soglio pontificio Gregorio Magno (590-604), del quale fra le molte cose da lui realizzate ricorderemo: la riforma delle melodie vocali della tradizione medioevale, che da lui prese il nome di canto gregoriano; l'affermazione del primato della Chiesa di Roma, vale a dire il potere giurisdizionale che Cristo conferì a Pietro e di conseguenza anche a tutti i suoi successori.

Anno 678; sempre secondo lo storico Procopio, in quest'anno su tutto il territorio aretino si abbatte un terribile terremoto e nel 700 si verificò una non meglio specificata gran mortalità.

Anno 715, 6 marzo; a Pavia, Re Liutprando (?-744), appena salito sul trono longobardo nel 712, emette un precetto a favore del vescovo d'Arezzo Luperziano, in cui si attesta l'appartenenza all'episcopio aretino, di chiese e monasteri con relative terre, fin quasi alle porte di Siena, coinvolgendo pertanto anche il territorio di Foiano.

Anno 772; Desiderio (756-774), Re dei Longobardi, in disaccordo con il papa Adriano I (772-795), invade il ducato della Chiesa. Il papa chiede aiuto al Re dei Franchi, Carlo Magno, che nel frattempo, per esigenze politiche, ripudia la moglie Ermengarda, figlia di re Desiderio.

Anno 774; Carlo Magno, dopo circa due anni, risponde alla richiesta d'aiuto del papa Adriano I e a capo di un forte esercito, scende in Italia ed assedia Pavia, dove è asserragliato re Desiderio.
I Franchi sono un popolo stabilitosi due secoli prima in Gallia (Francia) giungendo dalla Germania. Il loro capo Carlo Magno, riesce ad espugnare Pavia e a far prigioniero l'ex suocero Desiderio. Dopo quest'impresa, oltre ad aver già il titolo di Re dei Franchi, Carlo s'appropria anche del titolo di Re dei Longobardi. Inoltre, conferma al Pontefice la validità del patto di Querzy, nel quale s'afferma il possesso del Papa del ducato della Chiesa, con l'aggiunta da quel momento, della protezione franca.

Anno 787; Carlo Magno cede al Papa, Adriano I, tutta la parte Sud della Tuscia.
 

200.10) dal 800 al 1499 <Torna al menù>
843 d.C., Primo documento conosciuto in cui è indicata l’esistenza di una località chiamata Campus Fugianus, che Lotario I Imperatore d’Occidente (795-855), conferma appartenere alla chiesa aretina.

1021, Da un “regesto camaldolese” apprendiamo le prime notizie sull’esistenza della Pieve di S. Martino in Sala et Silicem sito Foiano, prima chiesa plebana nella Terra di Foiano; situata lungo una strada selciata “silicem”; e quale se non l’antica via consolare romana Cassia vetus? Questa strada era il percorso più breve e più agevole per andare da Chiusi verso Fiesole, prima che la valle divenisse una palude malsana. Tale tesi è avvalorata dai numerosi ritrovamenti di resti di un antico selciato lungo la direttrice Nord-Sud della valle, parallelo agli attuali canali della Chiana, durante i lavori di bonifica nel XVIII e XIX secolo.
Successivamente, negli anni intorno al 1950, molte pietre, resti d’antico selciato, sono trovate durante lavori d’aratura, in dei terreni sottostanti l’attuale Cimitero. In questo luogo si trovava l’antica Pieve di S. Martino, abbattuta nel 1784, a seguito del Motuproprio del granduca Pietro Leopoldo emanato nel 1779. Con questo documento si vietava il seppellimento dei morti nelle chiese e si ordinava la costruzione dei Campo Santo a sterro. Di tutto il complesso dell’antica Pieve, fu salvata soltanto la torre e una piccola Cappella annessa, dedicata a Santa Maria della Plebe. Nel 1873 anche questi edifici furono abbattuti per ampliare il Cimitero, facendolo divenire come si presenta attualmente.

1144
, Foiano è il primo Comune attestato del contado aretino (J.P. Delumeau, 1989) e quale suo feudo, divenne terra murata ghibellina, per il motivo che il vescovo conte d’Arezzo era sotto l’egida dell’Imperatore. Foiano pertanto, essendo il castello più a sud, divenne uno dei punti difensivi più validi, del territorio aretino

1208: 4 Giugno, In questo giorno il vescovo d’Arezzo Gregorio, emette una Bolla dei privilegi concessi al Pievano della Pieve di S. Martino di Foiano.

1337, 7 Marzo, Pier Saccone Tarlati succeduto nel 1327 al fratello Guido nella guida della città d’Arezzo, stanco, dopo anni di guerra stipula la pace con le città di Firenze e Perugia. Tra le altre cose, il trattato prevedeva la cessione del castello di Foiano a Perugia per il tempo d’otto anni.

1383: 4 Dicembre, dopo anni d’estrema confusione in tutto il territorio aretino, compresa la Val di Chiana, è stipulato tra  la Repubblica di Firenze  e la Comunità di Foiano, un atto di sottomissione e fedeltà, da parte dei magistrati di Foiano, che consegnano volontariamente il castello con tutto il proprio territorio ai fiorentini. Questi fecero subito costruire il primo cerchio di mura castellane tuttora visibile, di forma ottagonale, con quattro torrioni angolari e tre porte torri, tutto costruito completamente in cotto; caratteristiche che ne fanno un esempio unico in tutto il territorio aretino. 


Il castello di Foiano alla fine del XIV secolo

1436: 7 Novembre, a seguito di un’ulteriore ribellione dei suoi abitanti il comunello del Pozzo, è soppresso dalla Repubblica di Firenze ed unito a quello del comune di Foiano.

1452: 2 Settembre, dopo 43 giorni d’assedio, gli abitanti del castello di Foiano si arrendono alle truppe del re di Napoli, Alfonso d’Aragona, dopo aver avuto l’onore delle armi. Il castello di Foiano restò napoletano per un intero anno, fino al 24 Agosto 1453, quando le truppe fiorentine lo ripresero, ma causandone la quasi totale distruzione .

1492: Nei primi mesi di quest’anno, ha inizio la costruzione del convento di San Francesco, per ospitare i frati Minori Osservanti provenienti da Siena.
200.20) dal 1500 al 1599 <Torna al menù>
1502: Alla fine di Giugno, Leonardo da Vinci al servizio di Cesare Borgia, proveniente da Siena e diretto nel Montefeltro, (...) per la via dei Mercanti giunse da Lucignano a Foiano (C. Starnazzi, 1997), località nella quale, insieme a Castiglion Fiorentino, fece sede di rilevamenti e di appunti per un primo schizzo della Val di Chiana (w.12682r), per poi disegnare quella bellissima Mappa della la mappa della Val di Chiana (f.12278r), da cui si può vedere la posizione baricentrica del castello di Foiano, rispetto alla valle.


Leonardo. Mappa della Val di Chiana in prospettiva aerea, (W 12278r)

1514: 11 Gennaio, Il papa Leone X  innalza ad Insigne Collegiata l'antica Pieve di S. Martino. In occasione di questo riconoscimento viene deciso di costruire una nuova Collegiata all’interno del castello.

1525: 10 Luglio, La Magistratura del Castello di Foiano ed Antonio di Bettino Ricasoli, quale Procuratore del cardinale Ippolito de’ Medici, sottoscrivono il contratto di donatione e concessione della disseccatione dei fondi palustri delle Chiane. Con quest’atto, la Comunità di Foiano fu la prima di tutta la Val di Chiana a cedere i “fondi palustri” alla famiglia Medici, perché fossero bonificati.

1530: Primavera, transitano da Foiano truppe di Lanzichenecchi. Questa soldataglia saccheggia il Castello di Foiano, cosa che si ripeterà nel 1537.

1531: 8 Settembre
, nei sotterranei del Castel Sant’Angelo a Roma, per volere del Papa Clemente VII (Giulio de’ Medici) morì fiaccato nel corpo e nello spirito Fra’ Benedetto Tiezzi da Foiano, frate domenicano, insigne predicatore, indicato quale erede del Savonarola durante l’assedio di Firenze; predicò l’avvento del Regno di Cristo, contro il ritorno di Casa Medici in città. Qui fu arrestato al termine dell’assedio, a fine Agosto 1530 e consegnato al Papa.

1541, 4 Novembre, a Cortona viene finito di stampare, in sermone volgare e in caratteri mobili, lo Statuto del castello di Foiano, voluto da Cosimo de’ Medici, il Duca di Firenze, ad universale beneficio delli uomini & persone di dicto Castello, in sostituzione dei precedenti scritti in latino, pertanto confusi e intricati, a partire dal Statuto del 1389, primo concesso dai fiorentini ai foianesi.

1545
, è eseguita un’ulteriore terminazione (picchettatura) delle Chiane ad opera di Jacopo Polverini, al fine di definire l’esatta proprietà di Casa Medici.

1554: 27 Luglio,
nel corso della Guerra di Siena, tra ispano-fiorentini e franco-senesi, il castello di Foiano dopo essere stato cannoneggiato da questi ultimi guidati da Piero Strozzi, fu occupato e saccheggiato, ma a seguito dell’esplosione della polveriera avvenuta durante la furiosa battaglia che si svolse al suo interno, andò quasi completamente distrutto.


Il castello di Foiano nel giorno 27 Luglio 1554 

1554: 2 Agosto, Le truppe di Piero Strozzi, in località Poggio delle Donne, presso il Pozzo, si scontrarono con l’esercito mediceo; la battaglia che seguì è passata alla storia come Battaglia di Scannagallo o di Marciano (vedere La Battaglia di Scannagallo -  M. Senesi).


La battaglia di Marciano - Giovanni Stradano, 1583

1563: In quest’anno è definitivamente trasferita dentro le mura del castello, l’Insigne Collegiata di S. Martino.

1572, 2 Agosto, A ricordo della Battaglia di Scannagallo, in questo giorno è inaugurato vicino al villaggio del Pozzo e visibile da tutta la Val di Chiana, il Tempietto votivo dedicato a S. Stefano, voluto da Cosimo de’ Medici a perenne ricordo della Vittoria sulla Repubblica Senese ottenuta 18 anni prima.
Questa costruzione fu realizzata su disegni dell’Ammannati, o del Vasari, come qualche studioso sostiene.

1583, 29 Aprile, ha inizio nel territorio di Foiano una Visita Apostolica, che durò alcuni giorni.
 
200.30) dal 1600 al 1799 <Torna al menù>
1611, 19 Marzo, è aperta al culto una Chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, più grande del precedente Oratorio innalzato nel 1605.

1611: 6 Settembre, dopo 46 anni da quando fu data l’autorizzazione per la sua costruzione, è inaugurato il Convento delle Monache Benedettine, attuale Scuola Media.

1612: 5 Ottobre
, arriva a Foiano e vi pernotta, il Granduca Cosimo II, accompagnato dai familiari e da tutta la Corte, circa 800 persone, in occasione della Visita ai suoi Stati (per maggiori dettagli vedere Cronaca di un viaggio d’altri tempi - M. Senesi 2009)

1642 - 1644, in questi anni il castello di Foiano è coinvolto in quella che fu chiamata Guerra Barberina o Guerra di Castro.

1647: 5 Settembre, è aperta al culto, dal Vescovo d’Arezzo Salviati, la chiesa di S. Stefano Protomartire, annessa al Monastero delle Monache Benedettine.

1656, 15 Luglio, la Fattoria di Foiano con i relativi terreni, è trasferita all’Ordine Equestre di S. Stefano.

1662: 3 Dicembre, viene aperto al culto l’Oratorio eretto in località il Porto, dedicato alla Madonna delle Grazie, nel terreno offerto del Sig. Angelo Pecci, costruito con le elemosine dell’intera Comunità di Foiano.

1690
, a seguito di una visita fatta a Foiano, l’ing. Ciaccheri tecnico granducale, rilancia l’idea della bonifica per alluvione (colmate); i lavori in Val di Chiana con tale metodo iniziarono nel 1703 e durarono fino al 1737. 

1737: 9 Luglio, muore l’ultimo Medici, Gian Gastone, al quale nel governo di Toscana, per precedenti decisioni politiche fra le grandi potenze, la Toscana viene assegnata a Maria Teresa d’Austria, di conseguenza al di lei marito Francesco Stefano di Lorena.

1765: 11 Giugno, dopo essere stata abbattuta l’antica Collegiata, nel medesimo luogo viene posta la prima pietra dell’attuale Collegiata di S. Martino.   

1768: 20 Ottobre
, il Granduca Pietro Leopoldo in visita ai lavori di bonifica, pernotta a Foiano in casa di Jacopo Del Soldato e il mattino successivo visita i lavori di costruzione della nuova Collegiata. 

1773: 8 Aprile, da parte della Comunità di Fojano, viene ufficialmente consegnata l’insigne Collegiata di S. Martino al Capitolo della medesima.

1777: 29 settembre, ulteriore visita a Fojano del Granduca Pietro Leopoldo, con pernottamento presso la Fattoria della Sacra Religione.


Pietro Leopoldo d'Asburgo-Lorena

1778: Maggio
, Pietro Leopoldo è di nuovo in Val di Chiana, dove fa visita a tutte le fattorie compresa quella di Fojano.

1780: Aprile e Agosto-Settembre, altre 2 visite alle Fattorie in Val di Chiana di Pietro Leopoldo, sempre con pernottamento a Fojano.

1784: 14 Gennaio, è inaugurato il nuovo Teatro di Foiano, costruito dalla locale Accademia dei Coraggiosi a proprie spese, su disegni dell’Architetto De Vegni, sul suolo concesso dal Comune gratuitamente. Vi fu festeggiato il Carnevale, dove si tennero i primi Veglioni pubblici, avvenimento con  il quale, secondo noi possiamo datare l’inizio del Carnevale di Foiano.

1786: 5 Maggio, Pietro Leopoldo compie la sua ultima visita in Val di Chiana, visitando le località dove sono dislocate le Fattorie Granducali e della Sacra Religione.

1780-1787: Sempre su disegni del De Vegni, in questi anni vengono completati i lavori di consolidamento alla Torre del Pubblico, al fine di poterci mettere le quattro campane dalla torre campanaria dell’ex Collegiata abbattuta nel 1765.

1796: 15 Agosto
, viene inaugurata ufficialmente la Collegiata di S. Martino, anche se era stata aperta al culto nel 1773.

1799, Aprile, nella seconda metà di questo mese arrivano a Foiano i primi soldati francesi dell’esercito napoleonico. Si trattò di pochi soldati che furono festosamente accolti da un gruppo di foianesi, con alla testa Ferdinando Redditi e Antonio Mencarelli, i quali dettero inizio ad un Governo locale chiamato la Comune di Foiano.

1799: 6 Maggio: ad Arezzo, la popolazione insorge contro i pochi soldati francesi e al grido di Viva Maria, Viva Ferdinando, li cacciano dalla città, dando inizio al Governo Provvisorio di S. A. R. d’Arezzo, conosciuto anche come Governo del Viva Maria.

1799: 24 Maggio
, cade la Comune di Foiano filo francese, con l’arrivo dei rivoltosi del Viva Maria provenienti d’Arezzo, che entrati nel castello dopo un breve assedio, lo saccheggiarono e durante i tafferugli che seguirono, rimasero uccise tre persone.
I pochi giacobini foianesi fuggirono all’estero, alcuni a Perugia e altri a Genova, lasciando campo libero ai sanfedisti del Viva Maria, che dettero vita ad un Governo Provvisorio di S.A.R. di Foiano, che restò in piedi fino a tutto Ottobre.
200.40) dal 1800 al 1859 <Torna al menù>
1800: 10 Febbraio, con Motuproprio del granduca Ferdinando III inviato da Vienna, la Città di Arezzo è nominata ufficialmente Capo di Provincia.

1800: 31 Ottobre, a seguito del precedente rientro in Italia di Napoleone, Foiano torna sotto l’egida francese, sotto il comando di un Commissario di Guerra, di stanza a Cortona dove risiedeva. 
I francesi impongono alla Comunità che aveva a capo il Gonfaloniere Tommaso Querci, una contribuzione forzata di 1.800 Scudi.

1801, 6 Giugno
, altra imposizione francese alla Comunità di Foiano, per altri 7.000 Scudi da versarsi nella Cassa delle Comunità di Firenze.

1801: fine Giugno, tutta la Toscana divenne Regno d’Etruria o Etrusco, con al Governo i Borboni di Parma, sotto l’egida francese.

1804: un gruppo di suonatori di ottoni, allievi del maestro di cappella Padre Fortunato di Pieve a Remole, frate Minore Osservante di S. Francesco di Foiano, decidono di formare Il primo complesso bandistico prendendo il nome di Banda Armonica Fojanese. Fin dal suo inizio fu regolamentata da uno Statuto e sostenuta finanziariamente, oltre che dalle quote sociali, anche da un contributo della Comunità di Foiano, ammontante a 200 Lire dell’epoca.
 
1807: 27 Novembre, a seguito del Trattato di Fontainebleu, tra Francia e Spagna, la Toscana è tolta ai Borbone e annessa all’Impero Francese. La Toscana fu suddivisa in tre dipartimenti, del Mediterraneo, dell’Arno e dell’Ombrone. Anche Foiano divenne francese, a capo del Canton omonimo, comprendente anche Marciano e Lucignano, Circondario e Sotto-Prefettura d’Arezzo e Dipartimento dell’Arno. Questa suddivisione amministrativa rimase fino al  Maggio 1814, quando cadde Napoleone. 

1809: 18 Gennaio,
per la prima volta è regolamentato il Carnevale a Foiano.

1810: 23 Novembre,
è soppresso il Conservatorio delle Monache ex Convento di Santo Stefano delle suore benedettine.

1812 e 1813; 15 Agosto, nei due anni, in questo giorno, al Gioco del Pallone di Foiano, sono eseguite delle Corse del Saracino da otto fantini a cavallo, volute dai Maire dell’epoca, Aldebrando Neri nel 1812 e Galgano Paffetti nel 1813.

1818: 15 Maggio, è trasferito nei locali dell’ex convento di S. Francesco, l’Ospedale di S. Maria Maddalena, che si trovava in alcuni locali dell’ex convento di S. Tommaso d’Aquino.

1822: 16 Aprile
, il Granduca Ferdinando III insieme alla moglie Ferdinanda e al principe Respigliosi, in visita alla Val di Chiana si fermarono a Foiano in Fattoria, soggiornandovi fino alla mattina del 22 Aprile.


Ferdinando d'Asburgo-Lorena

1824, in quest’anno sono costruite le strade esterne, intorno al 110 cerchio di mura del castello di Foiano, i Fossi di S. Domenico, delle Monache, dei Preti e del Gioco del Pallone.

1824: 7 Giugno, ritorno del Granduca Ferdinando III a Foiano, dove si fermò fino al giorno 11 Giugno. Nel partire il Granduca promise di tornare l’anno prossimo. Giunse a Firenze la sera del 12 febbricitante, finché la sera del 18 aggravandosi il male cessò di vivere.

1827: 18 Maggio
, visita a Foiano del Granduca Leopoldo II e della consorte Maria Anna Carolina. Tra i molti festeggiamenti si recò al Teatro ad assistere alla rappresentazione di un’opera di Rossini, che le cronache del tempo riportano recitata da una Compagnia scarsa e miserabile.


Leopoldo II d'Asburgo-Lorena (Canapone)

1828, 8 Giugno, l’amatissimo Sovrano Leopoldo II, insieme al cognato, Principe di Sassonia si fermarono a pernottare in Foiano per poi partire al mattino successivo.

1835: Foiano, come tutta la Toscana fu colpito da un’ondata di colera causando molti morti.

1839, 14 ottobre, l’Insigne Collegiata di S. Martino di Foiano è chiusa al culto per grossi lavori di restauro, fra cui la costruzione dei cornicioni interni e il rifacimento del pavimento in quadroni di cotto.
Provvisoriamente la Collegiata fu spostata nella chiesa della SS. Trinità.

1842: 14 Maggio, alla presenza del Vescovo, viene riaperta al culto la Collegiata.

1849: 21 Luglio,
Giuseppe Garibaldi in fuga da Roma, in seguito alla caduta della Repubblica Romana, transita da Foiano insieme alla moglie Anita e i propri seguaci, fra cui Ugo Bassi, Nino Bixio, Ciceruacchio ed altri.

1853
, è deciso d’ingrandire la chiesa parrocchiale e la canonica del villaggio del Pozzo, S. Biagio, a seguito d’esaudire i bisogni di quel popolo, dovuti all’aumento della popolazione della detta Parrocchia, ascendente a circa 1.500 anime.

1854, è costruita la rettifica della strada in salita proveniente d’Arezzo per agevolare in carri.

1857: A Fojano, Francesco Natale Seriacopi inizia la ricostruzione dell’Organo della Collegiata, andato distrutto nel 1852 a seguito della caduta di un fulmine.

1858: 15 Giugno, da questo giorno l’Ufficio Postale di Fojano è fornito di bolgetta e timbro per la timbratura della corrispondenza.

1858: 16 Agosto, a Fojano entra in vigore il nuovo regolamento di Polizia Municipale e a tal fino sono assunte due Guardie.

1859: 28 Aprile, a Fojano si riunisce il Consiglio Generale, presieduto dal Gonfaloniere Luigi Neri Serneri, il quale comunica la partenza del Granduca da Firenze e la nomina di un Governo Provvisorio Toscano a cui aderisce la magistratura di Fojano.

1859: 26 Maggio, il Consiglio Generale di Fojano, delibera all’unanimità di dare la somma di Lire 1.000, in favore della Guerra d’Indipendenza.

1859: 9 Giugno, il Consiglio Generale di Fojano, delibera di dare un sussidio di 10 paoli a ciascun volontario arruolato nell’Esercito Toscano.

1859: 12 Luglio, a Fojano le due Guardie Comunali in carica da circa un anno, sono licenziate in tronco per vessazioni contro i cittadini.

1859: 19 Luglio, a Firenze per volere di Bettino Ricasoli esce il 1° numero del giornale LA NAZIONE, quale espressione politica dei moderati toscani.

1859: 16 Agosto, a Firenze l’Assemblea Toscana dichiara decaduta la Monarchia Lorenese.
200.50) dal 1860 al 1879 <Torna al menù>

1860: 11-12 marzo, si tiene la consultazione elettorale conosciuta come Plebiscito. Per la prima volta a Fojano come in tutta la Toscana possono votare tutti i cittadini maschi di età superiore ai 21 anni, abolendo così il voto censuario, adottato nell’elezione del 1848.
I risultati elettorali a Fojano furono i seguenti:

Iscritti

2.018

Votanti

1.940

A favore dell’Annessione alla Monarchia Costituzionale di Re Vittorio Emanuele

1.930

Per il Regno Autonomo di Toscana

3

Voti nulli

7

Astenuti

78

1861, 17 Marzo, il Parlamento Piemontese all’unanimità, proclama Vittorio Emanuele II, Re d’Italia.

1862, 13 Novembre
, in questo giorno per Decreto Reale, di Vittorio Emanuele II, controfirmato da Urbano Rattazzi, il Comune di Foiano è autorizzato ad assumere la denominazione di Foiano della Chiana.

1864: Estate
, il territorio di Fojano è designato quale luogo di esercitazioni militari dell’Esercito Italiano, al comando del Gen. Raffaele Cadorna.

idem: dicembre, la Società Lazzeri-Mazzanti acquista dal Demanio l’ex Fattoria Granducale di Fojano, con annessi tutti i terreni.

1865: Per la prima volta nei poderi dell’ex Fattoria Granducale, all’epoca di proprietà Lazzeri-Mazzanti, viene effettuata la trebbiatura del grano con due macchine a vapore, anziché manualmente con i correggiati.



idem: Luglio, Sul territorio della Val di Chiana, con sede a Foiano, si svolsero delle esercitazioni militari al comando dei Gen.li Bottacco e Peyron.

1866: 8 Aprile, viene fondata la Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai di Fojano.

1867: 22 Settembre, Garibaldi in viaggio da Arezzo a Sinalunga, si fermò al Pozzo, ospite del fedele Giovan Battista Mazzi, ex volontario garibaldino.

1868: Estate, Nello stesso periodo Fojano fu scelto quale Campo d’Istruzione per le Grandi Manovre dell’Esercito Italiano, circa 11 mila soldati di tutte le armi, al comando del Gen. Nino Bixio. Per tali Manovre per alcuni mesi le chiese dell’ex monastero di S. Stefano, di S. Francesco servirono come magazzini e l’Oratorio della Madonna del Porto servì come polveriera. Per alcuni giorni anche la Collegiata servi quale alloggio per dei soldati di passaggio.



1874: 30 Gennaio, il Consiglio Comunale delibera l’abbattimento della vecchia chiesa esistente, l’inizio della nuova e dei lavori di rifacimento e ampliamento del Cimitero, su progetto definitivo dall’Assistente Comunale Perito Gaetano del Soldato, per l’importo totale dei lavori di £ 8.000.

1877: 7 Aprile, viene deliberata dal Consiglio Comunale l’apertura di un Ufficio Telegrafico.

1879: 3 Febbraio, viene deliberato l’abbattimento due case per creare lo spazio attualmente esistente tra la Banca Etruria e il Caffè dei Filarmonici, con relativo rifacimento in travertino della Scalinata della Torre.



idem: Estate, viene deciso d’istallare a Fojano l’Agenzia dei Tabacchi in alcuni locali dell’ex Convento delle Monache (attuale Scuola Media).
Nel medesimo periodo sono effettuati dai sigg. Giuseppe Cappannelli di Cortona e Giacomo Tempora, degli scavi archeologi nella necropoli etrusca di fronte alla chiesa di S. Francesco.
 

200.60) dal 1880 al 1899 <Torna al menù>


1882: 26 Aprile
, con Regio Decreto viene istituito l’Ufficio del Registro a Fojano.

1886: In questo anno viene costruito il Piazzale Garibaldi, che serva da Mercato del Bestiame e contemporaneamente da Passeggio ed Abbellimento del Paese. Fu dato un assetto definitivo, spianandolo, recintandolo con dei muri a mattoni e colonnini.

1889: 18 Luglio, viene istituito a Foiano della Chiana con Regio Decreto un Ricovero di Mendicità, in locali annessi all’Ospedale di S. Francesco.

1893: 1 Novembre, anche a Foiano come nel resto d’Italia, viene introdotto la numerazione delle ore di seguito da una mezzanotte all’altra, pertanto la mezzanotte sarà indicata con il numero 24, le ore pomeridiane (dall’una in avanti) saranno indicate coi numeri 13, 14, 15, ecc. fino alle 24. Ad esempio per distinguere 5, 10, 15, minuti dopo la mezzanotte si userà l’indicazione 0,5, 0,10, 0,15, ecc.  

1896: 7 Maggio
, per festeggiare il 1° Centenario del Miracolo della Madonna del Conforto, il Vicariato di Foiano, comprendente oltre a tutte le chiese di Foiano, la Pievania del Pozzo, le parrocchie di Marciano, Cesa, Badicorte e Montagnano, effettua un grandioso pellegrinaggio ad Arezzo. Le cronache dell’epoca dicono che le persone che vi parteciparono furono circa 4.000, con carri o carrozze, ma  la maggior parte a piedi.

1897: 12 novembre
, il Consiglio Comunale decide di abbattere l’antica Porta Aretina e costruire un viale verso S. Francesco in previsione della costruzione di un nuovo Magazzino Tabacchi.



1899: 24 Dicembre, nella locale sala del Comizio Agrario è tenuta un’adunanza per costruire una Società di Agricoltori ed Allevatori della Val di Chiana, allo scopo di tutelare gl’interessi agricoli, il miglioramento del bestiame, soprattutto con l’Istituzione dei Libri Genealogici della razza Chianina e di facilitare l’adozione in larga scala di nuove regole e pratiche agrarie. 
 

200.70) dal 1900 al 1919 <Torna al menù>


1901: Gennaio, con Decreto Reale viene disciolta l’Amministrazione dell’Ospedale di Foiano per gravi irregolarità accertate e la provvisoria gestione viene affidata ad un Commissario, che dopo qualche tempo, il 27 Giugno, ne decide la chiusura.

1901: 20 Giugno, viene posta la prima pietra ed iniziati i lavori della nuova Agenzia e Magazzino Coltivazione Tabacchi di Foiano. I lavori della costruzione del viale era iniziati da tempo.



1902: 7 maggio, un furioso incendio devasta la chiesa della Fraternita di S. Maria. Dopo lunghi lavori di restauro verrà riaperta al culto il 2 Luglio 1916.

1903: 20 Ottobre
, viene inaugurato il nuovo Magazzino Tabacchi.

1904: 6 Marzo, dopo tre anni di chiusura viene riaperto l’Ospedale S. Francesco di Foiano.

1909: 16 Marzo, viene firmato il contratto per la costruzione della Ferrovia Arezzo-Sinalunga.

1910: 3 Agosto, per cause sconosciute si è sviluppato un incendio in Collegiata, nell’altare del SS.mo Crocefisso, distruggendo i gradini di legno dorato dell’altare, il Ciborio uguale ai gradini, n° 18 candelieri, la vetrina, la tenda. Le sacre particole sono andate carbonizzate. Il simulacro non ha subito nessun danno importante.

1912: per sopperire alla mancanza di acqua potabile in Foiano, vengono fatte delle prove per stabilire la portata dell’acqua che scaturisce dal pozzo costruito in fondo allo Stradone Lazzeri e, se dalla portata i risultati sono confortanti, non sono punto lusinghieri per la limpidezza dell’acqua. Viene deciso d’interpellare ancora l’ing. Perrone.

1913: 5 Agosto, con solenni festeggiamenti viene inaugurato il servizio automobilistico Arezzo -   Sinalunga con le fermate intermedie di Olmo - Rigutino - Frassineto - Montagnano - Cesa - Foiano - Castellina - Staz. di Sinalunga.

1913: a Foiano in questo anno la Società Mineraria Elettrica del Valdarno, costruisce una cabina di distribuzione, atta a ricevere una linea elettrica ad alta tensione, per poi distribuirla in altri centri della Val di Chiana.

1914: 18 giugno, festeggiamenti per l’arrivo della luce elettrica a Foiano.

1915: 26 luglio, sulle balze del monte Sei Busi, cade sotto il fuoco nemico il sottotenente dei Bersaglieri Guido Marcelli. Fu il primo caduto foianese nella 1a Guerra Mondiale. In suo onore fu titolata la Scuola Media, oggi Istituto Comprensivo di Foiano.

1916: 10 Febbraio, sono distaccati a Foiano circa 300 soldati

1916: 3 Giugno
, in questo giorno anche a Foiano, come nel resto d’Italia viene istituita l’ora legale per economizzare il consumo dei combustibili per l’illuminazione.

1917: 22 Febbraio, Pietro Mascagni di passaggio a Foiano presenzierà ad una Serata di Beneficenza, durante la quale gli venne titolata la locale Filarmonica.

1918: 10 Febbraio, con grandi festeggiamenti, viene inaugurato il campo d’aviazione di Oppiello, conosciuto come Campo Scuola d’Aviazione di Foiano.



1919: 25 Marzo, il Consiglio Comunale di Foiano  delibera di aderire alla legale costituzione di un Consorzio Intercomunale per la costruzione di un acquedotto con derivazione dalle sorgenti del Vivo nel Monte Amiata.

1919: 13 Agosto, in questo giorno viene firmato a Foiano un Nuovo Patto Colonico fra le Leghe dei Contadini e i Proprietari Terrieri della Val di Chiana, dopo alcuni mesi di dure conflitti.

1919: 7 Dicembre, Si dimette la Giunta Municipale di Foiano, eletta nel 1914, non sentendosi più rappresentativa a seguito dei risultati elettorali delle elezioni politiche. Alcuni giorni dopo il Comune di Foiano viene commissariato.
 

200.80) dal 1920 al 1939 <Torna al menù>


1920: 20 Ottobre, Si tengono a Foiano le elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale. Vincono i socialisti.

1921: 31 Marzo, la Giunta comunale social-comunista di Foiano affigge un manifesto (clicca QUI) inneggiante ai Soviet, il testo fu segnalato agli organi superiori di partito dai cinque o sei fascisti al tempo esistenti a Foiano.
A seguito di ciò, il responsabile toscano del partito fascista marchese Dino Compagni Perrone, inviò al Sindaco di Foiano (il comunista Nucci) una minacciosa lettera con la richiesta di dimissioni sue e di tutta la Giunta entro la settimana e con la consegna dei luridissimi vessilli rossi.
In caso contrario si prometteva un'inesorabile rappresaglia per i sovversivi e loro famiglie.    
Queste minacce furono messe in atto con una prima visita di squadre fasciste il 12 aprile, ed un'altra la domenica successiva 17 aprile 1921, che ebbe il triste epilogo con l'attentato di Renzino, avvenuto nello stesso giorno.

1921: 12 Aprile, giungono a Foiano tre camion carichi di militanti fascisti armati, devastano la Camera del Lavoro, la sede delle Leghe, la Cooperativa di Consumo e perquisito il Municipio.

1921: 17 Aprile, giungono a Foiano due camion carichi di fascisti alle prime ore del mattino, non erano nemmeno le sette e dato il giorno festivo, fanno irruzione e mettendo a soqquadro il Municipio e molte case di sovversivi socialisti. Successivamente i fascistisi trasferiscono a Marciano e Pozzo, dove in quest’ultima località il Circolo Ricreativo sede abituale di socialisti, viene trasformato in sede del Fascio di Combattimento.
Nel pomeriggio un camion con gli ultimi fascisti rimasti a Foiano, prende la via del ritorno verso Arezzo, ma giunto poco oltre la chiesa di Renzino, viene accolto da una nutrita scarica di fucileria, da parte di alcune decine di persone appostate dietro una siepe. Il camion avendo l’autista colpito a morte finisce nel fosso ed i suoi occupanti sono sbalzati fuori, i quali sono assaliti dalla moltitudine degli attentatori armati di fucili, roncole, forconi ed alti attrezzi agricoli.
Sul terreno oltre all’autista Dante Rossi, rimasero Aldo Roselli e Tolemaide Cinini orrendamente mutilati.
Nei giorni successivi provenienti da tutta la Toscana, Foiano fu invasa da centinaia di fascisti che fecero molte rappresaglie con alcuni morti e case di contadini incendiate. Per ristabilire l’ordine da Arezzo arrivarono n. 85 soldati, che rimasero a Foiano alcuni mesi.



1921: 30 Aprile, non essendoci più una Amministrazione comunale funzionante, viene mandato a Foiano un Commissario Prefettizio.

1921: 15 Maggio, anche a Foiano si tengono le elezioni politiche, ma in un clima di prepotenze nonostante la presenza del Commissario Prefettizio. Il risultato fu il crollo dei voti socialisti e comunisti in ambito comunale, passando da 1337 voti ottenuti nel 1919 i miseri 365 voti. 

1921: 27 novembre
, il Commissario Prefettizio delibera di dare inizio alla costruzione dell’acquedotto di Foiano e appena ultimato questo, costruire quello del Pozzo.

1922: 17 Aprile, viene commemorato il primo anniversario della premeditata strage di Renzino, che da questo giorno la ricorrenza annuale prenderà il nome di fiorita di Renzino.

1922: 10 Luglio, la ditta Savrasistituisce un servizio automobilistico Foiano-Siena, via Lucignano, Bagni di Rapolano, Asciano.

1922: 26 Novembre
, a Foiano si tengono le elezioni amministrative, ma per i per i fatti di Renzino, i partiti di sinistra non presentano nessuna lista, pertanto si registra un successo della lista del Blocco promossa dai fascisti.

1923: 1 Luglio, viene inaugurato l’acquedotto comunale di Foiano costruito dall’ing. Sebastiano Lelli. I festeggiamenti saranno tenuti in Piazza Cialdini di fronte ad una fontana costruita su disegni del prof. Altidoro Dell’Agnello, autore anche del progetto di arredo urbano della piazza, fornita di pubblico giardino.

1923: 11 Novembre
, nel mezzo di piazza Cavour viene inaugurato il Monumento ai Caduti, opera dello scultore Gemignani.



1924: 22 Maggio
, Il Consiglio Comunale di Foiano in sessione straordinaria pubblica, con Delib. n.54 conferisce all’unanimità la Cittadinanza onoraria foianese a S. E. l’Onorevole Benito Mussolini.

1925: 4 Ottobre, viene organizzato dal Moto Club Valdichiana di Foiano il 1° Giro Motociclistico della Val Di Chiana sul circuito Foiano-Viaggiolo-Pozzo-Foiano.

1926: 18 Marzo, il Consiglio Comunale in seduta pubblica delibera all’unanimità di offrire a S. E. l’On. Benito Mussolini, una Medaglia d’oro ed un pergamena sulla quale era scritta la seguente dedica: A Benito Mussolini / condottiero della nuovissima Italia / sulle orme della Romana grandezza / il Comune di Foiano della Chiana / auspice il Fascio di Combattimento / che dal sangue di tre martiri trasse / vita e poesia di sacrificio / questo tenue ricordo / segno d’amore e di fede / omaggio di popolo.
Il testo fu opera del prof. Martino Vannuccini e la medaglia con la pergamena furono opera del prof. Altidoro Dell’Agnello. 

1926: 25 Luglio
, viene ripristinato il Campo d’Aviazione di Pratoni-Oppiello, quale base ad uno stormo di aerei da caccia Ansaldo IV, per le manovre militari in Val Tiberina.

1926: 8 Novembre, in questo giorno hanno inizio le lezioni presso il nuovo Istituto Sacro Cuore di Foiano, comprensivo di un Asilo Infantile e di una Scuola femminile di lavoro, fondato da Don Pilade Bigazzi, costruito con i contributi della cittadina foianese.

1927: 10 Marzo, in luogo del Sindaco eletto sino a questo giorno con elezione popolare, viene insediato il primo Podestà a fronte del R.D. 3 Marzo 1927 n. 231 nella persona di S.E. il Gen. Napoleone Grilli.

1928: 2 Gennaio, il Dr. Enrico Petrina è nominato Chirurgo Primario, Direttore dell’Ospedale di S. Francesco di Foiano, Chirurgo di tutti ipoveri del Comune e Medico dei poveri di metà del paese.

1929: Febbraio, la locale Società del Carnevale viene sostituita dall’O.N.D. per l’organizzazione dei festeggiamenti carnevaleschi.



1930: 22 Febbraio
, il Podestà di Foiano delibera la sistemazione del piazzale Garibaldi per adattarlo ad uso di Campo Sportivo del Littorio.

1930: 26 Agosto,dopo molti anni e molti contrattempi, viene inaugurata nell’intero percorso la Ferrovia Arezzo-Sinalunga. La Stazione di Foiano dista circa 2,5 km. dal paese. Nel progetto originario la stazione doveva distare circa 1 km. ed era posta fra il paese e la chiesa della Querce.

1931: 26 Luglio, viene decisa la riapertura del Loggiato di piazza Cialdini, mediante la demolizione dei muri che otturano gli archi del medesimo e l’apertura di una Colonia Estiva Elioterapica per fanciulli poveri e gracili predisposti alla tubercolosi, in località Selva.

1932: 17 Aprile, in occasione del 2° anniversario dell’attentato di Renzino è in visita a Foiano il S.E. il Ministro Bottai.

1932: 24 Ottobre
, muore a Foiano il farmacista Furio Del Furio, appassionato fotografo, appellato successivamente fotoamatore evoluto, il quale ha lasciato un notevole archivio fotografico che spazia dai primi anni del ‘900 fino alla sua morte.

1933: 18 Settembre, viene posta la prima pietra della nuova Scuola Elementare, finanziata con un mutuo della Cassa Depositi e Prestiti di £. 618.500.

1934: 5 Dicembre, viene inaugurata la nuova Scuola Elementare dopo solamente quindici mesi di lavoro da parte di 50 operai. 

1934: in questo anno viene portata a termine la nuova apertura d’ingresso al paese: la scalinata tra piazzetta S. Cecilia e via del Gioco del Pallone.

1935: 18 Dicembre, anche a Foiano come nel resto d’Italia la Giornata delle Fede, in cui milioni d’italiani donano allo Stato le loro fedi nuziali per far fronte alle sanzioni economiche applicate dalla Società delle Nazioni all’Italia perché ritenuto Stato aggressore, che verranno revocate il 15 Luglio 1936.

1936: a seguito della Guerra d’Etiopia non viene festeggiato l’annuale carnevale, ma vengono costruiti 4 nuovi Cantieri per adibirli alla costruzione dei futuri carri allegorici, nell’area dell’ex Gioco del Pallone (gioco del Bracciale).

1937: Gennaio-Febbraio, dopo la sosta dell’anno precedente sono effettuati dei grandiosi festeggiamenti carnevaleschi, con dei grandiosi carri allegorici costruiti nei nuovi cantieri.



1938: 5 Marzo
, viene aperto a Foiano il biennio della Scuola Tecnica Industriale a proseguimento della esistente triennio della Scuola di Avviamento Professionale.

1938: in questo anno sono ultimati i lavori dei Giardini Pubblici con una spesa complessiva di    £. 34.000.

1939: 1 Luglio, con Decreto della Corte d’Appello di Firenze, viene riaperta la Pretura distaccata di Arezzo con sede a Foiano (Lucignano e Marciano) il 1° Martedì di ogni mese.

1939: 26 Settembre, Il Podestà di Foiano delibera d’istituire a completamento del locale Istituto Tecnico Inferiore Pareggiato (futura Scuola Media) anche la terza classe in aggiunta alle prime due esistenti, affidando la gestione all’ENIM. Alcuni mesi prima  era stato deciso dal Podestà di titolare questa Scuola al nome dell’eroico combattente sottotenente dei bersaglieri Guido Marcelli, primo foianese caduto nella prima guerra mondiale, nel fatto d’arme accaduto nel Monte 6 Busi il 26 Luglio 1915.

200.90) dal 1940 al 1946 <Torna al menù>


1940: 10 Giugno, anche a Foiano in piazza Cavour come in altre piazze di tutte le città italiane, fu ascoltata l’entrata in guerra dell’Italia.

1940: il locale Istituto Tecnico Inferiore Pareggiato, viene trasformato in Scuola Media che godrà del beneficio della Parificazione, ossia della piena validità degli esami per corsi completi e per singole classi.

1941: anche a Foiano si sentono gli effetti della guerra e fra quelli più immediati c’è quello dell’entrata in vigore del tesseramento dei beni di prima necessità, fornendo i cittadini di Carta Annonaria Individuale,oltre all’oscuramento parziale nelle abitazioni, uffici, locali per il culto, locali privati, ecc.

1941: con il protrarsi della guerra le scorte alimentari di prima necessità scarseggiavano e per sopperire a questa situazione drammatica il regime decise di far coltivare ogni lembo di terra libera. A seguito di questa direttiva anche a Foiano furono coltivati a grano i terreni all’interno delle aiuole dei Giardini Pubblici e in altro pubblico spazio disponibile.   

1943: 26-27 Luglio, a seguito della notizia dell’arresto di Mussolini e la dichiarazione di Badoglio dello scioglimento del Partito Nazionale Fascista, anche a Foiano ci furono alcuni festeggiamenti, che furono maggiori l’8 Settembre, quando via radio giunse la notizia della firma dell’Armistizio.

1944: 17 Gennaio, a Foiano per la prima volta si sentono gli orrori della guerra; alcuni aerei alleati sganciano una ventina di bombe di medio calibro in località Carmine e via Renaia, provocando una vittima. Nella notte del medesimo giorno un ricognitore della RAF  lascia cadere uno spezzone vicino all’Ospedale di Foiano.

1944: 11 Aprile, Martedì di Pasqua, a Foiano da poco terminata la processione del Cristo Risorto, alcuni caccia bombardieri della RAF effettuano un’azione di mitragliamento sul paese, attaccando a volo radente per circa mezz’ora alcuni automezzi tedeschi nascosti sotto le piante del viale Umberto I, colpendo alcuni camion e un piccolo deposito di fusti di benzina posto di fronte alle Scuole Elementari. Da quel momento le incursioni aeree nel territorio di Foiano e dintorni, avvennero quasi quotidianamente, avendo quali obbiettivi le stazioni sulla ferrovia Arezzo-Sinalunga, i Ponti sull’Esse e sul Canale Maestro, ottenendo la quasi totale paralisi del traffico stradale e ferroviario dell’intera zona.



1944: 31 Maggio, nel primo pomeriggio due partigiani, di cui uno molto giovane, ebbero uno scontro a fuoco con due tedeschi, un capitano dell’Organizzazione Todt con il suo autista, che si abbeveravano alla fontina del Cimitero. Avvenne uno scontro a fuoco dove rimasero feriti, un partigiano Gabriele Antonini e gravemente il capitano Tedesco. L’ufficiale fu trasportato all’Ospedale di Foiano, dove morì poco dopo. Sembra che prima di morire abbia detto di non fare rappresaglie sulla popolazione. Poco dopo arrivarono a Foiano milizie della Repubblica Sociale che iniziarono dei rastrellamenti, durante i quali ed a seguito di una delazione nella notte tra il 1° e 2 Giugno furono catturati tre partigiani, Carlo Grazi, Libero Sarri e l’Antonini rimasto ferito. Il mattino successivo viene arrestato anche il Dr. Enrico Petrina. Tutti e quattro i prigionieri vengono condotti nel castello di Poppi, dove furono condannati a morte da parte di un tribunale tedesco e successivamente ricondotti a Foiano. Il Dr. Petrina benché  condannato a morte, la notte precedente alla esecuzione, fu trasportato ad Arezzo e salvato,  sembra per intercessione di persone influenti ex fasciste di Foiano.

1944: 8 Giugno, Corpus Domini, la mattina alle 11,30 nel Piazzone di Foiano (Piazzale Garibaldi) sono fucilati i tre partigiani da parte di militi della Repubblica Sociale. 

1944: 15 Giugno (notte), nella via Anatraia (Renzino) transita un auto guidata da un sottufficiale tedesco con sopra Susanna e Gianni Agnelli, finisce nel Rigo di Quarata o de Rossi. Nell’ incidente rimase ferito ad un piede Gianni Agnelli. Furono soccorsi dalla famiglia Angioli che condussero il ferito e la sorella all’Ospedale di Foiano dove riceverono le prime cure dal Dr. Cirillo. La mattina successiva in gran segreto gli Agnelli furono inoltrati a Firenze per ricevere migliori cure.    

1944: Giugno, nella seconda quindicina di questo mese il territorio di Foiano è attraversato dalle truppe tedesche che si ritiravano verso nord, sotto l’incalzare delle truppe alleate. I soldati in ritirata sostavano presso le case di campagna per rifocillarsi, depredando, razziando animali e provviste alimentari di qualsiasi genere. L’ultima settimana di Giugno furono saccheggiati i negozi del paese e catturati gli uomini validi per adibirli a riparazione delle strade dove transitavano le truppe in ritirata.

1944: 30 Giugno-1 Luglio
, In questi giorni furono interamente demoliti la locale cabina elettrica, l’acquedotto comunale e gl’impianti della stazione ferroviaria. Nella notte viene fatta saltare in aria la Torre del Pubblico di Foiano; nella mattinata successiva furono fatti saltare in aria gli ultimi ponti e il Molino Pastificio Ghezzi & Canessa.



1944: 2 Luglio, verso le 10,30 del mattino provenienti dalla Porta Cortonese entrarono in Foiano i primi soldati inglesi dell’VIII Armata. Nelle medesime ore le truppe tedesche in ritirata verso Arezzo distruggevano il villaggio di Pozzo della Chiana, compresa l’antica chiesa di S. Biagio. Il giorno successivo, 3 Luglio, il comandante inglese Governatore R.W. Russell installato nei locali del Municipio di Foiano, convocò Galliano Gervasi, capo riconosciuto del C.L.N. della Val di Chiana, affidandogli l’incarico provvisorio di Sindaco.

1944: 7 Luglio, a tempo di record viene attivato dal Genio britannico, un capo di aviazione  nei Pratoni, dove arrivarono per primi aerei del 7° Squadrone sudafricano, con caccia bombardieri Mustang.

27 Luglio 1944 -  Re Giorgio d’Inghilterra dopo essere atterrato nel Campo  di Aviazione di Foiano, dopo aver ispezionato le sale operative e delle riunioni, proseguì verso Arezzo, transita da Monte S. Savino (foto), dove passa in rassegna le truppe per poi visitare il fronte del Casentino.

1944: fine Agosto
, viene riattivata la Cabina elettrica di Foiano, per l’illuminazione privata. Non sono consentite lampade di oltre 25 candele per ogni stanza; proibita l’accensione di più di una lampada contemporaneamente per ogni abitazione e il consumo massimo per ogni bimestre non deve superare i 4 kw.

1944: 7 Ottobre, dopo la liberazione di Firenze da parte dell’VIII Armata, le truppe che sostavano in Val di Chiana, venivano spostate in avanti. Anche tutti gli Squadroni aerei che erano di stanza nel campo d’aviazione di Foiano, furono trasferiti a Rimini.

1944: primi di Novembre, a seguito di abbondanti piogge, gli argini dei fiumi in molti punti danneggiati dalla guerra, non ressero la spinta delle acque, per cui le campagne intorno a Foiano rimasero tutte inondate dalle acque.

1945: 25 Maggio
, terminata la Guerra, il Sindaco di Foiano scrive alla Procura della Repubblica di Arezzo, perché depenalizzi gli antifascisti a suo tempo condannati per reati politici.

1945: Luglio
, nei Giardini Pubblici di Foiano, viene riaperta la pista da ballo e pattinaggio.




1945: 15 Ottobre
, in questo giorno vengono riaperte regolarmente le Scuole di Foiano.

1945: 20 Ottobre, L’Amministrazione comunale di Foiano con Delib. n.89/1945 emette un prestito per la ricostruzione al tasso del 5% con chiusura al 10 gennaio 1946, con finalità di provvedere alla ricostruzione delle opere danneggiate dagli eventi bellici nell’ambito del Comune, quali chiese, strade, scuole, acquedotti, lavatoi e cimiteri, sia a Foiano che al Pozzo.
Alla chiusura del Prestito i foianesi sottoscrissero la bella cifra di 2.040.000 lire.

1946: 17 Marzo, in questo giorno a Foiano si tengono l’Elezioni Amministrative, le prime a suffragio universale (Decr. Luogotenenziale 23/1945, anche le donne votano) con i seguenti risultati:

Lista del Popolo (socialisti e comunisti)

3.211 voti

Lista della Democrazia Cristiana

1.326 voti

 

1946: 2 Giugno
, si tiene anche a Foiano il Referendum Istituzionale con i seguenti risultati elettorali:

per la Repubblica:

3.420 voti

per la Monarchia:

1.224 voti

Nella medesima tornata elettorale viene votato anche per l’Elezione dei componenti dell’Assemblea Costituente. Per il Collegio elettorale di Siena a cui apparteneva Foiano, risultarono eletti per il Partito Comunista Galliano Gervasi e per il Partito Socialista l’ing. Enrico Grazi, padre di Carlo uno dei tre partigiani fucilati dai fascisti a Foiano.

1946: 18 Giugno, nell’Aula di Montecitorio dopo giorni di continue contestazione per sospetti brogli sui risultati elettorali, il Presidente della Corte di Cassazione ufficializza il risultato del Referendum, dichiarando vittoriosa la Repubblica.


Copertina di opuscolo di propaganda elettorale (coll. privata)

Messa a dura prova dalla Seconda Guerra Mondiale, Foiano pagò un notevole prezzo a livello di vite umane e distruzioni. Teatro di scontri tra le truppe alleate e quelle tedesche, Foiano ospita oggi un cimitero militare inglese, in cui sono sepolti i soldati d'oltremanica caduti nelle azioni militari locali.
Il passaggio della guerra anche a Foiano lasciò molti strascichi, fra cui quello delle bombe inesplose ancora esistenti nel territorio nel 1946.


 

250) L'assedio di Foiano del 1452 <Torna al menù>

250.10) Introduzione <Torna al menù>
Durante le mie ricerche sul passato di Foiano, tra i molti avvenimenti accaduti in oltre 2500 anni di storia, la mia attenzione fu attratta in modo particolare su quanto accadde negli anni 1452-53, quando per un anno il castello di Foiano fu feudo di Alfonso V re d’Aragona (1396-1458) e re di Napoli (1441-1458).

Alfonso V d’Aragona
il Grande o Magnanimo

Prima di essere conquistato dalle truppe napoletane comandate da Ferdinando, duca di Calabria, figlio naturale di Alfonso, il castello di Foiano subì un assedio di 43 giorni, durante il quale tutti gli abitanti dettero prova di grande valore, e tanto che al momento della capitolazione furono resi gli onori militari ai suoi difensori.

Il fatto d’arme fu riportato da molti autori dell’epoca, ma per oltre quattro secoli furono ignorati i Capitoli della Resa, nei quali è riportato il mantenimento inviolato dello Statuto e l’attestazione del valore dei foianesi.

Tale avvenimento fu riportato alle cronache nel 1849 con il ritrovamento della pergamena originale ratificata da Alfonso d’Aragona, fatto a Firenze nell’ex archivio Strozziano da parte di Pietro Bigazzi, (1800-1870), bibliografo e bibliotecario dell’Accademia dei Georgofili; fu in relazione con notevoli personalità del Risorgimento, massime col Gioberti e il Niccolini. Acquistò la biblioteca del canonico D. Moreni (1859), la accrebbe e la cedette (1868) insieme con altre sue collezioni alla Deputazione provinciale di Firenze. La raccolta si conserva, col nome di Biblioteca Moreniana, presso la Biblioteca Riccardiana.

Prima di parlare in modo dettagliato di questo importante fatto d’arme accaduto nel XV secolo, ritengo opportuno tracciare a grandi linee gli avvenimenti che portarono allo scontro fra: il Duca di Milano (Francesco Sforza) e la Repubblica fiorentina da una parte e il Re di Napoli (Alfonso d’Aragona) , il ducato di Savoia e la Repubblica veneta dall’altra. Causa dello scontro fu la rivendicazione da parte Aragonese del Ducato di Milano.

Accadde che il castello di Foiano, quale fedele feudo della Repubblica fiorentina fin dal 1383, quando volontariamente si pose sotto la Signoria di
Firenze, fermò per oltre 40 giorni le truppe del Re di Napoli dirette verso Firenze. Questo rallentamento dell’avanzata delle truppe napoletano, permisero alla Repubblica fiorentina, di assoldare nuove truppe, armarsi convenientemente per poi poter fronteggiare in modo adeguato il nemico.

Al tempo era a capo della Repubblica fiorentina Cosimo de Medici detto il Vecchio o pater patria (1289-1464); del Regno di Napoli Alfonso V d’Aragona detto il Grande o il Magnanimo (1416-1458) e del Ducato di Milano, Filippo Maria Visconti (1391-1447).

Cosimo de Medici il Vecchio
(Pontormo)
Filippo Maria Visconti
Medaglia del Pisanello,
(Cabinet des médailles di Parigi)
 

La penisola italiana nel XV secolo

250.20) Gli avvenimenti che portarono all'assedio di Foiano <Torna al menù>

1441, 24 ottobre: Il Duca di Milano in lotta con Firenze ne era uscito sconfitto, pertanto fu costretto in questo giorno a consentire al matrimonio della figlia Bianca Maria, soltanto sedicenne, con il condottiero Francesco Sforza (1401-1466) , che aveva quaranta anni.
Francesco Sforza figlio illegittimo del glorioso condottiero di ventura Muzio Attendolo Sforza (1369-1424), per alcuni anni era stato al servizio di Firenze (1436-1439), tempo in cui divenne grande amico di Cosimo de Medici, al tempo capo della Repubblica fiorentina.

Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti
Ritratti da Bonifacio Bembo (Pinacoteca di Brera, Milano)

1447, 13 Agosto: In questo giorno, muore il duca di Milano Filippo Maria Visconti, senza lasciare discendenza maschile che possa ereditare il più bello e ricco stato
d'Italia, come lo definì lo storico Cantù nella sua Storia degli italiani,(1855-56).

1447, 14 Agosto: Con la morte di Filippo Maria Visconti, i milanesi sperano d’averla fatta finita per sempre con i principi, così in questo giorno proclamano la Repubblica Ambrosiana, formano un governo incerto e debole, che concede il comando delle truppe milanesi ad un uomo forte e deciso, il condottiero Francesco Sforza, il quale sposo della figlia naturale di Filippo Maria Visconti, Bianca Maria, gli permette di vantare diritti di successione al ducato di Milano.
Tale aspirazione non trova il consenso di alcuni stati italiani, quali la Repubblica di Venezia, il Ducato di Savoia, il Marchesato del Monferrato e il Regno di Napoli, i quali si uniscono in una Lega per combattere lo Sforza.

1450, 11 Marzo: Francesco Sforza, dopo le vittorie ottenute, il 16 Luglio a Salsomaggiore e il 14 Settembre 1448 a Caravaggio, entra trionfalmente in città, dove ad acclamazione popolare è dichiarato duca di Milano.
Nel frattempo, per fronteggiare la Lega che si è formata contro di lui, il Duca di Milano si allea con la Repubblica fiorentina, guidata dal suo buon amico Cosimo de' Medici il Vecchio, con lo scopo di contrastare un eventuale intervento militare del re di Napoli.

1452, 18 Marzo: Federico III (1415-1493), duca asburgico d’Austria divenne Federico V (1424) e come re tedesco prese il nome di Federico IV. Infine sceso in Italia con l'intenzione di mettersi a capo della Lega, viene ricevuto in Vaticano dal papa Niccolò V (1447-1455), il quale lo incorona Imperatore del Sacro Romano Impero (fu il primo Asburgo ad avere questo titolo).
Le accoglienze in Italia riservate al potente sovrano, sono ovunque splendide, sia a Siena, che a Roma, Gaeta e specialmente a Napoli.
In qualunque città vada, l’imperatore è molto ben trattato trattenendosi a suo piacere e tale accoglienza gli fa sbollire gran parte delle ire bellicose che aveva al suo arrivo in Italia. Di li a poco, pacificamente, felice per l'incoronazione e per le accoglienze ricevute ovunque, Federico riprende la via del ritorno, parte da Napoli, passa per Roma, Firenze e Venezia per tornare in Germania. Ma subito dopo la sua partenza riprendono immediatamente le ostilità fra il duca di Milano e la Repubblica veneta.

Federico III Imperatore
di Hans Burgkmair
Papa Niccolò V(1447-1455)
Tomaso Parentucelli (1397-1455)

1452, 2 Giugno: Il re di Napoli, Alfonso V d'Aragona, quale alleato della Repubblica veneta, in questo giorno manda un ultimatum a Firenze perché interrompa l'alleanza con lo Sforza. Nel messaggio si avverte la Repubblica fiorentina delle ragioni che lo muovono ai loro danni. In precedenza vi era stata una fitta corrispondenza tra Alfonso d'Aragona e Cosimo il Vecchio, in quale molto preoccupato, fa di tutto per guadagnare tempo, cercando di dissuadere re Alfonso ad entrare in guerra, per il motivo che Firenze non ha ancora un esercito adeguato per fronteggiare le truppe napoletane.
I fiorentini, contrariamente alle loro consuetudini, ricevuto l'ultimatum decidono che (……) la Signoria con a capo il Gonfaloniere Giannozzo dei Pitti, prenda balia da durare cinque anni, per dare agio di provvedere a tutti i bisogni. I Priori in Firenze in quell'anno erano: (……) Cosimo de' Medici, Neri Capponi, Angelo Acciaiuoli, Luca degli Albizi, Otto Niccolini, Castello Caratesi, Domenico Boninsegni, Francesco Orlandi, Giuliano Particini e Bartolomeo Franceschi.
Nel frattempo, il re di Napoli Alfonso, che aveva approntato un potente esercito, ne da il comando al giovanissimo figlio naturale Ferdinando duca di Calabria (1423-1494), che alla morte del padre salirà sul trono di Napoli come Ferdinando I (1458-1494), conosciuto anche come Ferrante I.
Poggio Bracciolini, (1380-1459 ) nel Libro VIII delle sue Istorie fiorentine e Scipione Ammirato (1531-1601) nel Libro XXII delle Istorie fiorentine, dicono che l’esercito del Duca di Calabria era composto da circa 7000 cavalli e 4000 fanti e che il vero comandante era il Conte d’Urbino, Federico da Montefeltro, oltre ad altri validi consiglieri e famosi capitani del tempo, quali Antonio Caldora, Leonello Accrociamuro, don Garzia Cavaniglio e Orso Orsini, e il Marchese di Ventimiglia, perché il Duca era giovane e inesperto nella guerra.

Ferdinando Duca di Calabria
(Parigi, Museo del Louvre)
Federico da Montefeltro
(1422-1482)
(Pier della Francesca)

1452, Luglio: Il figlio di Alfonso d’Aragona, Ferdinando duca di Calabria con il suo esercito, partito da Napoli si dirige alla volta di Firenze sua odiata nemica, attraversato l’Abruzzo, per la via di Spoleto e di Perugia, verso la metà di luglio entrò nel territorio fiorentino,(ponte di Valiano) per opera di un traditore nominato Antonio Salimbeni, che eccitò i valianesi a ribellarsi alla Repubblica fiorentina, a cui si erano sottomessi con atto del 26 marzo 1427 (E. G. Bianchini, L’assedio di Foiano nel 1492, 1892).
Al tempo Valiano era un passaggio obbligato per entrare in Val di Chiana, essendoci uno dei due ponti esistenti per attraversare la palude.
La cosa non passò inosservata da Foiano, dagli spalti del castello si vide in lontananza nella direzione di Valiano molto fumo causato dai fuochi dell’accampamento delle truppe napoletane.
Piero di Somma che era Connestabile del comune di Foiano per conto della Repubblica Fiorentina, che oltre ad amministrare il castello, comandava anche il presidio militare, al tempo composto da circa 200 fanti, inviò alcuni uomini per rendersi conto di ciò che accadeva a Valiano, e gli stessi di ritorno dopo alcune ore portarono notizia dell’occupazione di tale castello da parte del Duca di Calabria, che era la comando di un grande esercito.
Intuito l’imminente pericolo per il castello di Foiano, il Somma immediatamente inviò un corriere a Firenze con messaggi informativi su quanto stava accadendo in Val di Chiana. Successivamente adunò il popolo invitandolo a prepararsi per la difesa del castello. Fece chiamare dalla Villa del Pozzo, ormai soggetta a Foiano fin dal 1436, tutti gli uomini validi alle armi e compresi quelli della campagna, formando così un buon numero di uomini per la difesa.
Nel castello furono accumulati viveri di ogni sorta, molti uomini furono posti di vedetta ai confini del Comune ed alcuni fidati e scaltri l'infiltrò nel campo nemico per assumere informazioni sulle mosse e intenzioni del Duca.

Dopo la conquista di Valiano, il duca di Calabria pensa d’attaccare Cortona, ma dietro consiglio di Federico da Montefeltro (1422-1482), rinuncia e si dirige verso Castiglion Aretino (oggi Fiorentino); occupa qualche piccolo castello strada facendo, ma a circa cinque miglia da Arezzo, gli giunge notizia dell’arrivo di truppe della Repubblica fiorentina guidate dal Simonetta di Castel di Piero a da Astorre Manfredi signore di Faenza.

Lo storico Scipione Ammirato, op. cit. dice: Venne adunque Ferdinando infino a cinque miglia presso ad Arezzo, ove occupate intorno a cinque piccole castella si venne in disputa per quale via si avesse a prendere e procedere seguendo la valle della Chiana a mano diritta oppure calare a man manca e vedere d'espugnare Foiano per aprirsi la via d'entrata nel Chianti. Fu proposto Foiano oltre gli altri luoghi e rispetto, sperando per questa via potere avere maggior copia di vettovaglie.
Non desiderando scontrarsi con il nemico, Ferdinando di Calabria decide di tornare indietro fino al Ponte di Valiano, dove riattraversate le Chiane si dirige verso Foiano, castello dall’aspetto non molto difeso, inoltre risultandogli essere ben fornito di vettovaglie, a lui indispensabili per il proseguimento della campagna.
Oltre a ciò, una volta conquistato il castello di Foiano, questo può divenire un’ottima base operativa, per aprirsi una buona direttrice attraverso il Chianti, per poi dirigersi verso Firenze.
250.30) L’assedio del castello di Foiano <Torna al menù>
1452, 22 Luglio: In questo giorno le truppe napoletane arrivano sotto le mura del castello di Foiano, così dice Scipione Ammirato, op. cit. (……) accampossi dunque l’esercito intorno a Foiano a’ 22 di quel mese, con le notevoli forze, alcune migliaia d’uomini e di cavalli, quindi Ferdinando è autorizzato a pensare che sarà facile impresa conquistare Foiano, a tal fine intima ai foianesi d’arrendersi e aprire le porte del Castello.

Ns. ricostruzione del castello di Foiano nel XV secolo – Castelvecchio

La risposta di Piero di Somma è negativa, anche perché da Firenze ha avuto assicurazione che riceverà rinforzi al più presto e pertanto decide di resistere.
Gli assediati non si perdono d'animo di fronte a tale dispiegamento di forze e mezzi e come scrive il prof. E. Giuseppe Bianchini, op. cit. (……) la gagliarda difesa che opposero quei di Foiano a forze così ben provviste, ordinate e vigorose, merita certamente di essere sollevata dall'ingiusto oblio in cui giace.
E' vero bensì che certi eroismi quanto meno sono ricordati nella vita dei popoli più crescono d'ammirazione presso i posteri.

Niccolò Machiavelli (1469-1527) nelle Istorie Fiorentine, Libro VI, ha lasciato scritto su questo episodio, che (……) Era il castello debole di mura, piccolo, e perciò non pieno di molti uomini, ma secondo quelli tempi erano reputati feroci e fedeli, tenendo presente che la parola feroce è usata come sinonimo di “fiero e amante della propria libertà e della fede giurata”.

Lo storico Poggio Bracciolini, op. cit. ricorda l’assedio di Foiano dicendo, (……) non meno degli uomini il castello fu difeso dal valore delle donne, le quali, oltre alla preparazione dei cibi per i difensori, provvedono alla cura dei feriti, all'interramento dei morti, alla bollitura dell'acqua, dell'olio e della pece, che ad ogni attacco nemico sono rovesciati sopra gli assalitori.

La Repubblica fiorentina come promesso, manda aiuti agli assediati e a tale fine fa partire da Arezzo il capitano Astorre Manfredi al comando di 500 cavalieri ben armati, i quali cercano di prendere alle spalle le truppe napoletane.
Il Manfredi dopo aver fatto un largo giro in Val di Chiana, giunge vicino a Montepulciano da dove intende condurre un attacco di sorpresa, ma tradito da uno staffiere, disgraziatamente per lui e per i bravi foianesi è atteso in una imboscata da Federico da Montefeltro che lo assale.
Nello scontro il Manfredi perde oltre 100 cavalieri, perciò è costretto a fuggire per salvare il salvabile.
Così questo fatto d’arme lo storico Scipione Ammirato descrive: (…) Ma tradito Astorre Manfredi da un suo staffiere mentre andato con 500 cavalli in quel di Montepulciano, attendeva il tempo di assalire i saccomanni del Duca, e per questo dato in una imboscata, ove perde più di cento de’ suoi cavalli, grandemente la difesa di questo castello (di Foiano) venne a turbare.

Astorre Manfredi (1412-1468)
(Opera di Mino da Fiesole)
National Gallery of Art, Washinton D.C.

Da Firenze seguitavano ad arrivare ordini di resistere il più a lungo possibile per dare agio e possibilità ai fiorentini di prepararsi adeguatamente alla guerra.
L'esercito napoletano era provvisto di tutte le armi e macchine da assedio allora conosciute, come baliste, arieti, talpe, graffi, oltre ad essere fornito di una nuova arma, le bombarde, rudimentali cannoni caricati con polvere pirica inventata da poco.

Era la prima volta che le mura, i torrioni, gli spalti del castello ovale di Foiano vedevano tali macchine da guerra e per la prima volta soggetti alla prova del fuoco.
I soldati napoletani erano sicuri di potere in pochi giorni smantellare le mura, aprirsi un varco ed irrompere nel castello. Fu vana fatica.
Ogni volta che essi accostavano le loro macchine da assedio alle mura, erano accolti con lanci di pietre, acqua ed olio bollente, oltre a gragnole di frecce che si abbattevano sugli assalitori.
Come dice E. G. Bianchini op. cit. (…..)i giorno passavano e Ferdinando, furioso per la resistenza che non si sarebbe immaginato di trovare, ordinò che si costruissero in fretta e in furia delle torri mobili di legno di tale altezza da eguagliare quella della mura.
Ma anche le torri mobili di legno risultarono inutili, ogni volta che venivano avvicinate alle mura, i foianesi le investivano con lanci di pietre, bitume, pece greca ed altre sostanze infiammabili, provocando il loro incendio e di conseguenza le rendevano inservibili.
Le uniche armi che provocano danni erano le bombarde che lanciavano rudimentali proiettili contro le mura, che benché solide, non sempre resistevano ai colpi di queste nuove armi, per cui in alcuni tratti venivano aperte delle brecce, a difesa delle quali, uomini e donne si gettavano con accanimento per tamponare i varchi apertisi, nei quali si accendevano delle feroci zuffe per respingere il nemico.
In questa strenua difesa le donne si distinsero in modo particolare e come racconta Niccolò Mannozzi nella sua opera, Apologia o vero difesa dell’aria di Foiano, 1613, (…..) le donne erano delle vere eroine e si battevano insieme agli uomini da sembrare delle vere Amazzoni.
Le donne più anziane provvedevano alla cura dei feriti, dei malati e dei moribondi, altre provvedevano alla bollitura dell’acqua e dell’olio, alla preparazione dei cibi per i combattenti e al seppellimento dei cadaveri.
Chi non era abile al combattimento, le persone anziane ed i ragazzi stavano a pregare il buon Dio per il buon esito dell’assedio.

1452, 26 Agosto: I prodi foianesi, dopo 35 giorni che hanno vigilato notte e giorno con lance, spade, scuri, pietre e fuoco, tenendo testa agli assalitori, sperando ancora nell’arrivo di aiuti da parte di Firenze.
Gli assediati per guadagnare ulteriore tempo propongono agli assalitori, tramite, come dice Scipione Ammirato, op. cit. (……) il Connestabile, Pietro di Somma difensore di Foiano, dopo aver subito la demolizione di buona parte delle mura del castello a seguito dell'impiego delle bombarde, fu costretto a pattuire coi nemici d’arrendere, salvo l'avere e le persone, se fra lo spazio d’otto giorni dà fiorentini non ricevesse soccorso, essendo i difensori stanchi, lassi, e la maggior parte feriti, tanto i fanti forestieri che gli uomini della terra.
Il duca Ferdinando di Calabria accetta quella strana richiesta degli otto giorni, che vista a distanza d’anni appare molto curiosa.

1452, 2 Settembre: In questo giorno passati gli otto giorni di tregua, dopo quarantatre giorni d’accanita difesa, il castello fu consegnato a Ferdinando (E.G. Bianchini, op. cit.), tramite gli ambasciatori e pacieri foianesi Vanni Angelo, Paffetti Angelo e Biancarelli Angelo, che firmarono l’atto di resa, nel quale Ferdinando Duca di Calabria concesse ai foianesi patti onorevolissimi.

1452, 10 Ottobre: L’atto di resa fu ratificato definitivamente da Re Alfonso d’Aragona nel Castellonovo di Napoli Pietro di Somma è lasciato libero di ritornare a Firenze, (……) dove al suo arrivo fu amorevolmente accolto (E. G. Bianchini, op. cit.), per la lunga e splendida difesa del castello di Foiano.
La lunga e splendida difesa del castello di Foiano, dette modo e tempo ai fiorentini di munire i castelli più importanti e di mettere in piedi un ragionevole esercito al comando del valoroso Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468) Signore di Rimini.

Sigismondo Pandolfo Malatesta
(opera di Pier della Francesca
250.40) Capitoli della resa di Foiano <Torna al menù>
Per fare cosa gradita ai foianesi amanti della propria terra, a dimostrazione e testimonianza del valore dei loro antenati, di cui andare orgogliosi di così eroici trascorsi, riportiamo il testo dei Capitoli di resa fedelmente trascritto.

Nos Alfonsus Dei gratia Rex Aragonum, Siciliae citra et ultra Farum,
Valentiae, Hierusalem, Hungariae, Maioricarum, Sardiniae et Corsicae; Comes Barchinonae; Dux Athenarum et Neopatriae, ac etiam Comes Rossilionis et Ceritaniae. Exhibitis nuper et reverenter praesentatis per fideles et dilectos nostros Marchionem Angeli Vannis, Angelum Pafferii et Angelum Biancarelli de Fuyano, syndicos ad universitate et hominibus ipsius terrae nostrae Fuyani ad Maiestatem nostram Missos, capitulis et pactis initis et firmatis inter illustrissimum et carissimum filium primogenitum ed locumtenentem nostrum generalem dominum Ferdinandum de Aragonia Ducem Calabriae, cum esset cum exercitu nostro in obsidione ipsius terrae, nomine et vice.... (testo parzialmente lacerato) parte, ac universitatem seu comunitatem ejusdem terrae tunc obsessae parte ex altera, pro reductione ipsius universitatis ad fidelitatem et coronam Majestatìs nostrae, tenoris sequentis.
Capituli firmati et turati infra lo illustrissimo Signore don Ferrando de Aragona, Duca de Calabrie, figlio primogenito de la serenissima Maiestà de lo Signore Re de Aragona ed de Sicilia etc., e la Comunità de Fuyano,hogi infrascripto dì.
Imprimis, dimandano li citatini e foresteri che sono hogi in la ditta terra de Fuyano che possano tenere la ditta terra in quello stato che è a lo presente per tutto veneredì primo da venire; infra lo quale termeno possano mandare doi o tre citadini loro, insieme con uno homo de quilli de missere Iannone de Crema in Fiorenza a dimandare soccorso e fare loro scusa. Placet domino Duci.
Item, che infra lo ditto termine, cioè per tutto veneredì primo da venire non debea offendere la una parte all’altra, né l’altra a l'altra, nè la ditta terra debea receptare alcuno homo d'arme fante ad pede, nè altra gente de che conditione vole essere se sia, nè introducere munitione alcuna, nè fare alcuno riparo; ma debeano la una parte e l’altra lassare le cose como stanno al presente, et nexuno de quilli che sono dintro non debiano uxire fora de la ditta terra de Fuyano sencza licencia de lo illustrissimo Signore Duca, excepto che venesse a
loro infra lo ditto termine soccorso in manera che vedessero le bandere con lo exercito de' Fiorentini. Placet domino Duci.
Item, li ditti homini de Fuyano tanto terraczani quanto foresteri promettono che, non venendo a loro soccorso da' Fiorentini a lo ditto termene per modo che levassero de campo lo ditto Signore Duca con tutto lo suo exercito, consignarano sabbato di matina primo futuro, a la ixita de lo sole, la ditta terra de Fuyano ad ipso illustrissimo Signore Duca o ad altro per ipso sencza contradictione et dilacione alcuna Placet domino Duci.
Item, per maiore securità de lo ditto Signore Duca, li ditti citadini e foresteri prometteno donare per stagi ad ipso Signore Duca lo figlio de missere Iannone de Crema et tre altri homini de Fuyano, ad electione de lo ditto Signore Duca. E venendo lo soccorso per modo che leveno lo ditto Signore Duca da Campo promette lo ditto Signore Duca in quillo caso rendere li detti stagi. Placet domino Duci.
Item, consignata che serà la ditta terra de Fuyano ad ipso illustrissimo Signore Duca, lo Podestà che è al presente de Foyano cum tutta sua robba e famiglia sia libero e securo, e possa andare dove li piacerà sencza alcuna cabella o spesa. Placet domino Duci.
Item, che misere Iannone de Crema con tutti li soi, Frasco e lo Capitaneo con tutti li loro, e quilli de la Vecchia e quilli del Paduano, et omne altro foresteri che là fosse, siano salvi e securi con tutta la loro roba cavalli et arme, et possano securamente andare dove li piacerà sencza esseregli dimandato debito alcuno né altra spesa; e si avesseno guadagnata robba alcuna, sia loro: et habeano salvacondutco da lo ditto S. Duca de andare fi ad Areczo con tutte le robbe arme et cavalli. Placet domino Duci.
Item, che tutti li uomini grandi e picchioli de Foyano siano salvi e securi de l’havere, e de le persone; e si alcuno de loro fosse de fora e volesse venire ad habitare in Foyano, possano venire liberi e securi; et s'el fosse alcuno de Foyano che habitasse de fora, la robba sua sia cussì secura como quella de li habitanti in Fuyano. Placet domino Duci.
Item, quel Comune de Fuyano in perpetuo sia exempto da omne factione e gravecza ordinaria et extraordinaria, excepto de lo salario del Governadore o Podestà al quale concedono de salario in sei misi centovinti fioreni de libre quattro e soldi tre per fiorino. E sia tenuto lo ditto Podestà tenere uno Notaro sufficiente, che non sia tenuto de fare le scritture del Comune sencza alcuna solucione. Placet domino Duci.
Item, sia tenuto lo ditto Podestà tenere doi famigli et uno cavallo: et a la fine de li sei mesi debea lassare una balestra et uno tarachone (1) boni a la municione de lo Comune. Lo quale Podestà sia tenuto fare ragione secondo li statuti et ordini de Foyano in civili et in criminali; et al fine de lo suo officio debea stare a sindicato. Placet domino Duci.
Item, che lo ditto Comune de Foyano sia tenuto dare onme anno a la ditta Maiestà del Signore Re de Aragona, o vero a lo illutrissimo Signore Duca de Calabria fiorini trenta per incenso, como davano al Comune de Fiorenza.
Placet domino Duci.
Item, che omne intrata, pasqui, silve, piani, et omne altra cabella menuta e preventi siano liberi del Comune como sono stati per lo passato. Placet domino Duci.
Item, che ditto Comune possa comperare del sale dove li pare e piace: et in casu che la ditta Maiestà o lo ditto illustrissimo Signore Duca lo volessero dare, lo debano soldi quaranta lo stajo, cioè libre setantadoe per stajo, conducto in Fuyano. Placet domino Duci.
Item, che omne grano, biada, et altro recolto, li ditti homini le possano vendere dove li piacerà e parerà, non bisognando a la ditta Maiestà o a lo dicto S. Duca, excepto in terra che a la Maiestà sua fosse inimica. Placet domino Duci. Item, s’ei fosse alcuno de Fuyano che non volesse habitare in la ditta terra, habea termeno de octo dì de andarsene con la sua robba; et abea salvoconducto. Placet domino Duci.
Item che in la ditta terra de Fuyano omne mese una volta se possa fare mercato, et omne uno che lì venesse, sia libero per quello dì d’omni debito che havesse, e cussi la sua roba. Placet domino Duci.
Item, che omne anno una volta se possa fare in la ditta terra una fera per tre dì, incomenciando la vigilia de Sancto Angelo. Placet domino Duci.
Item, che lo dicto Signore Duca non debea dare Fuyano a Signore nè a Signora alcuna, sencza voluntà de la ditta Comunità. Placet domino Duci.
Item, che le condemnacione pecuniarie siano do lo dicto Comune. Placet domino Duci.
Et per observatione de li presenti Capitoli, li ditti uomini de Fuyano tanto terraczani quanto foresteri iuraverunt ad Sancta Dei Evangelia inviolabiliter et ad unguem observare tutte e singole cose contente in ipsi capituli, e non contravenire in alcuna de quelle.
Acta et firmata sunt praesentia Capitula in regiis felicibus castris contra Fuyanum, die vicesimosexto mensis Augusti, XV Ind., anno millesimo quatringentesimo quinquagesimo secundo

Tralascio di riportare l’ultima parte dei Capitoli, perché non interessa Foiano, ma è semplicemente la parte finale in latino del documento.
Tutti gli storici che hanno parlato o scritto su tale documento si fanno meraviglia del modo e maniera con le quali il Duca di Calabria trattò i foianesi, i quali più che da vinti, vi figurano come dei vincitori. Inoltre tutti riconobbero e ammirarono il valore, la tenacia e la resistenza dei difensori del piccolo castello di Foiano.
Dopo la conquista da parte napoletana di Foiano, tutti gli abitanti superstiti vennero lasciati liberi di restare o abbandonare le loro case.
La maggior parte di essi decise di lasciare il castello di Foiano, anziché sottomettersi all'invasore.
Foiano anche se quasi totalmente abbandonato dai sui abitanti, in virtù della sua felice posizione territoriale, venne utilizzato in modo stabile dai napoletani, quale base operativa per proseguire la guerra contro Firenze e a tal fine vi tennero una guarnigione stabile di circa 400 fanti con altrettanti cavalli.

Nel frattempo il Duca di Calabria conquista il 14 Settembre anche il castello di Rencine in Val d’Elsa dopo 4 giorni d’assedio. Il 20 dello stesso mese le milizie napoletane ponevano il campo intorno a Castellina, piccola rocca sui confini del Chianti a dieci miglia da Siena; e anche qui furono sprecati 44 giorni senza alcuno risultato (E. G. Bianchini, op. cit.).
Sopravvenuta la cattiva stagione con freddo e neve, l’esercito napoletano si ritirò lunga la costa tirrenica dove il clima era più mite, per svernare in luoghi più temperati e più provvisti di strame per i cavalli.
Con l'arrivo della primavera fra le truppe napoletane scoppia una fierissima pestilenza, ed a causa della quale il duca di Calabria è costretto a mandare a casa molti suoi capitani e soldati.
Di questa situazione approfittano i fiorentini, i quali per assicurarsi una sicura riuscita delle operazioni militari, assoldano il capitano Emmanuello Appiano signore di Piombino con 1.500 cavalli e provvisto di un buon numero d’artiglierie.
250.50) Riconquista del castello di Foiano <Torna al menù>
1453: Con l’arrivo dell’estate le truppe fiorentine guidate dall’Appiano riconquistano i castelli del Chianti, per poi dirigersi verso Foiano.

1453, 24 Agosto: Giunti a Foiano, i fiorentini trovarono una strenua difesa da parte napoletana, dice E. G. Bianchini op. cit. (…..) tuttavia abbattute le porte e una parte delle mura col mezzo di poderose baliste, il castello fu preso e l’Appiano vi fece il suo ingresso sul mezzodì del 24 agosto (1453) impadronendosi di una immensa quantità di grano che i soldati del re di Napoli vi avevano accumulato per il valore di 50.000 fiorini e tollerando che i suoi mettessero a ferro e fuoco il disgraziato castello, il quale ebbe così più danno a soffrire da parte dei suoi liberatori che non fosse stato quello cagionatogli dai nemici.
All'interno del castello le truppe dell’Appiano, oltre all'ingente quantità di grano, vi trovarono il Viceré del regno di Napoli, duca Ferdinando di Calabria, che fecero prigioniero.

Da E. G. Bianchini op. cit. nelle Note d’appendice del Priorista Buondelmonti riportiamo quanto segue: (…..) messono (i fiorentini) a sacco Foiano quale era stato fortificato, e restovvi prigione il Viceré con 400 cavalli, e vi si predò assai, e massime quantità di grano che valeva più di 50 mila fiorini. Il Viceré si riscattò per 3.000 fiorini......prosegue l’autore (……) i Fiorentini per ristorare i poveri Foianesi ordinarono in Firenze che per 1 anno fosse dato a ciascuno, maschi e femmine, da 16 anni fino a 70, 1 staio di grano e 6 lire di denari per ciascuno mese; e dai cittadini privatamente fu fatto un gran bene; oltre a questo (……) i terrazzani di Foiano , sia maschi che femmine furono esentati dal
pagamento di qualsiasi tributo per il tempo di 5 anni, e per lo stesso periodo la Comunità di Foiano riceve (……) 100 staia di sale dalla Comunità d’Arezzo, di peso di libbre 72 lo staio.

Per il valore dimostrato dai foianesi durante l’assedio e per i danni
ricevuti successivamente, oltre alle esenzioni e agli aiuti sopra detti, la Repubblica fiorentina quale riconoscimento perenne verso i fedeli foianesi, da quel momento permette alla Comunità di Foiano, di fregiarsi nel proprio gonfalone del medesimo stemma di Firenze con varianti di colore, giglio (giaggiolo) giallo-arancio in campo cremisi, inoltre fu permesso ai terrazzani di Foiano di fregiarsi del titolo di nobiles viri.

Gonfalone di Foiano fin dal 1453
300) La Battaglia di Scannagallo <Torna al menù>
L’Italia nella prima metà del XVI sec.

Il periodo storico nel quale si colloca la Battaglia di Scannagallo o di Marciano,   2 Agosto 1554, è caratterizzato dalle lotte sanguinose per la supremazia in Italia, fra Sua Maestà Cattolica l’Imperatore Carlo V (1500-1558) e Sua Maestà Cristianissima il Re di Francia Francesco I (1494-1547) ed alla sua morte dal successore Enrico II (1519-1559).


L'Italia a metà del XVI sec.

Tre Pontefici del tempo, Clemente VII (Giulio de’ Medici, 1523 – 1434), Paolo III (Alessandro Farnese, 1534-1549) e Giulio III (Giovanni Maria Del Monte, 1550-1555), forse preoccupati dal successo della Riforma Luterana, si appoggiano al re di Francia, anche perché l’Imperatore è abbastanza permissivo nei confronti dei Protestanti.


Carlo V (1550 – 1558) nella rappresentazione di Van Dick
(Sua Maestà Cattolica Imperatore)
 

Francesco I (1494 – 1547) in un quadro di Closet
(Sua Maestà Cristianissima Re di Francia)


Scene del Sacco di Roma, 1527

Questo lungo conflitto toccherà il culmine con il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi di Carlo V (1527), i quali costrinsero il Papa Clemente VII (Giulio de’ Medici, 1478-1534), ad asserragliarsi in Castel Sant’Angelo.


Clemente VII (Giulio de' Medici, 1523 - 1534)

Sembrò che Carlo V stesse per realizzare l’impresa di unificare tutto l’Occidente cristiano, ma i suoi piani furono ostacolati da Francesco I, dal vigore del suo sentimento nazionale francese e dalla forza disgregatrice della riforma luterana e dai Turchi, che arrivarono ad assediare Vienna.
In questo immane scontro, l’Italia, divisa nelle molte Signorie regionali e frantumata dalle litigiose entità politiche, rappresentò un ideale terreno di conquista per gli eserciti dell’uno o dell’altro monarca.
300.10) Ritorno dei Medici a Firenze <Torna al menù>

Il 3 Agosto 1530 a Gavinana nella montagna pistoiese, l’esercito della Repubblica fiorentina guidato da Francesco Ferrucci, si scontrò con l’esercito imperiale guidato dal principe d’Orange; l’esito, fatale per i Fiorentini, determinò la fine della libertà di Firenze.

La città di Firenze, dopo lungo assedio, aprì le porte agli Imperiali, per il tradimento di Malatesta Baglioni comandante della piazza, consegnando la città al commissario pontificio Baccio Valori.
Con questo atto ha termine la Repubblica Fiorentina, dopo oltre tre secoli di storia. 
In questo trapasso di poteri, su ordine del papa Clemente VII (Giulio de’ Medici), il 18 Agosto 1530 a Firenze, nel convento di San Marco, è arrestato uno dei fautori della libertà fiorentina, frate Benedetto Tiezzi da Foiano, nativo nella villa del Pozzo, che dal pulpito aveva incitato il popolo alla resistenza, e che viene immediatamente trasferito a Roma dove il Papa lo fa gettare in un oscuro sotterraneo di Castel Sant’Angelo, dove morì l’8 Settembre 1531 “fiaccato nel corpo e nello spirito, finché di stenti morì”. (L. Neretti, 1894)
Il papa Clemente VII si era impegnato, con accordi presi a Barcellona il 29 Giugno 1529, ad incoronare Carlo V imperatore, se egli si fosse a sua volta adoperato a riportare la famiglia Medici a Firenze.


Frate Benedetto Tiezzi da Foiano

Il 5 giugno 1531 rientra a Firenze un Medici, Alessandro, messo a capo della città dall’imperatore Carlo V; l’anno successivo i 150 di Balia, quasi tutti di fede medicea, approvano la riforma istituzionale dello Stato, con la quale si decide l’annullamento del Magistero della Signoria e del Gonfalonierato di Giustizia.
In sostituzione di questi magisteri è stabilito che per il futuro lo Stato fiorentino sarà guidato da un Duca di Firenze.
Con quest’ultimo atto termina in pratica la Repubblica Fiorentina, ed in Toscana la Signoria medicea si trasforma in Principato.


Alessandro de' Medici, I duca di Firenze (1510-1537)

Il 13 Giugno 1536 Alessandro de’ Medici, nella chiesa di S. Lorenzo a Firenze, sposa Margarita d’Austria, figlia quindicenne di Carlo V.
Nella notte dell’Epifania del 1537, il duca Alessandro è ucciso a pugnalate dal cugino Lorenzino, aiutato dal sicario Scoronconcolo.

 Il 9 Gennaio 1537, un gruppo di ottimati filomedicei, guidati da Francesco Guicciardini, Francesco Vettori, Gerolamo degli Albizi, ecc., riuscirono a fare approvare dal Consiglio dei Quarantotto, Cosimo de’ Medici, “capo primario della città di Firenze e suo dominio”.
Cosimo, figlio di Giovanni de’ Medici, detto dalle Bande Nere e di Maria Salviati, benché diciottenne, subito si dimostrò deciso a governare personalmente Firenze, con idee chiare, mano ferma e con un acuto senso pratico.


Cosimo de' Medici, II duca di Firenze
e I granduca di Toscana (1519-1574)

Con questa elezione, il gruppo turbolento degli esiliati, capeggiati da Filippo Strozzi, all’epoca ritenuto l’uomo più ricco d’Italia, aveva riunito con l’aiuto del re di Francia Francesco I un piccolo esercito per scacciare da Firenze Cosimo, giudicandone inconsistente la personalità e malfermo nel potere. I fuorusciti con attacchi improvvisi in vari punti della frontiera cercavano continuamente di distogliere le forze di Cosimo.
Anche il castello di Foiano, nei primi mesi del 1537, fu saccheggiato e incendiato dagli uomini di Filippo Strozzi, mercenari guidati dal figlio Roberto.

Il 2 Agosto 1537 a Montemurlo, vicino Pistoia, le truppe di Cosimo si scontrano con le forze di Filippo Strozzi, il quale oltre a rimaner sconfitto fu fatto prigioniero insieme a molti nobili fiorentini. Alcuni di questi fuorusciti fiorentini fatti prigionieri, furono decapitati, ed altri mandati nelle carceri di varie città della Toscana; i meno colpevoli furono graziati per intercessione di parenti o di amici. Filippo Strozzi fu imprigionato nella Fortezza da Basso di Firenze e col consenso dell’Imperatore, fu stabilito di fargli il processo, ma dopo pochi giorni il prigioniero fu trovato nella sua cella con la gola tagliata.
 
Il 20 Settembre 1537, Cosimo ottenne la ratifica imperiale da parte di Carlo V, della sua elezione e solo allora fu autorizzato ad usare il titolo di Duca di Firenze.
 
La Toscana in questo periodo, benché sia in cattive condizioni economiche, trova nel duca Cosimo un buon governante, anche se nella (……) sua vita privata fu iracondo, crudele e rotto ad ogni sorta di sregolatezze.
In ogni caso le condizioni economiche dello Stato furono sollevate, anche se non di molto, e nel complesso il suo principato fu abbastanza illuminato.
Sotto Cosimo, la città di Firenze è abbellita e arricchita con molte opere d’arte stupende, sotto di lui sono protetti molti artisti, sono fondati l’Accademia fiorentina e l’Archivio di Stato, affinché non si disperdano i protocolli dei rogiti notarili di tutto lo Stato, sono curate soprattutto la milizia e le finanze; infine per suo volere, sono iniziati i lavori per il disseccamento dei fondi palustri in Val di Chiana.

Nel 1552 la Toscana era divisa fra la Firenze e Siena.
In Val di Chiana i castelli di Civitella, Castiglion Fiorentino, Marciano e Foiano erano sotto la signoria fiorentina; Monte S. Savino era sotto la signoria dei di Monte (Giulio III) e Sinalunga e Lucignano erano sotto la Repubblica Senese.


Territorio toscano introno al 1550 - Ns. elaborazione

Il confine tra lo Stato fiorentino e quello senese era costituito dal fiume Esse. Questo territorio fu il palcoscenico dello scontro tra due eserciti: quello fiorentino affiancato da soldati spagnoli di Carlo V, comandato da Gian Giacomo de’ Medici, duca di Marignano e quello senese aiutato da truppe francesi inviate da Enrico II re di Francia, guidato da Piero Strozzi, esule fiorentino e figlio di Filippo. 


Da mappa del XVI sec. – Ns. elaborazione


Mappa del XVIII sec. (parziale) - ns. elaborazione

300.20) La guerra di Siena (1552-1559) <Torna al menù>

A seguito di precedenti fatti d’arme avvenuti tra Francesco I e Carlo V, fin dal 1535 a Siena era presente un presidio spagnolo al fine di tenere sotto tutela la Repubblica Senese.
Nel 1547, alla morte di Francesco I, sale sul trono di Francia Enrico II, che proseguirà nella medesima politica del predecessore.


Enrico II, (1519-1559) - (Nicola Beautriret, 1558)

Il 27 Luglio 1552, i cittadini senesi si sollevano contro le truppe spagnole, presenti in città, insieme a quelle fiorentine accorse in loro aiuto, che sotto l’incalzare dei rivoltosi sono costrette a rifugiarsi nella fortezza della città.
Alcuni giorni prima della sollevazione, i Senesi avevano stretto un patto segreto con il re di Francia, Enrico II (1519-1559), sotto il tacito consenso del papa Giulio III (Giovanni Maria di Monte, 1550-1555).

Il 1 Gennaio 1553 transita in Val di Chiana l’esercito dell’imperatore Carlo V proveniente dal napoletano, dopo aver attraversato lo Stato pontificio con il permesso del papa Giulio III.
Questa truppa si ferma alcuni giorni nel territorio del castello di Foiano, dove si approvvigiona abbondantemente, per poi proseguire verso Nord per contrastare l’esercito francese. 

In questo periodo il territorio della Val di Chiana è oggetto di continue scorrerie di bande armate al servizio dei contendenti; il castello di Foiano, per la sua posizione strategica, è sede stabile di bande al soldo di Firenze.

Il 2 Gennaio 1554, giunge a Siena insieme con altri fuorusciti fiorentini Piero Strozzi (1510-1558), inviato dal re di Francia, Enrico II, quale suo luogotenente, per assumere il comando delle truppe della Repubblica Senese, in guerra contro la Spagna e lo Stato Fiorentino.
Nel frattempo il duca Cosimo, trovandosi con scarsa protezione militare a seguito della partenza delle truppe spagnole, per sopperire a tale deficienza, assolda 5.000 mercenari tedeschi e pone le sue truppe sotto il comando di Gian Giacomo de’ Medici duca di Marignano (Melegnano).
Questi, inizia le ostilità, entrando con le truppe fiorentine nel territorio senese.


Piero Strozzi (1510-1558) - Palazzo Strozzi, Firenze

Il 26 Gennaio (1554), occupa a Siena il forte fuori Porta Camollia e pone l’assedio alla città, senza risultati buoni a causa del terreno disagiato su cui è posta e il lungo perimetro delle sue mura.
Il duca Cosimo, per prendere tempo, accetta un’interme- diazione del papa Giulio III che; tra le altre cose chiede la restituzione ai Senesi del castello di Lucignano, conquistato ancora una volta dai Fiorentini. Il castello è riconsegnato dopo lunghe trattative, durante le quali Cosimo approfitta per reclutare altri 2.000 fanti forestieri italiani, con i quali rafforza le difese dei castelli di Montepulciano, Foiano, Arezzo, della Val d’Elsa e di Firenze. 
     
Nei mesi successivi di Febbraio – Marzo, a seguito della non riuscita chiusura della città da parte dei Fiorentini, le truppe senesi si muovono abbastanza agevolmente da Siena, compiendo incursioni nella parte sud della Val di Chiana, al ponte di Valiano, nei territori di Montepulciano e Chiusi. Ai piedi di quest’ultimo castello, il 23 Marzo (1554), i soldati di Piero Strozzi, tesero una imboscata a circa 600 soldati fiorentini guidati dai capitani Ridolfo Baglioni e Ascanio Della Cornia. Questi, dopo essere circondati, furono sbaragliati dai Senesi; il Baglioni rimase ucciso e Ascanio Della Cornia, ferito, fu fatto prigioniero e portato a Siena.   

Nei mesi di Aprile e Maggio, proseguono le scorrerie nel territorio effettuate da ambo le parti, dirette a recare danni al patrimonio, con alterni successi.

L’11 Giugno (1554), Piero Strozzi alla testa di un esercito formato da 8.000 fanti e 1.000 cavalli, esce da Siena, si dirige a Nord in territorio fiorentino, verso l’Arno.


Spostamenti dell’esercito senese dall’11 Giugno al 16 Luglio 1554
Ns. elaborazione

Raggiunto e attraversato il fiume all’altezza di Calcinaia con tutto il seguito, il     15 Giugno (1554) giunge ad Altopascio, dove s’incontra con i rinforzi giunti da Mirandola.

Il 19 Giugno (1554) le truppe fiorentine giunte nei paraggi di Pescia , sono affrontate dalle forze senesi, ma il duca di Marignano non sicuro della vittoria evita lo scontro e ripiega su Pistoia.


Spostamenti dell’esercito franco-senese dal 17 al 26 Luglio 1554 – Ns. elaborazione

Lo Strozzi, il 23 e 24 Giugno (1554), a seguito del mancato arrivo di ulteriori rinforzi francesi attesi a Viareggio, con tutte le sue forze torna sui suoi passi, passa di nuovo l’Arno in quei giorni in piena, tra Cascina e Pontedera, dirigendosi verso Siena; ma il 30 Giugno (1554) giunto all’altezza di Casole d’Elsa, con tutte le sue forze si dirige verso Montalcino.
L’8 Luglio (1554) finalmente giungono a Porto Ercole i tanto attesi rinforzi francesi ai Senesi, al comando di Blaise de Montluc e Giorgio de Reckenrot, che il 14 Luglio (1554) a Buonconvento si incontrano con le forze di Piero Strozzi.
Riunite le forze, l’esercito senese si dirige verso Siena, dove giunge il 16 Luglio (1554).

La tattica militare tenuta dallo Stozzi, è caratterizzata da continui spostamento delle truppe a tappe forzate, applicando quei principi militari che in tempi moderni è chiamata guerra di movimento, per non dare tempo al nemico di organizzarsi per dare un attacco campale decisivo.

Il 17 Luglio (1554), dopo essere giunto a Siena con tutto l’esercito, riparte immediatamente per approvvigionare di viveri la città. A tal fine l’esercito senese esce dalla città, diretto in Val di Chiana, verso i castelli ben forniti di grano, quali Lucignano, Foiano e Marciano.

Il 19 Luglio (1554) giunge a Lucignano, passando per Asciano, dopo aver riconquistato i castelli di Serre di Rapolano, Pezzuola, Campiglia e Santa Cecilia, per poi proseguire in territorio fiorentino, conquistando Alberoro e Tegoleto.     

Il 20 Luglio (1554) le truppe franco-senesi proseguendo nel cammino in territorio fiorentino, giungono nei sobborghi di Arezzo fuori Porta S. Spirito, all’altezza del duomo vecchio o colle del Pionta, cittadella religiosa aretina, all’epoca ancora in piedi, che successivamente Cosimo distruggerà.

Le forze dello Strozzi sono subito fronteggiate con un attacco a sorpresa di Girolamo Accorsi detto il Bombaglino (capitano che a Montemurlo fece prigioniero Filippo Strozzi padre di Piero), il quale uscito dalla città con un nutrito gruppo di armati, dissuade i Franco-Senesi ad attaccare la città e a ritornare sui propri passi, verso Alberoro.

Il 21 Luglio (1554), le truppe senesi guidate dallo Strozzi, giungono a Monte S. Savino, al tempo feudo del papa Giulio III, mettendo il castello a contribuzione.


Giulio III, (Giovanni Maria di Monte, 1550-1555)

Lo stesso giorno il signor Piero divide le sue forze, una parte le manda verso Civitella e le restanti verso Marciano.
Fin dall’Aprile Marciano era stato rinforzato nelle sue mura e vi erano stati ammassati grandi rinforzi e quando i Senesi vi arrivarono, nel castello vi si trovava un presidio forte di circa mille uomini, tanto da sembrare l’impresa di espugnarlo, molto difficile per lo Strozzi.

Inspiegabilmente, il comandante del presidio forte di mille uomini, capitano Lattanzio Pichi da Sansepolcro, dopo aver tenuto inutilmente raggruppate le truppe entro le mura del castello. Temendo l’assalto finale dello Strozzi, dimentico del giuramento prestato, per aver salva la vita, consegnò il castello di Marciano ai Senesi, arrendendosi vilmente con i suoi uomini, senza ostacolare in alcun modo i nemici.

Nei giorni 23 e 24 Luglio (1554) nelle zone di Civitella, Badia al Pino e Oliveto si susseguono numerosi scontri mentre il signor Piero a Marciano s’impossessa di oltre 4.000 staia di grano recentemente raccolto e via Lucignano prontamente le spedisce a Siena. 

Il 25 e 26 Luglio (1554) Piero Strozzi con il grosso delle sue milizie si diresse verso Foiano, attraversando e saccheggiando il villaggio del Pozzo e tutto il territorio circostante;

(……) Il castello di Foiano, che ormai per l’accresciuta popolazione poteva annoverarsi tra i grossi borghi della Val di Chiana, era tenuto in guardia da Carlotto Orsino, il quale con poco più di 100 fanti romagnoli di Don Guido da Gagliano, vi era corso in aiuto da Arezzo, sostituendovi Giovan Battista Martini, pauroso e inetto. All’avvicinarsi dello Strozzi egli poté sventare i tentativi di capitano Biagio, che per esser foianese cercava di persuadere i concittadini a darsi spontaneamente ai Francesi, nel capo dei quali militava. L’Orsino rincuorò tutti alla difesa e rifiutò qualsiasi trattativa con lo Strozzi; il quale chiusi sollecitamente tutti i passi all’intorno rese impossibile i soccorsi che recavano 100 fanti che il Marchese aveva spedito da Oliveto, nonché gli altri di numero pressoché uguali mossisi da Arezzo col Bombaglino. (G. Bianchini, 1894).

Lo Strozzi, giunto prossimo a Foiano, dopo aver piazzato sulla collina prospiciente il castello (attuali giardini pubblici), i due cannoni che aveva trascinato seco da Siena, con due sagri e l’altro cannone predato nella campagna di Arezzo, cominciò a battere la muraglia, all’altezza della chiesa di San Domenico (cinema Apollo), che insieme all’annesso convento rimase molto danneggiata.

G. Bianchini prosegue: Centocinquanta colpi di cannone su mura, ben più deboli di quel che si credeva, vi fecero breccia, e, all’alba del 27 Luglio (1554) preceduti da pochi Italiani più arrischiati, con a capo lo stesso Piero leggermente ferito, mossero arditi all’assalto del castello.
Il fossato che in quei tempi circondava qualsiasi terra o castello, è presto oltrepassato dagli assalitori, i quali, arrampicatisi per la scarpa del muro diroccato, investono quei di dentro con tanta furia che pochi di loro hanno il tempo di ripararsi, oltre la seconda cerchia di mura.
Nel frattempo (……) Carlotto Orsino, dopo aver fatto tutto il possibile per salvare la terra, dalla torre della Chiesa di San Domenico, con 50 archibugeri molestava il nemico. Ma le forze non aveva sufficienti a resistere e quando lo Strozzi per primo, brandendo una mazza d’arme, senza curarsi del rischio che correva la sua vita, seguito da alcuni gentiluomini fiorentini superò il primo cerchio di mura gridando “Vittoria e sacco”.


Il castello di Foiano nel giorno 27 luglio 1554 - Ns. ricostruzione

Capitano Orsino si ritirò prontamente in Palazzo (Comune), ivi affacciatosi ad una delle più alte finestre, veduta inutile ogni ulteriore resistenza, con una berretta in mano faceva cenno di arrendersi, quando un’archibugiata di un soldato tedesco lo colse in faccia e stramazzò.

(……) Una volta dentro i soldati francesi, e più ferocemente i soldati tedeschi, che erano con loro, risparmiando solo i ragazzi, vituperarono le donne e tagliarono a pezzi quanti uomini vi trovarono. Non contenti di ciò, appiccarono il fuoco alle case; ma come se il cielo stesso rimanesse indignato di tanto scempio, sessanta di loro perirono miseramente nelle rovine prodotte dallo scoppio delle polveri che quei del castello tenevano di riserva.

(……) Cinquecento – scrive il Sozzini – furono gli uccisi compreso capitano Orsino; i pochissimi superstiti rimasero quasi tutti prigionieri con il podestà Pandolfo Benvenuti.
Questo succedeva mentre il famoso Marchese era a poco più di 7 miglia distante, a Uliveto, e perché il signor Piero intendeva non altro che di spaventare coi massacri le altre terre, onde gli si avessero da arrendere senza por tempo in mezzo.

Prosegue il Sozzini: più di diecimila furono le sacca di grano nuovo che i Francesi trovarono in Foiano e vennero subito dallo Strozzi mandate, come quelle acquisite in Marciano, a Lucignano che era deposito più sicuro e più adatto a provvedere in seguito il suo esercito. Una buona parte di grano, fu anche venduta dai soldati mercenari per quattordici quattrini lo staio, a certi bottegai di Siena che erano venuti a comprare le robe del bottino.

300.30) Controffensiva medicea <Torna al menù>

La notizia della caduta di Foiano e la morte dell’eroico Carlotto Orsino, riempì di sdegno e di vendetta il marchese di Marignano Gian Giacomo de’ Medici, il quale, si era piazzato tra Monte San Savino ed Oliveto in attesa di rinforzi.
(G. Bianchini, 1894)

Il 28 e 29 Luglio (1554) le forze medicee attaccano Marciano, senza risultati positivi per l’arrivo di rinforzi inviati dal signor Piero, in aiuto degli occupanti il castello.

Il 30 e 31 Luglio (1554) proseguono gli scontri nel territorio circostante i castelli di Foiano e di Marciano, senza che si arrivi allo scontro campale, comunque con numerose perdite da parte senese.

Il 1 Agosto (1554) il campo presentava una gran confusione; lo Strozzi anche a seguito delle direttive avute dal Governo di Siena, decide di ritirarsi nel munito castello di Lucignano, poiché lo scopo della sua spedizione, rifornire la città di Siena, era stato raggiunto, perciò decise di abbandonare i castelli di Foiano e di Marciano; ma dato l’approssimarsi della notte decise di accamparsi nella collinetta di Santa Luce al fine anche di coprire la ritirata. Nel frattempo il marchese di Marignano si era subito impossessato del castello di Marciano, abbandonato dai Senesi, dove pose la sua base operativa.


Scaramucce sotto Marciano - Giovanni Stradano, 1583

Piero Strozzi non volle seguire i consigli del capitano Bentivoglio, che lo supplicava di ritirarsi nella notte, promettendogli se necessario, sacrificare le proprie milizie per salvare il grosso dell’esercito.
I cronisti dell’epoca riportano che il signor Piero rispose sdegnoso: - Chi ha paura fugga - io voglio combattere. A cui rispose di rimando il prode Bentivoglio:- Messere io fuggirò, ma sulle prime file del combattimento.-
La notte che seguì nessuno dormì, né tra le file dello Strozzi, né tra quelle del Marchese di Marignano.   

300.40) La battaglia <Torna al menù>

Il successivo, 2 Agosto (1554), di prima mattina, il Marignano intuendo quello che si apprestava a fare lo Strozzi, prima che questi imbocchi la strada di Lucignano, lo incalza con le sue truppe e lo costringe ad accettare battaglia vicino al villaggio del Pozzo, a circa tre chilometri da Marciano e altrettanti da Foiano, in ogni caso in pieno territorio di questo castello, in località Scannagallo.
  

2 Agosto 1554 - Battaglia di Scannagallo - Schieramento dei due eserciti
Ns. elaborazione

(……) i due schieramenti dislocati sui crinali di due catene collinari pressoché parallele, erano divisi a fondovalle da un fosso chiamato Scannagallo, che in quei giorni di piena estate era completamente asciutto.



Piero Strozzi aveva lasciato la cavalleria a Santa Luce al comando del conte di Mirandola, e gli oltre 10.000 fanti li aveva posti a semicerchio tra Poggio delle Donne, Poggi Grassi e vicinanze, rafforzati da circa 200 uomini armati di corazza.
Il marchese di Marignano aveva schierato il suo esercito a semicerchio sulle colline di Santa Vittoria, Nasciano e San Quirico. Tutto il territorio dello scontro rigurgitava di uomini armati e di cavalli e solamente il misero torrente asciutto, divideva i contendenti. Gli uomini eccitati, oltre che dall’attesa per l’inizio delle ostilità, erano tormentati dal caldo asfissiante, dalla sete e dalla totale mancanza di acqua, poiché nemmeno una goccia di pioggia era caduta da oltre quaranta giorni.


La battaglia di Scannagallo - G. Stradano, 1559

La siccità era tale, che di notte gli Strozzeschi avevano dovuto portare i cavalli all’abbeveratoio di Lucignano e i Medicei avevano dovuto fare altrettanto recandosi alla palude delle Chiane. Le truppe poi, per dissetarsi, acquistavano l’acqua da chi l’approvvigionava, pagandola tre o quattro giulj al fiasco.
Fin dall’alba i comandi dei contendenti erano incerti sul da farsi, preoccupati, scrutandosi a vicenda, per cercare di attaccare l’avversario nel momento più opportuno.
Il comandante dei Fiorentini, Gian Giacomo dei Medici, pur disponendo di truppe adeguate, aveva preso ulteriori precauzioni per assicurarsi la vittoria. Infatti, avendo saputo che il comandante della cavalleria Franco-Senese era ammalato di gotta, perciò impossibilitato a partecipare allo scontro, per mezzo di fidati emissari marcianesi, aveva contattato il luogotenente Guidone di Borgonovo, al quale promise 5.000 ducati, qualora nel momento decisivo avesse abbandonato il campo con i suoi cavalieri.


La battaglia di Marciano - G. Stradano, 1583

Erano le 11 del mattino, il sole alto nel cielo sfolgorava implacabile, promettendo una giornata più calda del solito. Gli squadroni della cavalleria imperiale avanzavano, con le visiere alzate e la faccia sorridente, mostrando ai fanti il desiderio di combattere.
Lasciò scritto il testimone Montalvo: “Una montagna di ferro, con piume al cielo, vista non meno brava che bella”.
La cavalleria francese, con armi e sopravvesti dorate, sembrava pronta per un bellissimo torneo. A fianco dello Strozzi si stringevamo i fuorusciti fiorentini, che levavano in alto le verdi bandiere con la scritta dantesca “Libertà vò cercando ch’è si cara;” anche se erano pensierosi perché il 2 Agosto ricordava loro due avvenimenti tristi, le sconfitte a Gavinana e Montemurlo.


La battaglia di Marciano - Palazzo Vecchio - Salone dei Cinquecento - G. Vasari e aiuti

(……) Furono i Francesi che per primi attaccarono con impeto ed a trovarsi nella posizione più svantaggiosa nel corso della mischia subito scatenatasi. Presi in contrattacco in evidente difficoltà, colpiti dalle artiglierie che implacabilmente concentrarono i loro colpi sul fosso di Scannagallo; assaltate nuovamente da cavalleria e “uomini in d’arme”, le forze dello Strozzi furono letteralmente sgominate, lasciando sul campo migliaia di morti, feriti e prigionieri, mentre le perdite delle forze medicee si rilevarono pressoché irrilevanti.
(Ivano Tognarini, 1992).
Lo Strozzi sconfitto, ferito al fianco, alla mano e alla coscia, deve lasciare il comando al capitano Clemente della Cervara e a Cornelio Bentivoglio; dopo aver combattuto con gran valore, lascia il campo di battaglia rifugiandosi nel castello di Lucignano, nel qual dopo aver ricevute le prime cure, silenzioso e umiliato riparte diretto a Montalcino.


G. Vasari "La Battaglia di Scannagallo" - Firenze, Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento

Una vecchia poesia popolare così recitava:

(……) O Piero Strozzi, ferito nel fianco
                                   di palla nemica, fra gli urli e i singhiozzi
                                   d’amara fatica, morire volevi
                                   e non il potevi.

Dopo qualche ora anche il comandante Aldo Conti e i componenti la guarnigione fuggirono dal castello di Lucignano, così quando al mattino i soldati medicei guidati dal capitano Concino, giunsero sotto le mura chiedendo la resa, gli vennero prontamente consegnate le chiavi del castello, al cui interno vennero trovati 10 cannoni, di cui 5 rinforzati e 3.000 moggi di grano.

Nella stessa notte il conte di Mirandola, comandante la cavalleria senese, giungeva a Siena con appena 15 uomini e il suo luogotenente, il traditore Guidone, giunto in città annunciava agli sgomenti cittadini la dura sconfitta.

Alcuni giorni dopo a Montalcino, Piero Strozzi fece decapitare il Conti per aver abbandonato Lucignano e Guidone da Borgonovo, comandante della cavalleria, quale principale artefice della sconfitta.


Siena da G. Ballino, I disegni delle più illustri città, Venezia, 1569

La giornata era costata molto cara ai Franco-Senesi: 4.000 morti, 2.000 prigionieri, 2 cannoni rinforzati, 4 pezzi d’artiglieria, 103 delle 130 insegne e tra queste ben 12 delle 20 ricevute dal Re di Francia.

Al tramonto a Firenze, mentre il duca Cosimo si trovava a passeggio con la corte nei Lungarni, nei pressi di piazza Santa Trinita, arrivarono dei messaggeri mandati dal Marignano, provenienti dal castello di Marciano, i quali annunciarono la riportata vittoria in Val di Chiana.
In tutta la città si propagò velocemente la notizia, ed il popolo esultante tra grida festose, accompagnò il duca Cosimo alla S.S. Annunziata per un solenne Te Deum.    

300.50) Dopo Scannagallo <Torna al menù>

Questa vittoriosa battaglia ebbe grande eco non solo in Toscana, ma in tutta l’Italia, tanto che il duca Cosimo scrisse all’imperatore Carlo V: Dio è stato servito, dando a Vostra Maestà e a Me, vostro servitore, la vittoria contro i nostri nemici.

Cronache dell’epoca riportano che questa vittoria fu festeggiata per tre giorni, durante i quali, tra il suono delle campane e delle musiche, tra le salve delle artiglierie e lo sventolio delle lacere bandiere conquistate, il Duca dalle finestre di Palazzo Vecchio, gettava a piene mani denaro alla gente acclamante.
Contemporaneamente a questa baldoria, sopra un palco innalzato nella stessa Piazza della Signoria, venivano decapitati i fuorusciti fiorentini catturati a Scannagallo, verso i quali Cosimo si era mostrato severo ed inesorabile, mentre con i prigionieri stranieri si comportò in modo comprensivo e magnanimo, dando loro denaro e viveri per facilitarne il rimpatrio (800 tedeschi, 400 francesi e 500 grigioni).   

Il fatto d’arme di Scannagallo non solo fu preludio alla caduta di Siena     (17 Aprile 1555) con la firma della capitolazione della città, ma anche della definitiva caduta della Repubblica senese (resa di Montalcino, 31 Luglio 1559).
 
Il 2 Agosto del 1561 (Santo Stefano), che per caso coincideva con gli anniversari delle vittorie medicee di Gavinana (1530), di Montemurlo (1537) e di Scannagallo (1554), il duca Cosimo, per gratitudine al Santo, creò l’Ordine cavalleresco toscano dedicato a Santo Stefano, con carattere monastico-militare, sotto la regola di San Benedetto. Il 1 Febbraio 1562, con bolla, il pontefice Pio IV (Giovan Angelo Medici, 1559-1565), ne ratificò l’istituzione, concedendo privilegi a coloro che vi sarebbero stati ammessi “a lode e gloria di Dio, a difesa della fede, ed a guardia del Mediterraneo”.
Quale insegna di questo Ordine fu scelta quella dell’ordine di Malta, ma colorata in rosso, ed il motto dei cavalieri fu “Onore et onere meo adscribantur”.

A Firenze a perpetuo ricordo per la vittoria di Scannagallo, in Piazza San Felice, fu eretta una colonna, poi trasportata nel Giardino di Boboli; in Palazzo Vecchio da Giovanni Stradano (1523-1605) e Giorgio Vasari (1511-1574) furono eseguite mirabili pitture, a perenne testimonianza di tali vittorie.
Il 24 Agosto 1569, Cosimo de’ Medici fu innalzato al titolo di Granduca di Toscana dal papa Pio V (Antonio Ghisleri, 1504-1572). Nello stesso anno, anche per ringraziare il Pontefice, dette il via ai lavori per la costruzione di un tempio sacrario, titolato a Santo Stefano alla Vittoria, per abbreviazione detto semplicemente Tempio di Santa Vittoria.


Ordine di
S.Stefano

Tempio di S. Stefano alla Vittoria, 1572

Stemma
mediceo


La scelta del luogo per l’erezione del tempio fu fatta da Giorgio Vasari come risulta dalle lettere del Vescovo di Arezzo, Minerbetti, scritte all’artista il 4 e 27 Giugno 1569.

Il granduca Cosimo fece innalzare questo tempio (……)“ sulla sommità di un colle dominante l’antico campo di battaglia ed a glorificazione del suo coronato sogno di potenza.
(……) da parte sua il Comune di Foiano accollò alla Fraternita, come si rileva da un messale del 1600, l’obbligo di “fare eseguire un officio funebre per li morti che morirono nella presa di Foiano”, officio funebre che veniva celebrato il 28 Luglio di ciascun anno (F. Palmerini, 1964).

Il Tempio di Santo Stefano alla Vittoria costruito tra il 1569 e il 1572, insieme con alcune fattorie della Val di Chiana, fu donato all’Ordine di Santo Stefano.

(……) Al momento in cui sotto l’Impero Francese, l’Ordine fu soppresso, le sue proprietà in Foiano furono trasferite in un primo tempo allo Stato e poi alla Casa Granducale regnante. Alla Fraternita di S. Maria di Foiano, fu invece passata la proprietà e la custodia del Tempio di Santa Vittoria (F. Palmerini, 1964).

Successivamente, nel XX sec. tutti i beni della Fraternita di S. Maria, con leggi dello Stato, passarono al Comune di Foiano della Chiana.  

Il tempio di Santo Stefano alla Vittoria, senza alcuna prova documentaria, fu attribuito a Bartolomeo Ammannati (151-1592), ma recenti studi l’attribuiscono a Giorgio Vasari (1511 – 1574).

300.60) La Battaglia di Scannagallo rappresentata nel celebre affresco del Vasari <Torna al menù>

Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, una delle opere più pregevoli di Giorgio Vasari è l’affresco “La vittoria di Cosimo I a Marciano” (1563-1565) detto anche Battaglia di Scannagallo o Battaglia di Marciano.

Nella frazione Pozzo della Chiana di Foiano della Chiana si celebra ogni anno la Rievocazione Storica della Battaglia di Scannagallo (clicca QUI) rappresentata nell’affresco del Vasari.

Il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, allora Sala del Maggior Consiglio della Repubblica di Firenze, è la più grande sala per la gestione del potere mai realizzata in Italia. Oggi è lunga 54 metri e alta 18. Ai tempi di Leonardo era più spartana e meno decorata. Fu il Vasari a trasformarla su richiesta di Cosimo I de' Medici: per accentuare l'imponenza della sala, la raccorciò e l'innalzò di 7 metri, su consiglio dell'anziano Michelangelo. In alto fece realizzare il soffitto dorato a cassettoni su cui si scorge il trionfo di Cosimo, il nuovo sovrano di Firenze, e la sottomissione della città e dei quartieri. Ai lati dipinse sei affreschi, simbolo della potenza dei Medici, uno dei quali è la rappresentazione della decisiva Battaglia di Scannagallo.

Maurizio Seracini, docente di ingegneria all’Università della California ed esperto di diagnostica dei beni artistici, nel 1975 indagò con ultrasuoni, termografie e fotogrammetrie i dipinti del Vasari a Palazzo Vecchio (Firenze) alla ricerca di un’opera perduta di Leonardo da Vinci, la "Battaglia di Anghiari", considerato il capolavoro massimo del genio (parole di Anton Francesco Doni nel 1549: un gruppo di cavalli e d’uomini che vi parrà una cosa miracolosa).
Il Seracini notò un dettaglio bizzarro nell’affresco "Battaglia di Scannagallo”, individuabile a 10 metri da terra perciò invisibile ai visitatori. Si tratta di due parole “CERCA” e “TROVA” dipinte dal vasari sopra un gonfalone. Forse un indizio del Vasari per ritrovare il dipinto perduto di Leonardo. Inoltre, scoprì che il Vasari aveva innalzato un muro davanti a un altro per dipingere la sua opera. Adesso occorre stabilire se dietro a quel muro si nasconda l’opera del Leonardo.

350) L'Organo della Collegiata del Seriacopi (1853–1858) <Torna al menù>
Collegiata di S. Martino - La cantoria e l’Organo

La Cantoria e la cassa dell’Organo furono costruiti su disegni dell’architetto Bernardo Fallani, intagliati e decorati su legno dipinto e dorato dall’aretino, Gio: Batta Mori nel 1774-75.

L’Organo istallato era quello antico della Collegiata precedente, che ben presto si guastò e rimase inattivo fino al 1830 quando Filippo Tronci di Pistoia lo restaurò.


Collegiata di S. Martino - La cantoria e l’Organo

350.10) Perizia del Seriacopi sull'Organo della Collegiata <Torna al menù>

21 maggio 1853: Durante un temporale primaverile, cade sulla Collegiata un fulmine che distrugge completamente l’Organo. Viene pertanto interpellato Francesco Natale Seriacopi perché rediga una perizia sullo stato dello strumento (da Arch. Stor. di Foiano - filza 79).

RELAZIONE di Francesco Natale Seriacopi (da Delib. del 2 Luglio 1853 - n. ° 27):

Relazione dei guasti cagionati all'Organo della Collegiata dal Fulmine ivi caduto.

Il fluido elettrico ha girato nell'interno dell'Organo, in modo che molte canne sono rimaste in parte traforate e fuse, non escluse quelle della Mostra, le quali si trovano anche saldate fortemente insieme.

Ha penetrato quindi nell'interno del Pancone e particolarmente in diversi canali contenenti le valvole relative a tutti i Registri, le quali ha in parte spezzate, e in parte così deformate, che occorre rinnovarle, unitamente alle rispettive valvole di pressione.

Nell'interno della cassa dell'aria, ha pure strappato dal posto e spezzata per mezzo, una delle ventole, increspando e abbreviando la pelle vicina a quella di cui era guarnita.

Tutte le canne dell'Organo hanno perduto la loro intonazione a cagione di una gran quantità di polvere grossolana, che unita a minutissime  particelle di calcinaccio, distaccate dalla parte posteriore del muro, si è sparpagliata su tutta la massa di canne suddette.

Talché per restaurare l'Organo, e per ridurlo regolarmente in buono stato, è necessario non solo smontare tutte le canne, livello, eco., come suole praticarsi, quando si ripulisce semplicemente, ma di più tutta la registratura superiore fissa al Pancone, onde poter lavorare nell'interno  del medesimo, quindi i mantici, che appena alzati ricadono precipitosamente in basso, e quanto altro che faccio per brevità.

Se smontando l'Organo non si troverà altro guasto che quello soprindicato, e verificato fin qui la spesa sarà di £ 250.

- Se poi aumentasse notabilmente, son convinto che la loro saggezza troverà conveniente e giusto, anche l'aumento della somma prevista, la quale può riscontrarsi discreta relativamente alla qualità del lavoro.


- Osservazioni e Progetto -


L'Organo della Collegiata fu costruito nel 1832 dal peritissimo Sig. Filippo Tranci dì Pistola, compiendolo di n° 28 registri, sei dei quali rimasero vuoti, come lo sono attualmente.

E' presumibile che fino a quell'epoca esistesse la volontà di finire, o più presto o più tardi questo Istrumento, e se fin'ora, dopo un lasso di ventun'anni, non vi è stato pensato, forse perché la somma richiesta sarà sembrata troppo sensibile per la finanza presentemente; vi si potrebbe pensare, potendosi la medesima conciliare, in modo da non portar causa di dissesto sull'amministrazione del Comune, come più oltre vedremo.


I Registri designati dal prelodato Tranci sono:


1° - Flauto in selva o Flato traverso
2° - Fagotto
3° - Corno inglese
4° - Corno da caccia o corni dolci
5° - Cornetto chinese
6° - Trombe di rinforzo

- Eseguiti ed applicati questi n° 6 Registri, abbiamo l'Istrumento del tutto finito, nel modo che è stato organizzato dal Tronci, e la spesa  è £ 1.000.
- Oltre a questo però è indispensabile l'applicazione di nuovi cappelletti di metallo in sostituzione degli attuali che, essendo stati fatti di pelle, sono così logorati che cagionano una perdita considerevole d'aria, per la quale l'Organo in complesso perde la sua robustezza e vivacità, aumentandosi anche notevolmente l'attrito dei mantici, e la spesa è £ 70.
Quindi sarebbe cosa ben fatta di portare l'intonazione di tutto l'Organo al Corista giusto, poiché essendo attualmente basso, non si può unire ad alcuno istrumento a fiato ed in convenienza si  può accompagnare come spesso occorrerebbe alle Messe a piena Orchestra, o a Cappella;
Di più se negli intervalli di questi si prova l'Organo si sente una  differenza di intonazione che offènde l'orecchio degli intendenti
£ 50.
Posso inoltre a far loro riflettere, che sebbene questo istrumento sia definitivamente compito nel modo m cui sopra, non può soddisfare agli auditori, che colla varietà delle voci, e con un'armonia aggradevole, ma fissa, e inespressiva.

Assai maggiore e indescrivibile soddisfazione peraltro potrebbe offrire al pubblico il d.to Istrumento, quando alle SS. LL. Ill.me piacerebbe di ordinare, l'applicazione di alcune mie invenzioni, e perfezionamenti, che contribuiscono a trasformare la voce fìssa, in voce espressiva, modificabile a segno da imitare quasi perfettamente il canto.

Che però ardisco avanzare una descrizione concisa delle particolarità, di cui l'Organo dovrebbe esser fornito, e sono:
 
- L'applicazione di una Fisarmonica a quattro   voci   con   appositi   registri, impiallacciata di noce all'esterno, e lucidata a specchio, con tastiera d'avorio o d'osso, collocata in modo da potersi rinnovare dal posto, per trasportarsi in Coro nei giorni specialmente di Settimana Santa, in cui è analoga la sua voce £ 350.
- La sostituzione di un montico solo ai n°4 attuali, dal quale risulta per la sua particolare costruzione, una unitezza d'aria molto considerevole, che non può ottenersi dagli altri detti a libro, o diversamente per la quale unitezza si può ottenere una accordatura possibilmente perfetta. Quindi il vantaggio di poter mettere la forza dei Soprani, in rapporto con quella dei Bassi. Pochissimo attrito ecc.  (considerato il ritratto dei vecchi) £ 150.
3° e 4° - L'applicazione del Piano e Forte, ossia Crescendo e Smorzando,  in tutto il complesso dell'Organo, o separatamente in ciascun Registro.
L'effètto di questa applicazione è tale da dilettare e sorprendere magicamente anche l'Artista e si ottiene per mezzo di un Pedale, sul quale l'Organista esercita analoga pressione, modificando profondamente col medesimo il Timbro dei vari suoni, e passando dalla più gran forza, o dal più brillante effetto, ad una gravita indescrivibile.

L'eco perfettamente imitato da sentirsi nel complesso, o separatamente a diversa distanza a piacere dell'Organista
£ 380.
- II passaggio istantaneo dei Bassi nei Soprani, e viceversa, da ottenersi con apposito Registro o pedale.  
6° e 7° - Mi trattengo dal manifestare il nome e la qualità del 6° e 7° Registro, ambedue diversi fra loro e di nuovissimo genere,    riservandomi per l'epoca dell'attivazione, il piacere di poterne far sentire l'effètto, unitamente a quant'altro potrà eseguirsi, adattandosi alla località, onde contribuire sempre più a perfezionare, ed abbellire l'Istrumento, avendo in animo non l'interesse esclusivamente, ma l'interesse di lasciare nel paese nativo per memoria un oggetto, il di cui effetto ognuno potrà continuamente godere
£ 300.
- Giuoco di ottave avanti e indietro £ 60.
- Giuoco di 3.a.
10°
- Giuoco di 5.a
11°
- Giuoco di 6.a
12°
- Giuoco di 7.a
  £ 80.
- Variazioni  da farsi sul sistema attuale dell’Organo -
- Variazioni particolari sui Panconi

£ 270.
- Detta nella registratura, e rispettiva riduzione £  60.
- Detta della riduzione generale di ambedue i Panconi £ 100
- Detta nei Bassi di legno £ 50.
- Detta nel flauto in 8.a, rifacendolo nuovo di tal calibro e costruzione, da imitare quasi perfettamente i'istrumento che rappresenta (considerato il ritratto del vecchio)
£ 50
Pedaliera nuova £ 25.
- Tastiera d'avorio o d'osso £ 60.
- Tavola dei Registri nuova £ 12.
- Accozzamento di tutte le partì e accordatura generale £ 100.
   
Totale £ 3.247.

- Modo di pagamento -

Rata 1 £ 1.050
Rata 2 £ 732. 6.8.
Rata 3 £ 732. 6.8.
Rata 4 £ 732. 6.8.
Somma £ 3.247.

 
- Mantenimento dell’Organo -


L'esecuzione mesi otto.


Finalmente se sta loro a cuore tutto ciò che può rendere sempre più accreditata la nostra piccola Terra, spero che non rimarrà inosservata l'avanzata proposizione;

Mentre la spesa in complesso forse sembrerà forte di fronte  allo stato finanziario del Comune, posso sostenere altresì, essere in sostanza molto piccola per la qualità del lavoro.  Quindi farei pure riflettere che quando si nutrisse il desiderio di fare eseguire una volta il sopraccennato lavoro, converrebbe profittare della circostanza presente, in cui facendo, come suoi dirsi la campana tutta di un pezzo (pagamento contanti in una unica soluzione) si può ottenere un forte risparmio. Che è quanto

Francesco Seriacopi



Nell'Atto della consegna, ove il lavoro corrisponda alla prescrizione dovrà pagarsi sulla somma di £ 3.247, la prima rata di £ 1.050 = il rimanente sarà diviso in tre rate uguali da pagarsi nella Sudd.ta epoca degli anni successivi.
350.20) Il nuovo Organo della Collegiata di San Martino di Fojano <Torna al menù>

20 Marzo 1857: Ultimato l'Organo della Collegiata, Francesco Natale Seriacopi scrive al Gonfaloniere e Priori di Fojano illustrando il suo pensiero sull'opera realizzata e invitandoli a interpellare esperti di non comune abilità, perchè "prudenza insegna" non si debba giovarsi esclusivamente del giudizio locale. La lettera rivela l’entusiasmo e la forte premura del Seriacopi "... che ho in animo di far sentire al Pubblico l'Organo al più presto".

LETTERA di Francesco Natale Seriacopi:

Ill.mi  Sig.ri  Gonfaloniere e Priori rappresentanti il Magistrato di Fojano.

Non è stata mia intenzione la ricostruzione dell'Organo della Collegiata, in un modo gigantesco e mostruoso, ne ciò sarebbe stato possibile per la ristrettezza del locale, la quale abbastanza ho dovuto combattere nell'attuale sistema; quindi troppo grande sarebbe stata la differenza fra il prezzo stabilito e la spesa che il medesimo avrebbe necessariamente richiesta. Fu mio pensiero soltanto:


- di riconfermare il taglio dell’Organo, che sebbene un piccolo otto piedi, con posto di un discreto numero di registri e di canne in tutto n° 1.060, come vedasi da relativa descrizione, forse salvo far sentire una voce superiore alla sua duole; non mai però tale come si crede da taluni, da uguagliare la forza di una discreta orchestra; poiché (già detto per chi manca di cognizioni, specialmente di acustica) per uguagliare la medesima è indispensabile un Organo di 32 piedi, la di cui prima canna abbia una lunghezza di questa misura, e un diametro dì 18 pollici, non compreso il piede, e sia fornito di molti registri, in buona parte a lingua.

- Fu pure mio pensiero di tentare di ottenere da ciascuna canna, la maggior forza possibile, mantenendone e aumentandone la dolcezza, e ho creduto che potesse servire a tale uopo l'introduzione di un mantice a riserva, di una costruzione particolare, procurando di togliere a questo il difetto (cioè una specie d'asma) che naturalmente produce, e che distrugge tutti gli altri vantaggi, che da esso risultano; la quale alterazione e tanto più sensibile, quanto più è forte la pressione, alla quale simili mantici vengono sottoposti, e quanto più sono grandi.
Questo mantice ha una superficie di B.a quadre 6 1/2, mentre i n° 4 antichi, presi insieme ne avevano B.a quadre 17.

- Di ottenere per mezzo di una macchina l'effetto del crescendo, secondo il tempo destinato all'Organista con un solo colpo di pedale, col vantaggio di poter impiegare il piede che resta libero fino da quel momento, in altri giuochi a piacere del surriferito, rinforzando così l'armonia, ed aumentando l'effètto del pezzo che si eseguisce.

- Di eseguire il piano e forte anche alle canne esterne della mostra.

- Di far si, che colla riunione di diversi effetti, e con questi separatamente, sì potesse imitare il canto nei miglior modo possibile.

- Di trovare un mezzo di accordare l'Organo, diverso da quello da tutti fin qui praticato, da cui risultasse una maggior facilità nell'ottenere in più breve spazio di tempo la più perfetta accordatura.

- Di applicare un piccolo Armonium, composto d n° 4 registri, suonabile in modo vario, ed atto a produrre maggiori combinazioni cogli altri registri dell'Organo.

- Di organizzare dei meccanismi, per mezzo dei quali l'Organista potesse vincer certe difficoltà, diversamente insuperabili, e rendere molto più brillante l'esecuzione.

- Di applicare per mezzo di una macchina due veri Timpani da orchestra, dai quali l'Organista potesse facilmente ottenere tutti gli effetti che si ottengono da un timpanista il più abile, cioè:

rullo  =  piano e forte = colpo staccato = Intonazione in n° 12 tuoni = e il mezzo di correggere prontamente ogni alterazione subita dalle pelli per cambiamenti atmosferici =


supponendo  che  tali  istrumenti  non potessero dispiacere per il doppio segno a cui sono destinati, cioè di servire all'Organo, come a qualunque Orchestra, esimendosi dal bisogno di addestrare le braccio di
un individuo al maneggio delle bacchette, poiché basta il solo piede destro per ottenere tutti gli effetti sopraespressi.

A ognuno credo che piacerà di conoscere come in tutto questo io sia riuscito, e sarei oltremodo contento, quando questo desiderio provenisse principalmente dalle SS. LL. Ill.me, invitando qualche Maestro di loro soddisfazione, e di non comune abilità, oltre il nostro attuale, del quale la prudenza insegna a non giovarsi esclusivamente, poiché si supporrebbe che ciò potesse da esso favorito per una particolare predilezione; quindi il giudizio emesso da essi potrebbe venir loro notificato per mezzo di analogo rapporto.


E se nella mia pochezza, occupandomi di innovazioni forse utili nell'arte, e di introdurre qualche effetto nuovo, per avvicinarsi più possibilmente al canto, non ho raggiunto lo scopo, e se anche raggiunto, la loro perspicacia non vi scorgesse   tanta   importanza,   quanta purtroppo molte volte sembra di vedere, li prego   caldamente   a   non   negarmi quell'indulgenza, che altrove non è stata negata neppure a taluni fabbricanti (e ne abbiamo degli esempi), chi sebbene nati nella professione non hanno ottenuto molto felici risultati da lavori eseguiti con sistemi ordinari, e tanti più se vi hanno tentate delle innovazioni.


Quindi se il tempo decorso sembra molto lungo, ardisco sostenere che non è tale quanto apparisce,  se vogliasene fare giudiziosamente opportuna, da quello speso non esclusivamente nell'Organo, ma per l'Organo, e per altri oggetti, e siano certi che per distinguersi, o mettersi a confronto con quei fabbricanti, che no si contentano delta mediocrità, si crede dai med.mi necessaria molta esperienza, quindi sono essi di opinione che non basti tutto il tempo decorso, anche se fosse triplice; ed è tanto difficile quest'arte, che pochi possono vantarsi di esercitarla con decoro e con sicuro successo.


Che però prevengo le SS. LL. Ill.me che ho in animo di far sentire al Pubblico l'Organo al più presto, facendo  precedentemente esperimento privato, con chi sarà destinato a suonarlo, non solo perché si passa prendere una idea, e se è possibile impadronirsi di ciò che potrà esservi di novità, per ottenere una buona esecuzione, quanto ancora per avere un giudizio, qualunque sia prima di esporto al Pubblico, die ordinariamente non suole esser saggio e benigno nel giudicare
.

A tale oggetto destinerò uno o più giorni, al più presto possibile, in cui potrà suonarsi ad un'ora conveniente, e di continuo, quanto piacerà.

In tal modo spero, che potrà esser conosciuto meglio, che profittando di una Messa cantata, di una funzione, o di altre cose simili.
Frattanto col più profondo rispetto ho l'onore di dichiararmi

Lì, 20 Marzo 1857
Delle SS. LL. Ill.me
Dev.mo Obbl.mo Servitore Francesco Natale Seriacopi

Descrizione dell’Organo della Collegiata di Fojano

Antica disposizione
n.° canne 
Nuova disposizione
n.° canne
1 - Principale basso di piedi 8 30 idem 30
2 - Detto soprano 52   “ 52
3 - VIII.a a basso 30   “ 30
4 - VIII.a a soprano  52    “ 52
5 - XV.a 82   “ 82
6 - XVII.a    30   “ 30
7 - XIX.a 56    “ 56
8 - XXII.a e XXIV.a 112  |   8 e 9  
9 - XXIX.a e XXXIII.a 112  |   pieno 224
10 - Ottavino 26 ------- -------
11 - Cornetto 78 idem 104
12 - Voce angelica 26   “ 26
13 - Flauto VIII.o basso 18   “   18
14 -   detto soprano 26   “  26
15 - Flautino 30   “ -------
16 - Trombone basso 30 Trombe basso 30
17 -   detto soprano 26   dette soprano 26
18 - Clarone  30  idem 30
19 - Contrabbassi  12 di piedi 16 12
20 - Bassi di rinforzo    12 idem 12
21 -  ---------- ---- Corno inglese 26
22 -  ---------- ---- Cornetto chinese 26
27 -  ---------- ---- Corni dolci 26
28 -  ---------- ---- Nasardo basso 30
29 -  ---------- ---- detto soprano 26
30 -  ---------- ---- Flauto traverso basso 18
31 -  ----------    ----   detto soprano 26
32 -  ---------- ---- Fagotto 30
34 -  ---------- ---- Bassi di rinforzo  12
35 -  ---------- ---- Trombe di rinforzo 12
Somme   870    1.070

Restri e pedale di combinazione
 
Antica disposizione: Nuova disposizione:
Diplofono
Polistir
Tirapieno
Diplofono
Polistir
Tirapieno
Passaggio dai bassi ai soprani
Giuoco di sesta
Pedale espressivo
Crescendo a macchina
Pedali soli
Eco
Tremolo
Portata di voce
Timpani da orchestra
Armonium n.° 4 registri
350.30) Le relazioni di quattro esperti <Torna al menù>

Gonfaloniere e Priori rappresentanti di Fojano incaricano due esperti (Maestri Andrea Gozzini Accademico Professore Strumentale dell'I. e R. Accademia delle Belle Arti di Firenze e Ernesto Vannuccini di Fojano sull'Organo della locale Insigne Chiesa Collegiata) invitati in Fojano per relazionare sull'Organo della Collegiata, opera del Seriacopi; quest'ultimo richiede stima dell'opera ad altri due esperti (Maestri Mariano Maglioni di Cartona e Enrico Vannuccini di Fojano), di seguito le quattro relazioni tecniche.

2 Aprile 1857: Relazione sull'Organo della Collegiata del Seriacopi fatta dal Senatore M. Andrea Gozzini professore accademico Strumentista all'I. e R. Accademia dì Belle Arti di Firenze "... onde render l'encomio, ed elogio dovuto e meritato in premio all'Artefice che con tanta Maestria e precisione ha disimpegnato si difficile incarico ...".

RELAZIONE del Senatore M. Andrea Gozzini:

Ill.mo Sig.  Gonfaloniere e Priori componenti il Municipio di Fojano


Ricercato da VS Ill.me di portarmi a cotesta Terra di Fojano per esaminare e suonare il Nuovo Organo dell'Insigne vostra Collegiata di San Martino, lavoro eseguito dal vostro concittadino Sig. Francesco Natale Seriacopi dilettante meccanico.


Dopo scrupolosissimo, ed ammirato esame vi rimetto per Conoscenza, Verità e Giustizia, il debole mio Giudizio, onde render l'encomio, ed elogio dovuto e meritato in premio all'Artefice che con tanta Maestria e precisione ha disimpegnato si difficile incarico.


Comincerò col notare che detto Organo possiede una quantità di Registri del tutto immaginati ed un effètto nuovo, come singolarmente  applicati  di  tutte  sue specifiche proprietà e che non possono, ne devono essere confusi con quelli che di ordinario comunemente si sentono.


Il Polistir, il pedale espressivo, l'Eco, il gioco di sesta, il Diplafono, il Crescendo a macchina, il passaggio dei bassi nella parte dei soprani, il tremolo, l'Armonium, la portata di voce nel flauto traverso, che comincia dal penultimo Do, e per mezzo del movimento di un riposa braccio, possiamo ottenere la terza maggiore, o minore a piacere del Maestro Organista;  


E più ancora un decrescendo per mezzo di un pedale che porta un effetto sorprendente, che produce una porzione distinta e commovente nell'animo di chi lo ascolta.

I Timpani che si possono accordare in tutti i modi, a piacimento dell'Organista, cioè Rullo, Piano e forte. Colpo staccato, intonazione in Dodici Tuoni, e il mezzo di poter correggere prontamente ogni alterazione subita dalle   pelli per cambiamenti atmosferici;


Mantice a conserva da carico consistente a rotane, con altre distinte bellezze di moltissima utilità, pieno semplice di una squisita intonazione e bontà, pieno grande armonioso e distinto per la sua unitezza e regolarità di voci.


Questo è quanto per la pura verità posso garantirvi coscienziosamente una volta che sopra chiamato a ratificar l'opinione del mio Amico chiarissimo ed emeritissimo Sig. Maestro Ernesto Vannuccini di questo Comune di quanto sopra esposto, ed in discarico della commissione ricevuta.


Fojano lì 2 Aprile 1857
di VS. Ill.mi

Dev.mo Obb.mo Senatore M. Andrea Gozzini Acc.co Prof.re Strumentista all'I. e R. Accademia dì Belle Arti di Firenze.


6 Aprile 1857:
Relazione sull'Organo della Collegiata del Seriacopi richiesta dallo stesso a Enrico Vannuccini, il quale conclude che "... il Nuovo Organo della Collegiata di Fojano, si stacca dal comune degli istrumenti di simil genere, ... costituisce un'opera insigne, e maggiore di ogni elogio;  ... che le novità indottevi, non meno che i miglioramenti dall'Autore immaginati, ed eseguiti, ... finalmente la Scienza Musicale, ... troverà in questo Istrumento un nuovo motivo per estendere i suoi molti, e non peranche circoscritti mezzi d'azione".

RELAZIONE di Enrico Vannuccini di Fojano:

Relazione pell'Ill.mo Sig. Francesco Seriacopi


Richiesto dall'Ill.mo Signor Francesco Natale Seriacopi del mio parere circa agli effetti da me riscontrati nel suonare un Organo da lui, di recente costruito nel!'Orchestra dell'Insigne Collegiata di questa Terra, e ascrivo a mia somma fortuna di potergli rilasciare la seguente relazione, che dichiaro scevra d'ogni, e qualunque preoccupazione di animo, e soltanto messa in ossequio di mera e rigorosa giustizia.


L'Organo Seriacopi quantunque d'una dimensione non Straordinaria presenta delle combinazioni, e resultati non comuni, e tali che  finora,   secondochè è a mio conoscimento, non s'incontrarono negli Organi i più colossali, o che raccomandati siano alla pubblica ammirazione, come alla particolare curiosità, ed intelligenza dei Periti dell'Arte.


Infatti, sia a riguardo della qualità della voce dell'Istrumento, tanto considerato nel suo complesso, come nelle sue partì speciali, sia a riguardo dei nuovi effetti che produce esso, a buon diritto merita di essere qualificato per unico, piuttostochè raro.


Il Pieno semplice emette una voce dolce, robusta, rotonda, e di una unitezza non ordinaria. Il Pieno composto, del pari, fa sentire una voce unita, dolce, e rotonda e più una potenza di forza, che sembra arrivare da un Istrumento molto più esteso di questo.


I Registri di concerto, cioè il Nasardo Basso - il Nasardo Soprano - il Cornetto - il Fagotto - le Trombe basse e soprane - il Cornetto chinese - il Clarone - il Flauto in VII.a  a basso e soprano - il Flauto traverso basso e soprano - i Corni dolci - il Corno inglese, e la Voce Angelica, sono tutti di una non comune pastosità di voce; ma più specialmente si distinguono il Fagotto, il Corno inglese, ed il Flauto traverso, nei quali l’artista dilettante si è meravigliosamente ravvicinato al vero.


Ne devono esser lasciati senza lode anche gli appresso Registri, cioè, i Contrabbassi, i Bassi di rinforzo e le Trombe di rinforzo, essi contribuiscono a rendere più potente la forza dell'Istrumento, allorquando sprigiona tutti i suoi mezzi.


E' ugualmente necessario il trattenerci un istante sull'applicazione di due veri Timpani da Orchestra, che l'autore ha introsmesso nel nuovo suo Organo, mercé una Macchina Originale, quei Timpani servono alla volontà, e fantasia del suonatore, meglio di quello obbedir possa alla propria un esperto Timpanista.


Il Meccanismo Seriacopi dispone al tempo stesso, i detti Timpani ad un Rullo, che male potrebbe ripetersi dalle bacchette di un suonatore, ai colpi staccati, e ad un piano e forte di un effètto particolarissimo.  Essi possono essere accordati m dodici tuoni, e ciò che vi è maggiormente sorprende, possono essere, colla massima prontezza, corretti dalla mano dell'organista in qualunque momento (egli adoperandoli) senta il bisogno di doversi riportare al tuono.


Descritto così brevemente l'Istrumento e nel suo complesso, e nelle speciali parti costitutive, occorre indicare i molti e svariati effetti che vengono dal medesimo, in conseguenza dei meccanici mezzi impiegativi dall'Autore, per i quali acquista un carattere di assoluta novità.


- E primo tra questi è il Massimo piano, che può al momento ottenersi dal suonatore, il quale secondo che gli suggerisce l'estro suo, può da questo stato di quasi impercettibile sensazione, spingere, tasti o a gradi, l'Armonia di tutto l'Organo ed ancora delle Canne esterne, o della Mostra, fino al massimo forte, e viceversa: da questo effetto nasce anche quello dell'Eco, il quale può imitarsi a varie distanze.


- Il secondo effetto è chiamato Giuoco di sesta, è costituito da un Registro, in forza del quale, la tastiera di per se, da la sesta alla nota cantabile. Così fatta invenzione, influisce a facilitare la esecuzione di qualunque pezzo, tostochè la mano debba interessarsi di agilità, le quali non potrebbero effettuarsi, dovendosi toccare due tasti in un tempo.


- Il terzo effetto, il passaggio, cioè dei bassi nei soprani, si ottiene per mezzo di un Registro, o dalla pressione di un pedale che fa passare i bassi nei soprani, e viceversa, senza che la tastiera subisca alterazione di sorta.


Questo ritrovato serve ancora a facilitare non poco l'eseguimento di quei pezzi, o fantasie nelle quali la mano sinistra già chiamata a dover sostenere delle agilità a lei sproporzionate.


In questo caso, ossia quando i bassi passano sotto l'azione della mano diritta, l'armonia non soffre alcun detrimento, in quanto che trovasi sussidiata dai soccorso di un Registro detto i pedali soli in virtù del quale emerge sufficentissimamente lagnatura di Bassi fondamentali.


- Il quarto effètto è prodotto da un Registro, dall'Autore chiamato   Crescendo a macchina, mercé questo apparecchio il quale può essere impostato a seconda dei tempi relativi alle suonate da eseguirsi, come largo, andante, allegro e allegro vivace, si ottiene (tosto calcato col piede destro il Pedale espressivo) un crescendo animato a piacere del suonatore, e corrispondente   all'effetto   che   merita l'Armonia da lui immaginala;  in questo caso anche il piede destro dell'Organista, può giuocare sulla pedaliera come meglio a lui aggradi.


- Il quinto effetto, è prodotto da un Registro denominato il Tremolo, questo singolare e meravigliosa trovata che può a piacere applicarsi a qualsiasi altro  Registro dell'Organo, sia che si adopri solo che unitamente al pedale espressivo, imprime al pezzo che si eseguisce, quella simpatia attrattiva, per la quale gli istrumenti che possono praticarlo (come il violino), sogliono  ordinariamente  rendersi  così interessanti e graditi.


- Il sesto, ed ultimo effètto, è causato da un Registro detto Portata di voce. Per questa finora non tentata invenzione che l'Autore ha dovuto pella ristrettezza del tempo, e del luogo, adottare al solo Fiuto traverso, riducesi la voce di questo ad una tale duttilità, da compromettere la massima attitudine di un suonatore di simile Istrumento, e di una gola la meglio esercitata.


Non si erra asserendo che, non ordinaria esser deve la maestria di un suonatore, o di un cantante, onde non venir meno al confronto di tanto, e così seducente effètto.


- Oltre a tutto ciò l'Organo del Sig. Seriacopi contiene un Armonium, il quale  può sonarsi unitamente all'Organo,  o separatamente per mezzo dei suoi pedali.


Di quali e quanti sorprendenti effetti sia causa l'unione dell'Armonium all'Organo potrà dirlo chiunque pratico dell'Istrumento, sappia bene applicarlo ai vari Registri di concerto in essi esistenti.


In virtù di questa unione, l'Organo varia dì natura, e rapisce qualunque orecchio il usitato a sentire.


L'Organo è vitalizzato da un solo mantice a conserva di piccola e   particolare costruzione, il quale, oltre aver distrutto il solito difetto di questa specie di mantici, cioè  l'asma,   offre  una  sorprendente resistenza a qualunque accordo, o suonata la più complicata voglia eseguirsi, anche a quattro mani, senza che si verifichi la minima ondulazione, od incertezza sulla voce dell'Istrumento.


Il Meccanismo dell'Organo, ancora in quello si riferisce ai sistemi ordinari, è nuovo, e tale che rileva, in ogni sua parte, la potenza e la sicurezza   dell'ingegno dell'Autore.


I mezzi dei quali il Sig. Seriacopi lo ha fornito per renderlo trattabile in tutte le sue specialità, ed innovazioni, sono semplici, e comprensibili a prima giunta da ogni suonatore, null'altro esigendo essi per essere intese, che un'applicazione di pochi momenti.


Finalmente,   con   un   nuovo   mezzo immaginato dall'Autore, si ottiene con maggior sollecitudine di quella che veniva dai sistemi ordinari, la migliore, più presta, ed esatta possibile accordatura dell'Organo medesimo.


Per tutto questo, può concludersi che il Nuovo Organo della Collegiata di Fojano, si stacca dal comune degli istrumenti di simil genere, che tanto per la sua interna costituzione, che per gli effetti da trarsene, mercé i nuovi trovati, dei quali è composto, costituisce un'opera insigne, e maggiore di ogni elogio;   che il di lui Autore ha contribuito altamente a rialzare dalla monotona situazione, in che erasi fermata l'Arte in questo rapporto;  che le novità indottevi, non meno che i miglioramenti dall'Autore immaginati, ed eseguiti, serviranno a mettere l'Arte medesima, in concorrenza colle altre nella via del progresso, e che finalmente la Scienza Musicale, ognorachè sappia, o voglia profittare dei mezzi, che passino nobilitarla, ed arricchirla nelle sue applicazioni, troverà in questo Istrumento un nuovo motivo per estendere i suoi molti, e non peranche circoscritti mazzi d'azione.


E' questo il debole, ma coscienzioso mio parere. Ne profitti come più, e meglio può reputare di suo interesse, e mi creda colla più estesa considerazione, e rispetto


Fojano lì 6 Aprile 1857

f.to Enrico Vannuccini


7 Aprile 1857:
Relazione sull'Organo della Collegiata del Seriacopi fatta dal Maestro di Musica Ernesto Vannuccini della Comunità di Fojano e Organista della Chiesa Collegiata: "... Concludo adunque sempre per la pura e nuda verità, che ogni elogio è inferiore al merito dell'Ingegnoso e Celebre meccanico che ha saputo con il più seducente e felice risultato, compire un'opera che nel suo genere può asserirsi unica, cosicché non mi resta che protestarmi con umile ossequio"

RELAZIONE del Maestro Ernesto Vannuccini:

Illustrissimi Signori Gonfaloniere e Priori componenti la Magistratura della Comunità di Fojano

Onorato io sottoscritto. Maestro di Musica di questa Comunità, ed Organista della locale insigne Chiesa Collegiata, dell'incarico di   emettere un esatto, coscienzioso e veridico giudizio sul Nuovo Organo, di cui l'Ill.re Sig. Francesco Natale Seriacopi, Possidente Fojanese, e distintissimo  dilettante  meccanico, ha arricchita la Chiesa medesima, sono ben fortunato di potere, dopo uno scrupoloso diligente esame, soddisfare alla missione colla più schietta ed esatta verità, scevra di spirito di parzialità e di riguardo.

Prima di tutto non debbo ne posso trascurare la manifestazione di quella sorpresa che in me sebbene provetto nella cognizione di Organi, suscita la vista di uno Istrumento così particolare e raro, fornito di tanti e variati meccanismi nuovi, ma più meravigliato poi rimasi nel ritrovarli tutti di un magnifico e sorprendente effetto, e trattabili con semplicità, e facilità, pregi che rendono maggiormente celebre l'Esimio Artefice.

Esordendo dal Pieno semplice, dirò di averlo trovato di una voce calando omogenea, e nel tempo stesso robusta in ciascun Registro, e particolarmente nel Principale.

Aumentato poi dei Registri di Trombe, Clarone e di tutti gli altri adattati al pieno composto, si costituisce un corpo di voce ammirabile per la sua forza, senza il minimo scapito della sua costante dolcezza.

Vari sono i Registri di Concerto, come i Corni dolci, il Fagotto, il Flauto in VIII.a  il Corno Inglese, il Cornetto chinese, il Nasardo a tutta tastiera. Il Cornetto, la Voce Angelica ed un Flauto traverso; di questi Registri, alcuni aggiungono nell'effètto la imitazione dei veri strumenti suonati dal più abile Artista, e con variate combinazioni offrono risultati sorprendenti.

Nella parte dei Soprani colla pressione di apposito pedale si ottiene un giuoco di sesta, utilissimo per un ripasso di agilità che rimarrebbe impossibile al suonatore, ove colla mano destra dovesse conseguire il giuoco medesimo.

Ammirabile Registro è quello per spostare con un solo pedale metà della tastiera, col passaggio dei Bassi nei Soprani, e viceversa, mentre restano   fissi i Contrabbassi fondamentali, in virtù di un Registro chiamato Pedali soli, ed il suonatore può colla mano destra agire invece della sinistra in qualunque pensiero di esecuzione la più difficile.

Ne di minor pregio è il Pedale espressivo, per cui il Pianissimo, può elevarsi istantaneamente, o a grado a grado al Fortissimo, con la pressione del piede, effetto che si verifica perfino nelle canne di facciata.

Mediante altresì di un Registro detto Crescendo a macchina, che si prepara in quattro diverse tacche, corrispondenti ai tempi Largo - Andante - Allegro - Allegro vivace, e dato un solo colpo al pedale, si ha un crescendo meraviglioso, durante il quale il piede destro rimasto libero, può dal suonatore a suo talento impiegarsi in altri giuochi diversi, in aumento di effetto e di armonia.

Un Eco sorprendente evvi pure, che abbellisce questo singolare Istrumento.

E' corredato inoltre  di un piccolo Armonium, suonabile in modo vario e che accompagnato dagli altri Registri dell'Organo, produce le più dilettevoli combinazioni.

Che dirò poi del Registro Portata di voce, che adoperato dal suonatore con arte insieme al Registro del Tremolo, produce un effetto tanto singolare, meraviglioso ed espressivo, ad imitazione del violino, o del più esperto cantante ?  effetto che sebbene applicabile a molti Registri, qui si trova limitalo ai Flauto traverso.

E quasi tutto ciò fosse poco, l'egregio inventore vi ha aggiunto due Timpani da Orchestra,   dai  quali  mediante una Macchina, si ottengono tutti gii effètti come dal più celebre Timpanista, cioè: Piano e Forte - Colpo staccato ed intonazione in 12 tuoni.

Di più contemporaneamente al rullo, lo che non può fare il Timpanista, si hanno anche i colpi staccati.

Questi Timpani sono servibili a qualunque Orchestra ed esimono dal bisogno di addestrare il suonatore al maneggio delle bacchette, poiché è sufficiente il solo destro piede a conseguire tutti gli effetti sopra espressi.

In questa macchina esiste il mezzo di intronarli prontamente e di correggere all'istante ogni alterazione subita dalle pelli per cambiamenti atmosferici.

Somministra alimenti all'Organo un solo mantico a conserva il quale sebbene di limitate dimensioni, sia per la sua particolare costruzione, oltre non produrre minimamente l'effètto d'Asma, supplisce abbondantemente anche ad un duplo consumo d'aria.

Questo meraviglioso Organo si accorda in modo diverso da quello Comune conosciuto fin qui, e da cui si ottengono non pochi rilevanti vantaggi, e specialmente più brevità, più facilità e la più perfetta accordatura.

Concludo adunque sempre per la pura e nuda verità, che ogni elogio è inferiore al merito dell'Ingegnoso e Celebre meccanico che ha saputo con il più seducente e felice risultato, compire un'opera che nel suo genere può asserirsi unica, cosicché non mi resta che protestarmi con umile ossequio


Fojano lì 7 Aprile 1857
Delle SS. LL. Ill.me
Umil.te Dev.mo Servitore Ernesto Vannuccini



7 Aprile 1857:
Relazione sull'Organo della Collegiata del Seriacopi richiesta dallo stesso al Maestro Mariano Maglioni della Cappella Musicale della Città di Cortona (dal Libro Deliberazioni della Magistratura Comunicativa di Fojano dell'anno 1857 n°167), con un'esposizione suggestiva, quasi poetica dell'opera "... un indescrivibile meraviglia su effetto non mai tentato da alcun artefice, che nella sua possanza penetra al cuore ..."

RELAZIONE del Maestro Mariano Maglioni:

La costruzione dell'Organo della Chiesa Collegiata di Fojano, opera dell'egregio dilettante Sig. Francesco Natale Seriacopi, di detto luogo, è affatto originale in tutte le sue partì, si per la squisitezza del lavoro, quanto pei movimenti meccanici, offrendo comunque  al  perito d'eseguire con precisione qualunque  pezzo, il  più grandioso a campione, come pure qualunque più scelta ed elegante musica vocale e strumentale dei più celebri maestri italiani.

Questo istrumento possiede un pieno semplice di una dolcezza da appagare l'orecchio il più raffinato nella scienza musicale, poiché il Sig. Seriacopi seppe, dopo una lunga serie d'anni togliere di mezzo quella massima, che non si potesse ottenere dal pieno quella tanto desiderata dolcezza, come si vuole che si riscontrasse negli Organi di Onofrio, il di cui imposto armonico si attribuisce piuttosto all'antichità del tempo, in cui furono costrutti, anziché all'abilità dell'Artista.

Il Sig. Seriacopi nel dì 2 Marzo, fece fare esperimento del suo superbo Organo, e posso con tutta franchezza ritenere che per la particolarità e giuochi d'invenzioni, ai dì nostri può riguardarsi come unico, giacché anche un mediocre suonatore, impossessato che sia dall'azione dei meccanismi, si eleva ad un grado da esser considerato nel numero dei più rinomati professori, ...... quanto già il Sig, Seriacopi offre dì vantaggio alla musica e particolarmente ai grandi suonatori di tale istrumento, come pure ai buoni compositori, giacché la nostra Italia non ha mai cessato di dare uomini celebri in questa branca, i quali conoscendo e provandone i vari effètti, possono con vantaggio profittare per la composizione, nella quale attualmente sembra quasi esaurito quanto poter ottenersi dalla melodia e armonia della musica.

Ma come dunque l'Organo del Sig. Seriacopi può prestare mezzi sufficienti di trattare la melodia e armonia musicale in un nuovo aspetto?

Dal piano completo oltre sopra robustezza e dolcezza si ottiene l'eco, l'allontanamento di voce a gradi a gradi, oppure istantaneamente q piacere del suonatore, producendo un effetto meraviglioso per chiunque lo accetti, che se si pone in azione contemporanea questo meccanismo con registro, si giunge ad ottenere un piano crescendo a macchina, il quale a poco a poco aumentato di nuovi meccanismi, perviene al massimo forte della più completa orchestra - ed inoltre in questo piano crescendo può applicarsi il rullo dei Timpani da Orchestra, ed anche da questi si ottiene il pianissimo e si giunge al massimo forte, non tanto del rullo marcatissimo del Timpano, come simultaneamente o no, a colpi staccati dei Timpani stessi, a piacere del suonatore.

Quanto il maneggio per ottenere questo piano crescendo il suonatore non si da alcuna pena, restando libero di agire sopra i bassi col piede sinistro, e potendo col destro porre in azione altri bei giuochi, di cui daremo conto in appresso;  giacché precisato che sia il piano crescendo a macchina, agisce da per se, per quei gradì voluti dall'arte musicale, onde ottenere un si strepitoso effetto.


Inoltre il Sig. Seriacopi ci offre un semplicissimo meccanismo, il quale mentre di esso si può profittare tanto nel piano completo, come in porzione di quei registri particolari è così congeniale che premendo un pedale tutta la parte grave della mano sinistra passa nei soprani e viceversa tutta la parte dei soprani passa nella parte opposta della mano sinistra.

Questo meraviglioso e nuovissimo effètto vien trattato quando il capriccio del suonatore si ottiene per colpi staccati in tutto il pieno, oppure per qualunque frase a piacere, con che l'orecchio senta effetto nuovo di sentire, che quanto può eseguire di brillante e di bei canto, la mano destra si senta ripeterlo colla medesima esattezza da una quantità di strumenti bassi.

Fra le invenzioni del distinto artefice, compose quello che si chiama giuoco di sesta, per trattare con gusto questa graziosa trovata, bisogna ...........  dalla musica adottato, poiché tale effetto nei toni di Re e di Sol, ogni nota ossia ogni tasto che vien pressato dalla mono destra, da inoltre la nota inferiore e da questo il perito professore comprenderà che siccome tutte le feste che si presenta questo graziosissimo giuoco, non potrebbero toccare in perfetta armonia coi basso, perciò l'esimio artefice lo ha chiamato giuoco di sesta, lasciando alla abilità del suonatore l'appropriarsene quelle note che possono presentare le loro feste rispettive agli accordi del basso, quindi accade che suonando con brio venga fatta una scala semisuonata, allora si sente quale effetto nuovissimo delle feste semisuonate, che la mano non può, ne è stata mai essere fatta ed eseguita con tanta velocità.

Su di che è da notare che quando anche un bravo pianista eseguisse une stesso pezzo con velocità, non perverrebbe mai alla precisione che si ottiene con questo semplice mezzo meccanico, il quale  presenta all'uditore una difficoltà non comune.

Fra le particolarità di questo unico ed originale istrumento, ho riscontrato pure il registro segnato tremolo, questo effetto appartiene    totalmente al genere appassionato di musica e di bel canto, in dove l'esperto suonando può dare tutta l'espressione, unendolo a quello pure dell'allontanamento di voce.

Un indescrivibile meraviglia su effetto non mai tentato da alcun artefice, che nella sua possanza penetra al cuore, è quello della portata di voce.

Questo effetto incantevole e maestoso è stato dall'egregio artefice, applicato al solo flauto traverso, tal registro assai robusto, rammenta in tutto il Flauto magico del Prof. Ciardi nella rotondità e cavata di voce.

Ma è da notarsi che oltre si bel pregio, si unisce quello della portata di voce che può ottenersi in ogni tasto, cioè dal Do fino alla sua terza minore Mi 6, oppure al Mi naturale, fino alla sua terza maggiore.

Per siffatto incredibile effetto rimane penetralo e commosso lo stesso suonatore, da incantarsi di se stesso e innamorarsi chi lo ascolta, in quanto che oltre questo, in pari tempo può ottenersi l'allontanamento di voce, se lo si chiede l'espressione e il ravvicinamento della medesima, oppure per semplice accento, a qualche nota espressiva, può unirsi il magnifico effetto del tremolo, se piace all'esecutore, o se lo richiede il genere di musica.     L'Artefice si è limitato nell'applicazione di questo effetto al solo flauto, ma mi assicurò verbalmente che sarebbe applicabile a molti altri registri, come il corno inglese.

Io non descriverò gli altri magnifici effètti che si trovano in questo lavoro, fra i quali l'Armonium che può prestarsi a molte e variate combinazioni, ne starò a dire della bontà d'ogni registro in particolare, ma posso assicurare d'aver riscontrato che ognuno di essi corrisponde perfettamente a quanto si può desiderare.


Le trombe basse e soprano,
sono dolcissime e improntano divinamente; il cornetto è assai vivace e di grande unitezza; il corno inglese è emettente per la sua unitezza, qualità e dolcezza di voce; il fagotto è ben imitato e di voce delicata, insomma in tutte le sue partì questo istrumento è degno della ammirazione di tutti i veri amatori e maestri di musica e di meccanica.

L'unitezza del fiato che anima questo Organo, è tale che può appagare il desiderio.

L'egregio Autore si è servito a tale oggetto di un solo mantice a conserva, il cui effetto corrisponde a tutto l'insieme; l'aria che somministra è più che a sufficienza, non essendo provata neppure la più piccola idea d'asma.

Finalmente, noterò che una tabella con numero quattro registri mostra il modo d'andatura e la scala cromatica, che i Timpani da orchestra devono percorrere.

Nei primi due sono indicate le note della scala medesima, gli altri servono a temperare le pelli, pertanto la voce al corista.

Questo è quanto per la pura verità e coscienza ero in dovere d'esporre, mentre ho l'onore di protestarmi.

Fojano lì 7 Aprile 1857
Di V.S. Ill.ma
Dev.mo Obbl.mo Servitore Mariano Maglioni Maestro della Cappella Musicale della Città di Cartona

 

350.40) Il carteggio che seguì la costruzione dell'organo <Torna al menù>

28 Agosto 1857: Si riunisce il Magistrato di Fojano per l'esame delle quattro relazioni sull'Organo della Collegiata, due delle quali richieste dall'amministrazione e due richieste dallo stesso Seriacopi; il verbale premia l'operato del "distintissimo meccanico" concordando "... nel dichiarare tale Istrumento, particolare, meraviglioso, ed unico nelle sue novità ... congratulandosi coll'egregio Sig. Seriacopi ..."

Adunati Serv. Serv. gl'Illustrissimi Sigg. Gonfaloniere e Priori, in sufficiente n. di sei per trattare ecc.

Omiss. ecc.

Divenuto da vario tempo di pubblica ragione, tanto le due Relazioni fatte a questo Municipio (in sequela del Magistrale Partito del dì 26 Marzo del corrente anno) sotto dì 2 e 7 Aprile successivo, dai Maestri Andrea Gozzini Accademico Professore Strumentale dell'I. e R. Accademia delle Belle Arti di Firenze, ed Ernesto Vannuccini di Fojano sull'Organo della locale Insigne Chiesa Collegiata, ricostruito, aumentato, ed arricchito di novità, dal dilettante meccanico Sig. Francesco Natale Seriacopi, quanto le  due altre Relazioni fatte sull'Artefice, dai Maestri Mariano Maglioni di Cartona, ed Enrico Vannuccini di Fojano, e poiché sia l'una che l'altra, sono concordi nel dichiarare tale Istrumento, particolare, meraviglioso, ed unico nelle sue novità.

Il Magistrato unendosi agli elogi che a favore del distintissimo meccanico si contengono nell'enunciato quattro Relazioni, e partecipando della giusta ammirazione che ha destato in chiunque a sentito il decantato Organo, ordinò che le Relazioni medesime fossero in originale inviate per gli Uffici della Prefettura di Arezzo all'I e R. Governo, onde a questo straordinario ingegno Toscano, possano servire per essere conosciuto, assistito e protetto.

Ed intanto congratulandosi coll'egregio Sig. Seriacopi della sua valentia, il Magistrato intese che il presente Partito debba valersi per il più ampio attestato di riconoscenza e di ammirazione, convalidato da voti tutti favorevoli.

Firma ai due protocolli originali
L. Neri Serneri, Gonf.re
Della Nave, Can.re
Per Estratto conforme L. Neri Serneri


15 marzo 1858:
I Deputati della Rappresentanza Municipale di Fojano riconoscono le importanti innovazioni apportate all'Organo della Collegiata da parte del Seriacopi, giacché all'atto dell'incarico non osarono mettere a prezzo le rare invenzioni che si riprometteva di installare il meccanico dilettante. Stabiliscono pertanto un aumento di Lire 1753. Il Seriacopi accoglie l'offerta accettando che le innovazioni e i perfezionamenti apportati diventino proprietà Comunitativa.

Signori

Noi   sottoscritti, membri di questa Rappresentanza Municipale di Fojano, da voi incaricati di riunirci coll'Ill.mo Sig. Francesco Natale Seriacopi, all'oggetto di divenire col medesimo ad un accordo circa a quanto volevasigli assegnare, nelle innovazioni e perfezionamenti di cui egli ha arricchito ed adornato l'Organo della Chiesa Collegiata di questa Terra.

Innovazioni e perfezionamenti che il Municipio dichiarò nella sua adunanza de 28 Agosto 1857,  dovessero diventare proprietà  Comunitativa, sebbene non compresi nella Perizia, e Relazione, per la quale con Partito Consiliare di 2 Luglio 1853, gli venne riconosciuta la somma di Lire tremila dugento quarantasette.

A soddisfare l'assuntoci incarico, tenemmo lunga conferenza col Sig. Seriacopi, e dalle spiegazioni del medesimo, fummo fatti certi e restammo convinti, dell'importanza delle innovazioni stesse di cui è ricco questo Istrumento, talché non osammo mettere a prezzo le rare Invenzioni  dell'Esimio Dilettante, e mostrandoci altresì quali interpreti della Patria; a nome di questa fecero al medesimo l'offerta di Lire 17 cinquantatre, che stessero a reintegrarlo nelle spese.

Vinto allora il nostro Concittadino da virtuoso amor Patrio, fu ......... alle nostre premure, e facendo loro sincero e generoso delle più lunghe sue veglie, di buona voglia accollerà l'offerta, anteponendo di gran lunga al denaro il pregio di lasciare alla Patria un incancellabile ricordo.

Convenuto che il prezzo dell'Organo pagabile all'Ill.mo Signor Francesco Natale Seriacopi, compresa la somma di Lire 3.247 sanzionata col sopracitato Partito Consiliare, sarà di Lire cinquemila, il nostro mandato è soddisfatto e altro non restaci che dimostrarci, esser nostro parere e desiderio che il Municipio riconoscente vale una Pagina di Lode al merito dell'Eccelso Sig. Seriacopi, che vergata sul Protocollo dell'Archivio di questa Terra, rimaneva alle future Età, attestato dell'ingegno straordinario e della non comune generosità di un nostro Concittadino e inserita nel Monitore Toscano, sia sincera banditrice per ogni dove dei suoi preclari........                 
Che è quanto       

Fojano 15 Marzo 1858
= Luigi Neri Serneri Gonfaloniere; = Pietro Pacchiani;
= Alessandro Tiezzi.

26 maggio 1858:
La Prefettura di Arezzo contesta l'attribuzione delle 5000 lire offerte a Francesco Natale Seriacopi, conseguentemente il Gonfaloniere di Fojamo richiede al Seriacopi chiarimenti in merito alle innovazioni apportate all'Organo della Collegiata. Il Seriacopi risponde con una lettera diretta al Gonfaloniere di Fojano Luigi Neri Serneri, indicando gli oggetti che non figuravano nella sua perizia del 1853 (il tremolo, la portata di voce, la macchina dei timpani e l'Armonium, in luogo della Fisarmonica)

Ill.mo Signore
In replica alla di Lei pregiat.ma, con la quale mi ripete le stesse domande indirizzate a  V.S. dalla  Prefettura di Arezzo sull'importanza dell'Organo della Collegiata, posso dirle che, relativamente al primitivo accollo di £ 3.247, si veda la descrizione dei lavori nella mia Perizia che ha formato subito delle prime ..... ed ultime Deliberazioni municipali, i quali lavori, come altra volta ho detto, riuscirono di una importanza maggiore di quello che avrei potuto prevedere, specialmente per  non aver potuto accozzare il vecchio col nuovo sistema, come io speravo, prima di scartare il detto Organo, dopo di che si verificarono guasti maggiori.

Quindi gli oggetti che non figuravano nel primitivo accollo sono il tremolo, la portata di voce, la macchina dei timpani e l'Armonium, in luogo della Fisarmonica, conforme dichiarai con analoga memoria.

Tanto in adempimento alle di Lei domande, ed ho l'onore di segnarmi col dovuto rispetto


Di casa 26 Maggio 1858 - Fojano

Da V.S. Ill.ma                                                                       
Dev.mo Aff.mo Servitore Seriacopi                                                      


23 Giugno 1858:
I Deputati della Rappresentanza Municipale di Fojano, in seguito ai chiarimenti richiesti dalla Prefettura di Arezzo, effettuano un'indagine conoscitiva dell'Organo della Chiesa Collegiata di Fojano, convenendo che la somma offerta al Seriacopi costituì solo una indennità delle spese sostenute dall'autore, affermando altresì di sentirsi fortunati che le innovazioni apportate all'organo siano divenute proprietà della comunità pagando un importo tanto basso. Restarono colpiti dal disinteresse economico del Seriacopi, il quale regalò il prodotto del suo raro ingegno lavorando per ben tre anni, benché nella sua perizia iniziale pensasse fattibile in soli otto mesi.

Rapporto della Rappresentanza Municipale di Fojano

In aumento  a  quanto  i  sottoscritti dichiarano col loro precedente Rapporto in data 15 Marzo del corrente anno, ed in sequela degli schiarimenti richiesti dalla Prefettura di Arezzo con officiate del 29 Maggio prossimo decorso, sono in grado di aggiungere con tutta esattezza e verità


- Che la Fisarmonica differisce dall'Armonium in questo, cioè che la prima doveva essere un Registro con combinazione a tre voci di n° 8 piedi, e che il secondo è un Registro completo, che suonasi annesso e staccato dall'Organo di numero 16 piedi.

- Che i Registri innominati nella Perizia segnati di no 6 e 7, consistevano nel Piano e Forte, eseguito dalle Canne della Mostra dell'Organo (caso straordinario e nuovo, poiché negli altri Organi le canne della Mostra non funzionano alla pari di quelle interne) e ne crescendo a macchina, operato per mezzo del pedale.

- Che niuno abbuono o compenso di titoli di spese venne tenuto a calcolo nella determinazione dell'aumento di £ 1.753, le quali appena avrebbero rappresentato le maggiori spese incontrate dall'artefice, allorché per applicare le sue innovazioni all'Organo preso a restaurare, deve ricomporlo tutto di pianta.

La detta somma sta imperfettamente a costituire una qualche indennità di spese - 1° per il tremolo, 2° per la portata di voce, 3° per i timpani da orchestra applicati mediante una macchina, all'Organo da regolarsi in tutti i tuoni.

I sottoscritti ripetono che si stimarono fortunati di poter combinare una tanto discreta cifra d'acquisto delle enunciate novità, ed ammirarono il disinteresse straordinario, inferiore ad ogni elogio dell'esimio Artefice, il quale regalò le sue lunghe veglie, ed il prodotto del suo raro ingegno a favore della Patria, poiché l'opera che Egli crede fattibile in otto mesi, costogli la diuturna fatica di tre anni.

Senza intendere di giudicare di quanto merito e di quanto prezzo siano le tre enunciate novità specialmente la portata di voce, il tremolo, ed i timpani.


I sottoscritti noteranno che l’istrumento ha destato meraviglie di quanti lo hanno sentito, ed in particolare modo degli intelligentissimi converranno, che non è molto allorché si recarono a giudicarlo il Maestro Mabellini, il Maestro Maglioni addetti alla Real Corte e l’Avv. Casamorata, i quali sebbene con gran prevenzione si partissero dalla Capitale, pure il risultato superò grandemente l’aspettativa, onde nuovamente dichiararono la necessità di una Pagina di Lode che ricordi il Seriacopi per valentia e disinteresse
Che è quanto

Lì 23 giugno 1858
Luigi Neri Serneri;  Alessandro Tiezzi;    Pietro Pacchiani


5  agosto 1858: Il Cancelliere del Granduca invia una lettera al Gonfaloniere di Fojano informandolo della avvenuta sanatoria delle irregolarità commesse accreditando al Seriacopi, l'autore dell'Organo della Collegiata, un importo superiore a quanto precedentemente stabilito.

Ill.mo Signore

S.A.I. e Reale il Gran Duca, previa Sanatoria delle commesse irregolarità si e degnato approvare lì Partito di codesta Magistratura Comunitativa del dì 20 Marzo 1858, col quale venne Stanziata la somma di £ 5.000, metà  a carico della Cassa Comunale, e l’altra metà a carico di quella del Monte Pio Locale, pagabile nei modi e tempo che in detto Partito, gli eseguiti lavori di restauro e di aggiunta di Registri all’Organo della Chiesa Collegiata, riservando ad ulteriore esame la convenienza si assumersi dal Municipio l'onere perpetuo mantenimento dell'Organo stesso, e riservata pure nel caso affermativo,alle successive rappresentanze Comunali, la libertà di concludere con chi meglio sia per piacere il relativo accollo di mantenimento.

Ciò partecipando a V.S. Ill.ma per ogni debito ed opportuno effetto, le ritorno le Carte che corredavano le Relative di Lei Officiali, de l’11 settembre 1857, 12Aprile, 27 Maggio e 24 luglio anno corrente, ed ho il pregio confermarmi con tutto l’Ossequio di V.S.

Lì, 5 Agosto 1858
Ill.ma
F.to 
Al Sig. Gonfaloniere di Fojano

400) Chiese, edifici religiosi <Torna al menù>

Le chiese e gli edifici religiosi di Foiano della Chiana, la loro storia e le importanti opere che conservano. Testimonianze che ricordano le antiche origini del paese e l'assidua presenza di grandi artisti in Foiano, come i Della Robbia, Luca Signorelli e il Pomarancio, che hanno frequentato e lavorato per arricchicchire il paese e dargli l'aspetto di un piccolo e piacevole museo all'aperto.

Le informazioni di questa rubrica sono state fornite a cura di Mario Senesi, foianese, storico locale e della Valdichiana.

Con infinito amore per la mia terra ho ripercorso le antiche strade, visitato le chiese, visionati testi di memorie antiche, per scoprire, riportare alla luce notizie utili per depositarle quale eredità storica, culturale e artistica, nelle mani di coloro che verranno dopo di noi.

Mario Senesi

400.01) Chiesa di S. Francesco ed ex Convento - Foiano della Chiana - <Torna al menù>



La chiesa di San Francesco, facente corpo unico con l’ex convento omonimo, è situata in fondo al viale Umberto I, sulla strada per Lucignano, a circa 0,8 km. dal centro di Foiano della Chiana. Fondato per volere del Capitolo provinciale dei Francescani Osservanti del 1492, il complesso di S. Francesco prevedeva una chiesa con l’annesso cimitero, un chiostro, il refettorio, un dormitorio, le officine e gli orti.
L'antico convento è adibito ad ospedale dal 1818.

Opere

- Gruppo Robbiano (nove figure) "San Francesco, Tre Marie che sorreggono la Vergine, Crocefisso, S. Maria Maddalena, S. Giovanni Evangelista e Santa Chiara" di Francesco Della Robbia - Fra’ Ambrogio - (prima metà del '500);
- "Gesù e la Vergine intercedono presso l’Eterno" di Andrea e Giovanni Della Robbia (1495-1500);

- “S. Pietro d’Alcantara e S. Pasquale Baylon” di Padre Alberico Carlini da Vellano (1760);
- “S. Francesco e S. Giacinto che adorano la Madonna con bambino” di Gerolamo Blasi di Scrofiano (1614);
- “S. Margherita da Cortona” di Mauro Soderini di Firenze (1744).

La facciata del complesso di San Francesco, è caratterizzata da un porticato a cinque campate, con volte a crociera, impostate sopra quattro colonne d’ordine toscanico e due semicolonne incorporate nei pilastri estremi. Sopra le arcate corre la cantoria, recante cinque finestrelle ellittiche.
L’intero complesso fu ristrutturato fra il 1759 e il 1764, in tali date le lunette sopra le porte della chiesa e del convento erano dipinte.

Entrando in chiesa a sinistra:
La prima cappella (1792), con lo stemma della famiglia Vannuccini; sopra l’altare una tela rappresentante Il transito di San Giuseppe.
La seconda cappella (1743), con lo stemma della famiglia Pescetti, sopra l’altare, un quadro raffigurante S. Pietro d’Alcantara e San Pasquale Baylon, opera eseguita dal frate pittore Padre Alberico Carlini da Vellano (1760).
La terza cappella ha sopra l’altare un quadro raffigurante S. Francesco e S. Giacinto che adorano la Madonna col Bambino, opera dipinta da Gerolamo Blasi di Scrofiano (1614).
La quarta cappella dedicata all’Immacolata Concezione, reca sull’altare una cornice di stucco con la colomba dello Spirito Santo, dove si trova la statua in gesso dell’Immacolata (XIX sec.).

Entrando a destra:
La prima cappella (1743), intitolata al Terzo Ordine francescano e sull’altare vi era una tela raffigurante Santa Margherita da Cortona dipinto dal pittore fiorentino Mauro Soderini (1744).
La seconda cappella in origine dedicata alla Pietà, come si può costatare da un dipinto appeso; successivamente a S. Pasquale Baylon; dal 1760, titolata a S. Antonio da Padova, la cui statua di gesso si trova sopra l’altare.
La terza cappella titolata al Santissimo Crocefisso è a croce greca, sormontata da una piccola cupola ottagonale su tamburo (del 1622 e ristrutturata nel 1756-63).
L’altare è decorato con angeli di stucco reggi cortina, con sopra una statua a grandezza naturale, in gesso colorato di Cristo trionfatore (XIX sec.).
Nelle nicchie laterali vi sono le tombe della antica famiglia foianese dei Seriacopi, di cui una reca un altorilievo in marmo raffigurante un angelo inginocchiato (XIX sec.) e una statuetta in gesso di San Pietro (XVIII sec.); sulla sinistra sopra una tomba, un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino (XVII-XVIII sec.) e una statuetta in gesso di San Paolo (XVIII sec.).

Ai lati dell’entrata di questa cappella, collocate in due nicchie, vi sono le terrecotte policrome, con le carni non invetriate, di San Francesco (a destra) e Santa Chiara (a sinistra); le due figure, insieme alle Tre Marie che sorreggono la Vergine, un gruppo unico di 4 figure sistemato nella contigua quarta cappella e a quelle di S. Giovanni Evangelista, S. Maria Maddalena, il Crocefisso (fino all'anno 2009 situate nella Collegiata di S. Martino), fanno parte di un unico gruppo robbiano di nove pezzi, tutti della scuola dei Della Robbia, realizzati nella prima metà del ‘500, forse da un figlio di Andrea Della Robbia, Francesco, conosciuto come Fra' Ambrogio (1477-1527).
In occasione dell’Anno Robbiano, 21 febbraio-7 giugno 2009, l’Amministrazione comunale e la Soprintendenza ai beni storico-artistici di Arezzo hanno predisposto un progetto per lo studio ed il restauro del gruppo robbiano e la sua ricomposizione completa presso la Chiesa di S. Francesco.

Gruppo delle nove figure dei Della Robbia riunite nella chiesa di San Francesco.
(da sinistra a destra: San Francesco, Tre Marie che sorreggono la Vergine, Crocefisso, S. Maria Maddalena, S. Giovanni Evangelista, Santa Chiara)


Dietro l’altare maggiore, un coro ligneo intarsiato e intagliato dei primi del XVI sec., con badalone o leggio nel centro, comprendente 11 stalli per lato e nella parte anteriore quattro bancali, il tutto forse riattato e dunque nato per un altro ambiente. Questo coro fu segnalato da Mario Salmi, 1971, per indicare il livello qualitativo che raggiunse l’arte dell’intaglio in alcune zone dell’aretino ai primi del ‘500.

Nella parete di fondo dell’abside, sopra il coro, una pala di terracotta invetriata centinata, Gesù e la Vergine che intercedono presso l’Eterno, attribuita ad Andrea Della Robbia (1435-1525) e al figlio Giovanni della Robbia (1469-1529/30), databile 1495-1500.
Bassorilievo a forma di tavola d’altare, centinato a semicerchio nella parte superiore, circondato da ricchi fregi di cherubini e sovrapposto ad un gradino o predella d’altare. In alto è la mezza figura del Padre Eterno a braccia aperte, contornato da Serafini e adorato da quattro angeli.
Nella parte inferiore le figure: Gesù Cristo, Madonna, S. Francesco d’Assisi e S. Bernardino da Siena. Nel gradino l’Annunciazione, la nascita di Gesù e due figure di devoti, un uomo e una donna (forse i committenti). Forse questa pala originariamente si trovava sopra l’altare maggiore e successivamente in occasione dell’ampliamento della chiesa, collocata dove si trova attualmente.

Storia

Nel 1492 durante un Capitolo Provinciale dell’Osservanza (Frati Minori francescani) fu stabilito di costituire una famiglia di frati nella terra di Foiano in Val di Chiana, cosa che fu autorizzata dalle autorità ecclesiastiche con Breve pontificio del 9 Giugno 1492 emesso da Innocenzo VIII, con il quale si concedeva ai frati di accettare dalla comunità di Foiano la costruzione di un convento distante un quarto di miglio dal castello. Alla fondazione di questo Convento si adoperò in modo particolare il religioso Cherubino Conzi; la fabbrica prevedeva, oltre la chiesa e il cimitero, un chiostro, il refettorio, un dormitorio, le officine e gli orti per il fabbisogno dei religiosi.
Nel 1516 fu consacrata la chiesa, intitolata a San Francesco; nel 1558 sono rifatti il tetto della chiesa, la volta del coro in precedenza ruinato e abbattuto il campanile che minacciava ruina; il 30 Maggio 1560 fu iniziata la ricostruzione del campanile in mattoni a vista, lavoro che sarà terminato nel 1563. Tutti questi lavori, occorsero a seguito dei danni causati alla chiesa dal passaggio delle truppe franco-senesi guidate da Piero Strozzi nel Luglio 1554 e furono diretti dal maestro muratore Antonio di Pirro Lombardo.
In una cronaca della seconda metà del ‘500, il cronista dell’Ordine Dionisio Pulinari, ricorda questo convento quale luogo ameno e bello, dove dimoravano 12 frati, situato in piena campagna. Il complesso si collegava al centro abitato tramite un viottolo fiancheggiato da cipressi che giungevano al loggiato della chiesa, in prossimità del quale si trovava il cimitero. Si estendevano ad occidente e a settentrione della fabbrica, gli orti coltivati ad erbaggi e a fiori, per apparecchiare le mense e gli altari; un boschetto con duegento cipressi e la vigna con un ampio pergolato di settanta pilastri; a raccordo dei diversi spazi vi erano tre edicole con le immagini di San Bonaventura, di Sant’Antonio da Padova e di San Pietro d’Alcantara; infine delle siepi delimitavano i confini con le proprietà vicine.
All’epoca la chiesa era più corta dell’attuale, terminava dove inizia l’attuale presbiterio e riproduceva il consueto modello delle chiese dell’Ordine costruite nella prima metà del 1500. Aveva pianta rettangolare, con la navata fiancheggiata da altari o piccole cappelle e nel 1600 fu impiantato l’organo, nella parte sinistra della chiesa.
Nel 1706 fu iniziato l’ampliamento del Convento, con l’aggiunta dei dormitori, del refettorio e un piano a nord per ospitare lo studentato o seminario, inaugurato nel 1739 con l’arrivo dei chierici e di un lettore di filosofia.
Dal 1756 al 1763 la chiesa fu ristrutturata e costruita la crociera fra la navata e il presbiterio, con la cupola ottagonale soprastante su quattro pilastri a fascio e per uniformare la copertura furono fatte le volte all’intero edificio che in precedenza aveva una copertura a capriate.
I lavori di muratura, furono eseguiti da Mastro Angelo Radicchi di Foiano e dai suoi fratelli.
Contemporaneamente fu chiamato da Firenze, il marmista fiorentino Giuseppe Socci per la costruzione dell’altare maggiore, per una spesa di lire 2.008 furono decorati gli altari della navata e la cappella del Crocefisso, con stucchi d’angeli ed elementi floreali.
Nel 1759 fu spostato l’Organo dalla parte sinistra della chiesa, alla Cantoria di legno pitturato, costruita sopra la porta d’ingresso.
Nel 1763 si conclusero i lavori di marmorizzazione dei pilastri, e si fece il cornicione che corre lungo la chiesa, sopra le arcate delle cappelle; questi lavori furono eseguiti dallo stuccatore Sproni di Monte S. Savino per lire 108.
Nel 1785 in osservanza alle disposizioni sul seppellimento dei morti da farsi nei Campo Santi a sterro e non più nelle chiese, fu costruito di fronte al convento, il cimitero per il seppellimento dei religiosi e dei fedeli.
Nel 1810 a seguito di disposizioni napoleoniche, il convento fu chiuso definitivamente, anche se in seguito la popolazione espresse in più occasioni, il desiderio di riattivarlo.
Nel 1818, a seguito dell’interessamento di Federico Capei e di Vittorio Fossombroni, il granduca Ferdinando III donò alla comunità di Foiano una parte dell’ex convento dei Padri Osservanti francescani. Questa donazione fu fatta al fine di trasferirci lo Spedale di S. Maria Maddalena, che all’epoca si trovava nei locali dell’ex convento dei Padri Domenicani (casa Ciampolini).
Da quel momento l’ex Convento prese il nome tuttora in essere, d’Ospedale di S. Francesco.
Nel 1887, annesso all’Ospedale fu creato il Ricovero di Mendicità per anziani bisognosi.
L’Ospedale e il Ricovero di Mendicità, furono sostenuti dalla Fraternita di Santa Maria fino al 1956, con generose sovvenzioni annue.

400.02) Insigne Collegiata di S. Martino - Foiano della Chiana - <Torna al menù>

L'Insigne Collegiata di S. Martino di Foiano è una costruzione imponente, una delle chiese più grandi della Val di Chiana; posta a ridosso della prima cerchia di mura castellane, con la quale si accorda nelle forme e nel materiale impiegato, il cotto, costituendo con la contigua Porta delle Chiane, ora Porta della Collegiata, uno degli angoli più caratteristici del castello di Foiano.

Opere

- “Crocefisso“ di Francesco Della Robbia - Fra’ Ambrogio - (prima metà del '500);
- “San Giovanni Evangelista” di Francesco Della Robbia (prima metà del '500);
- “Santa Maria Maddalena“ di Francesco Della Robbia (prima metà del '500);
- “Madonna della cintola” di Andrea Della Robbia (prima metà del '500);
- “S. Rocco” del senese Raffaele Vanni (1587-1678);
- "Incoronazione della Vergine con i Santi" di Luca Signorelli (1523);
- “Cristo crocefisso” di Orazio Porta di M.San Savino allievo del Vasari (1540-1613);
- "Transito di S. Giuseppe" del fiorentino Santi Pacini (1774);
- "Madonna della Misericordia" dell'aretino Giovanni Cimica (1743-1788);
- "Madonna e Santi" di Antonio Cercignani detto "Il Pomarancio" (1562-1629);
- “Matrimonio mistico di S.Caterina” del castiglionese Santi Castellucci (1608-1672);
- “S.Michele Arcangelo che caccia i demoni” di Santi Pacini (XVIII sec);
- “Nascita di S.Giovanni Battista” di Michelangelo Vestrucci (XVII sec);

La facciata della Collegiata è semplicissima, forse incompleta; presenta due ordini di lesene e due cornici lineari; il portale rettangolare è sormontato da un finestrone ad arco; la muratura a faccia a vista, permette di vedere altri due portali previsti e tamponati; lateralmente si ripetono i raccordi curvilinei usati come contrafforti.
La pianta della chiesa è a croce latina, con la navata centrale scandita in tre parti da costoloni intonacati. Il transetto presenta una copertura a botte per i due bracci, uniti da una piccola cupola, mentre l’abside ha una volta a vela.
Ai lati della navata centrale ci sono sei cappelle con la copertura a botte, dove sono posti altrettanti altari in pietra. In alto corre un cornicione in stile neoclassico, che all’imposta del grande arco diventa l’architrave di due grandi colonne con capitelli.

Entrando in chiesa a sinistra:
Sul primo altare, una tela con sopra raffigurato S. Rocco, opera del pittore senese Raffaele Vanni (1587-1678), proveniente quasi sicuramente dal soppresso oratorio della Compagnia religiosa titolata a tale santo, soppressa nel 1784.
Il secondo altare è dedicato a San Martino titolare della Parrocchia; su di esso spicca per importanza la tavola Incoronazione della Vergine con i Santi, forse ultima opera del pittore cortonese Luca Signorelli (1440 ca.-1523), eseguita nel 1523. Si tratta della medesima tavola che il Visitatore Apostolico nel 1583, vide sull’altare maggiore della precedente Collegiata “est ornatum icona pulcra”.

S. Martino è rappresentato con il piviale d’oro finemente ricamato, nella mano destra visibili gli anelli episcopali e ai suoi piedi la mitra vescovile; dietro di lui S. Maria Maddalena; a fianco di S. Martino, S. Romualdo con il candido abito dei monaci camaldolesi, con a fianco al centro del quadro un frate, forse S. Francesco, con accanto San Benedetto da Norcia in abito nero; seminudo è San Girolamo eremita, con il sasso caratteristico della penitenza; dietro a questo S. Luca Evangelista, il quale sembra parlare con un signore genuflesso, che secondo la tradizione pare sia l’autoritratto di Luca Signorelli. Il quadro è dominato dalla scena dell’Assunzione di Maria Santissima al Cielo, che viene incoronata dal figlio Gesù. Sul lato destro di chi guarda è l’Arcangelo Michele con la spada e sul lato sinistro S. Giuseppe sposo di Maria. In alto quattro angeli posti ai lati di Gesù e della Madonna, suonano in letizia alcuni strumenti. Alla base del quadro manca la predella della tavola, rubata nel 1978, nella quale erano dipinte su 4 piccole tavole, scene riguardanti la vita di San Martino, che a dire di esperti, erano opere di allievi del Signorelli.

Tra il secondo e il terzo altare, una bella tavola di Cristo crocefisso, opera del pittore di Monte S. Savino Orazio Porta (1540-1613), allievo del Vasari. Gesù morente sulla croce è fra due cherubini, in basso in piedi, le figure della Vergine, S. Giovanni Evangelista, S. Benedetto con la scure in mano, un Angelo e genuflessa implorante, S. Maria Maddalena; sul fondo cielo nuvoloso e cupo. Questa tavola in origine era posta nella chiesa di San Michele Arcangelo.
Il terzo altare, quadro del Transito di S. Giuseppe, opera eseguita dal pittore fiorentino Santi Pacini nel 1774 (1735-1800).
Nel transetto di sinistra, sopra l’altare un affresco a tempera, proveniente dalla vecchia collegiata, raffigurante la Madonna della Misericordia che protegge i foianesi. Opera di gusto vasariano, ritenuta miracolosa fin dalla seconda metà del ‘500, citata dal Visitatore Apostolico nella sua visita del 1583. Posta nel 1773 sull’altar maggiore da M.ro Pietro Speroni stuccatore milanese, dopo due giorni cadde e andò in minutissimi bricioli. Si pensò di risarcire a simil danno e dare qualche sollievo al pubblico dolore col far dipingere di nuovo la rovinata immagine, e perché il popolo minuto avesse motivo di mantenere la Devozione Sua nella nuova immagine, si raccolsero tutti i piccoli pezzi dell’antica immagine, per farne una pasta ed includerla nel quadro di gesso ove è il presente dipinto, eseguito da Giovanni Cimica di Arezzo (1743-1788).

Nel transetto di destra sopra l’altare, fino all'anno 2009, c'erano: Crocefisso, un’opera lignea, S. Giovanni Evangelista e S. Maria Maddalena, due statue policrome di terracotta invetriata; tre opere del secolo XVI attribuite a Francesco Della Robbia, figlio di Andrea, conosciuto come Fra' Ambrogio (1477-1527). Queste statue provengono dalla chiesa di S. Francesco, dove facevano parte di un gruppo robbiano di nove figure. In occasione dell’Anno Robbiano, 21 febbraio-7 giugno 2009, l’Amministrazione comunale e la Soprintendenza ai beni storico-artistici di Arezzo hanno predisposto un progetto per lo studio ed il restauro del gruppo robbiano e la sua ricomposizione completa presso la Chiesa di S. Francesco.
A sinistra dell'altare il dipinto la Madonna e Santi di Antonio Cercignani detto "Il Pomarancio" (1562-1629).


Entrando a destra:

Sul primo altare è posta una tela raffigurante il Matrimonio mistico di S. Caterina, opera della prima metà del secolo XVII, del pittore castiglionese Santi Castellucci (1608-1672).
Tra il primo e il secondo altare, dipinto su tela centinato, raffigurante S. Michele Arcangelo che caccia i demoni, opera del pittore Santi Pacini, eseguita nella seconda metà del secolo XVIII e recentemente restaurata. Questa tavola proviene dalla chiesa di S. Michele Arcangelo.

Sul secondo altare è raffigurata la Nascita di S. Giovanni Battista opera del pittore Michelangelo Vestrucci. Sul davanti del quadro si vede il fanciullo tenuto in braccio da una nutrice, che sta per lavarlo entro un bacile preparato. Altre donne sono raccolte attorno al neonato, mentre una giovinetta sta porgendo un pannolino spiegato. Sul dinanzi, seduti per terra, stanno sollazzandosi due fanciulli. Nell’indietro è un grandioso e ricco letto sul quale, è, semi sdraiata S. Elisabetta, mentre Zaccaria sta seduto a capo chino, su di una panca vicina. Sul primo piano, tre fanciulli, uno che scalda il pannolino, mentre l’altro soffia sul braciere, ed uno si mette la mano agli occhi. Pittura di scuola fiorentina della prima metà del XVII sec. ed interessante per la storia del ventaglio e del costume. Due signore, una delle quali con ventaglio; alquanto annerito, ma nel complesso in buono stato. (Carocci e Giglioli, 1916)
La tela proviene dall’Oratorio della SS. Trinità, dove nel XVII secolo adornava l'altare dedicato a S. Giovanni Battista.

Sul terzo altare la Madonna della cintola di Andrea Della Robbia, grandiosa pala in terracotta colorita e invetriata, centinata a semicerchio nella parte superiore, con attorno un fregio di cherubini bianchi su fondo azzurro e sottoposto un gradino o predella. In questa è rappresentata la madonna seduta fra le nubi, in una specie d'aureola di cherubini, sorretta da sei angeli volanti, in atto di porgere la cintola di S. Tommaso, che sta inginocchiato a terra, accanto a S. Leonardo. Nella parte superiore è l’Eterno Padre. Nel gradino sono nel centro due angeli volanti che reggono una ghirlanda entro la quale sono due mezze figure di angioletti che sostengono un calice.
Sulla base si legge: Quirico – questa tavola a fatta fare Quirico di Bartolomeo di Seriacopo – Adì 12 Aprile 1502 - M. Jacopa.

 

Nell’abside, coro ligneo del XVII sec. proveniente da un’altra chiesa, forse dalla precedente Collegiata.
La Cantoria e l’Organo, costruiti su disegni dell’architetto Bernardo Fallani, furono intagliati e decorati su legno dipinto e dorato dall’aretino, Gio: Batta Mori nel 1774-75.
L’organo restaurato ed ampliato nel 1993, è uno dei maggiori del territorio, con 2.004 canne, suddivise in 32 registri, di cui 26 reali e 6 prolungati; ha una consolle trasportabile, con 2 tastiere, di 61 tasti ciascuna e la pedaliera di 32 pedali, con combinazioni automatiche o memorie per la programmazione dei registri.

Storia

Le origini del titolo di questa chiesa, S. Martino, sono molto lontane nel tempo.
Le prime notizie della Pieve di S. Martino in sala et silicem sito Foiano, risalgono al 1018. Chiesa d’origine paleocristiana, ubicata dove è posto l’attuale cimitero di Foiano.
In seguito fu conosciuta anche come Pieve Vecchia.
La chiesa fu abbattuta nel 1783, per adempiere a quanto dettato dal Motuproprio del Gran duca Pietro Leopoldo, relativo al seppellimento dei morti nei Campo Santo a sterro. I materiali da costruzione recuperati dalla demolizione furono usati per ampliare le chiese e le relative canoniche delle due nuove Cure del Carmine e della Pace; fu lasciata in piedi l’annessa Cappella del SS. Sacramento, che in seguito fu adibita a Cappella del Campo Santo e dedicata alle Anime del Purgatorio.
L’antica Pieve di S. Martino nel 1514, fu elevata al rango d’Insigne Collegiata con Bolla pontificia di Papa Leone X.
Nel medesimo anno1514, fu deciso di erigere una nuova chiesa fra le due cerchia di mura castellane, sul luogo dove era l’antica chiesa di San Leonardo, per il motivo che l’antica Pieve era distante dal castello e ritenuta insufficiente.
Fu abbattuta l’antica chiesa di S. Leonardo, che si trovava fra le due cerchie di mura castellane, per erigere la nuova chiesa che fu terminata nel 1563 e dove fu trasferito il titolo di Insigne Collegiata di S. Martino e S. Leonardo.
Nel 1583 il Visitatore Apostolico lasciò scritto che questa chiesa aveva 14 altari, era abbastanza decente, aveva tre navate ed era ben pavimentata.
Nel 1752 fu deciso tuttavia di costruire una nuova Collegiata (l’attuale) al posto della vecchia, che fu abbattuta per recuperare i materiali occorrenti.
I lavori ebbero inizio l'11 Giugno 1765, con la posa della prima pietra; fu aperta al culto nel 1773 e l’inaugurazione ufficiale, anche se non ultimata, avvenne nel 1796.
Antistante la chiesa, nel 1775 fu costruita la scalinata in pietra, su disegni del mastro Angelo Radicchi di Foiano, per raccordare la porta delle Chiane con il nuovo edificio.
La Collegiata di San Martino di Foiano è una costruzione imponente, una delle chiese più grandi della Val di Chiana, posta a ridosso della prima cerchia di mura castellane, con la quale si accorda nelle forme e nel materiale impiegato, il cotto, costituendo con la contigua Porta delle Chiane, attualmente Porta della Collegiata, uno degli angoli più caratteristici dell’antico castello di Foiano (XIV sec.)
.
Dal 1838 al 1843, la chiesa rimase chiusa al culto per grossi rifacimenti interni, fra cui gli stucchi, i cornicioni e il pavimento a quadri di cotto.

400.03) Chiesa di Santa Maria della Fraternita - Foiano della Chiana - <Torna al menù>



La chiesa di Santa Maria della Fraternita, detta anche di S. Eufemia, è ubicata nell’antico Borgo della Fraternita in Castelvecchio, entro il primo cerchio di mura castellane (XIV sec.) dove sorgeva un antico Oratorio, vicina all’antica Porta delle Chiane ed incuneata tra le costruzioni dell’attuale Via Ricasoli.
La chiesa, detta anche di S. Eufemia per aver ospitato le reliquie della santa, è stata costruita all’inizio del Cinquecento e successivamente arricchita ed ampliata. L’interno del XVII sec. vanta in legno intagliato un pregevole soffitto a cassettoni (1585-1618), le cantorìe, l’ornamento dell’organo e e una raccolta di quadri del Seicento recentemente recuperati.

Opere


- "Madonna col Bambino” o “Madonna della neve” di Andrea della Robbia (1460 circa);
- 5 quadri “Martirio e Gloria di S. Eufemia e S. Lucia” di Camillo Sagrestani (1671-1760);
- "Sposalizio di Maria Vergine" e "Visitazione della Madonna e di Santa Elisabetta" opere di Scuola fiorentina (XVI sec.);


La facciata del XVIII sec. è divisa in quattro lesene, con volute e ghirlande, su cui poggia una cornice spezzata. In alto, un frontone delimitato dal secondo ordine di lesene centrali, che si raccordano con leggere linee curve ai due lati posti alle estremità.
Al centro, un portale con timpano centrale triangolare, sormontato da una riquadratura a specchio. L’interno è ad una sola navata a pianta rettangolare.

Il bellissimo soffitto a cassettoni in legno intagliato con le restanti pitture di Francesco Amandoli da Cortona (1618).


La cantoria di ampie proporzioni, sostenuta da grosse e bene adorne mensole, tutta di legno abilmente intagliato, dipinta d’azzurro e dorata, è frontalmente fregiata con ricche decorazioni architettoniche ed ha il prospetto diviso in otto scomparti, che all’inizio del XX sec. risultavano ancora forniti di dipinti ad olio su tela, rappresentati i busti dei quattro Evangelisti coi rispettivi simboli e altri quattro Santi.
Al disopra della cantoria è posto l’organo, racchiuso anch’esso fra decorazioni ornamentali che formano un solo insieme con la cantoria medesima.

Nella parte inferiore della chiesa, sotto la cantoria entrando a destra, la pila dell’acqua benedetta a forma di calice, con tazza esternamente “sbaccellata”, fusto elegante, sagomato con nodi e ornato di fogliami e festoni; ha il piede quadrato con i lati scolpiti con gli stemmi della Fraternita e della famiglia Medici (MDXCII). Quest’opera in travertino di Rapolano, è simile ad un’altra pila esistente nella chiesa della SS. Trinità.
 

L’altare maggiore realizzato dall’architetto e scultore di Siena Giuseppe Silini (1724-1814) con stucchi in gesso, presenta nella parte superiore un tabernacolo con ai lati due angeli, all’interno del quale è posta la bellissima statua di terracotta invetriata della Madonna col Bambino, o Madonna della Neve opera di Andrea Della Robbia (1435-1525) su disegni dello zio Luca Della Robbia (1399-1482), datata 1460 ca.
Questa scultura di raffinata fattura, completamente bianca, tranne le iridi, la bocca e le ciglia, è di notevoli dimensioni (169x53x37), è costituita da due pezzi abilmente assemblati lungo la ricaduta del manto e sicuramente si tratta di uno degli episodi più alti dell’attività dei Della Robbia.

Al di sotto del tabernacolo è posta un Arca di legno, con intagli, dorata e colorita in celeste del XVII sec. (recentemente restaurata), contente l’urna con il corpo di Santa Eufemia. Nella parte superiore dell’arca, due piccole statue di angioletti, due volute, una ghirlanda di fiori e le palme del martirio intrecciate; in basso gli emblemi del Comune di Foiano, del Monte Pio e della Fraternita.
 

Ai lati della navata, vi sono due altari con sopra due tavole dipinte, uguali di forma e grandezza e della medesima mano; su quello di destra Sposalizio di Maria Vergine, composizione con sette figure le quali vestono costumi contemporanei all’autore e che sono probabilmente dei ritratti; su quello di sinistra Visitazione della Madonna e di Santa Elisabetta, soggetto con cinque figure anch’esse vestite come quelle dell’altra tavola; opere di Scuola fiorentina della fine del XVI secolo; misurano ambedue cm. 155x250.

Alle pareti della navata, due tele del XVIII secolo raffiguranti uno La circoncisione e l’altro L’ultima cena; inoltre vi sono alcune Allegorie databili al XVI secolo di scuola toscana vicina ad Orazio Porta, tra cui citiamo quelle della Musica, della Carità e della Fede.

Ai lati della navata, quattro panconi con intagli negli schienali, divisi in tre comparti, costituiti da volute, architrave, fregi e quattro cariatidi ciascuno.

Da segnalare il soffitto nell’abside poligonale, con stucchi dorati eseguiti su disegni del Silini alla fine del XVIII sec., ed il bel coro ligneo del XVII sec.
Alle pareti del coro in alto, cinque quadri rappresentanti il Martirio e la gloria di Santa Eufemia e Santa Lucia, del pittore Camillo Sagrestani (1671-1760) anche se non si esclude la partecipazione all’opera dell’allievo Matteo Bonechi.

Storia

In questo luogo, nel 1392, a seguito di un lascito effettuato da un certo Angelo Nucciarelli Perini, fu fondata la Fraternita di Santa Maria della Misericordia di Foiano, che nel 1402 venne ufficialmente riconosciuta con Bolla Pontificia dal Papa Bonifacio IX, con la quale si stabiliva che era sottoposta solamente alla Sede Apostolica e non ad altri Superiori.
Dalla Visita Apostolica del 1583, apprendiamo che all’epoca la Fraternita possedeva molti beni stabili nell’Agro di Foiano, da cui ricavava notevoli denari che gli permisero fino a tutto il XIX secolo di dispensarli per numerose Opere Pie, fra cui dare una dote alle ragazze bisognose, mantenere uno Spedale (S. Maria Maddalena, divenuto successivamente S. Francesco), mantenere due studenti meritevoli allo Studio di Pisa per sei anni, fornire tutti gli anni a 25 fanciulle bisognose del panno di lana per farsi un vestito nuovo, partecipare con “limosine” all’ornamento delle Chiese e sostenere le numerose Compagnie religiose esistenti nel castello di Foiano, che alla fine del XVIII sec. erano ben 11.
Nel 1585 fu abbellito l’antico Oratorio, iniziando a costruire il bellissimo soffitto a cassettoni in legno intagliato e pitturato da Francesco Amandoli da Cortona, lavoro fatto in più riprese e terminato nel 1618.
Durante il XVII sec. la chiesa venne ampliata, con l’aggiunta dell’abside poligonale, dei due altari laterali, di un piccolo campanile a vela ed a completamento, sopra la porta d’ingresso, di una cantoria di ampie proporzioni, sostenuta da grosse e bene adorne mensole.
Nel 1777 si decise di fornire la chiesa di degno altare maggiore, ed allo scopo fu chiamato l’architetto e scultore di Siena Giuseppe Silini (1724-1814), per disegnarlo e costruirlo, il quale per dare maggior risalto all’opera costruì il grande arco sopra l’altare e a tal fine, alzò il soffitto della chiesa.
Alla fine dell‘800 in seguito ad un incendio, le pitture nei riquadri e nel rosone centrale del soffitto furono perdute, al disastro seguì un restauro nel 1913.
La Fraternita di Santa Maria di Foiano restò in essere fino al 1956, quando venne soppressa, insieme ad altre Congregazioni di Carità ed i suoi beni vennero definitivamente inglobati in quelli comunali.
La chiesa ha subìto vari restauri nei secoli, tra i quali ricordiamo quello recente del 1971-73.

400.04) Chiesa della SS. Trinità - Foiano della Chiana - <Torna al menù>



La Chiesa della SS. Trinità situata in via della Trinità, in Castelvecchio, entro il primo cerchio di mura, di fianco al Palazzo della Cancelleria o Monte Pio, risale al XIV sec.. Per la pulizia architettonica rinascimentale e la sobrietà mistica dell’interno è un autentico gioiello.

Opere

- "Santissima Trinità con Angeli e Santi” di Antonio Cercignani detto il "Pomarancio";
- "Cristo Risorto” statua de’ “Il Volo”.

La chiesa della SS. Trinità di Foiano è una costruzione a pianta a croce greca, sormontata da una cupola centrale di forma ottagonale, decorata esternamente con maioliche policrome, probabilmente con connessioni al tempio di S. Biagio di Montepulciano.
Il bel pavimento è in travertino originale delle vicine cave di Rapolano; del medesimo materiale da segnalare, entrando in chiesa, appoggiata alla prima colonna a destra, la pila dell’acqua benedetta a forma di calice, con la tazza esternamente sbaccellata, fusto elegante sagomato con nodi ed ornato a fogliami e festoni; ha il piede quadrato con i lati scolpiti con gli stemmi della Compagnia della SS. Trinità (MDXC). Un opera molto simile alla pila dell’acqua benedetta situata nella chiesa di S. Maria della Fraternita di Foiano.

Fin dalla sua iniziale costruzione, in questa chiesa furono previsti tre altari; l’Altare maggiore dedicato alla SS. Trinità e due laterali, uno dedicato alla Madonna del Carmine e l’altro a S. Giovanni Battista.

Entrando, di fronte è posto l’altare maggiore, sovrastato dalla tavola ad olio la Santissima Trinità con Angeli e Santi commissionata nel 1614 a Antonio Cercignani detto il "Pomarancio", opera da lui non completata. Fu terminata, dopo 15 anni, da un allievo del pittore.


A sinistra in cornu evangelii, sopra l’altare, effigie della Madonna del Conforto (Madonna di Provenzano) e a destra in cornu epistolae, sopra l’altare, un tabernacolo contenente la bella statua lignea policroma a grandezza naturale di Cristo Risorto (XVII sec.). Questa statua è oggetto tuttora di un’antica manifestazione religiosa, conosciuta come Il Volo, che si tiene la notte del Sabato Santo nell’Insigne Collegiata di San Martino, per festeggiare la Resurrezione di Cristo.
Nella mattina di Pasqua ed in quella del Martedì successivo, dopo la celebrazione delle Santa Messa, la statua del Cristo Risorto viene portata a spalla in solenne processione per le vie di Foiano e giunta nell’antica Piazz’Alta, viene salutata dallo sparo del rullo, che consiste nell’esplosione a sequenza di oltre 5.000 castagnole, sotto il Loggiato del Monte Pio o Palazzo della Cancelleria e strade adiacenti manifestazione che si ripete ininterrottamente fin dal lontano 1681.

Storia

Nell’Oratorio, fondato nel 1577, vi si riunivano alcuni buoni individui, per prestarsi al Benefizio degli Infermi dell’Ospizio e porgono aiuto alla Tumulazione dei defunti della Cura di S. Martino e dell’Ospizio medesimo.
All’epoca l’Oratorio era abbastanza stretto e dato che gli introiti della Compagnia erano notevoli, il Visitatore ordinò che lo stesso fosse ampliato, comprendendo il medesimo cenacolo della chiesa e ordinò che fossero costruiti almeno tre altari e che fossero ornati e decorati secondo i Decreti Generali.
A seguito di tali indicazioni, fu interpellato il pittore Girolamo Lupacci di Montepulciano, al quale furono pagate per un totale di 875 lire, in tre anni, 1583, ’84, ’85 per i disegni del nuovo Oratorio.
Il 2 Febbraio 1592 si tenne una riunione consiliare della Compagnia, nella quale venne deciso di stanziare i primi 300 Scudi per costruire una nuova chiesa più grande; il giorno 12 Febbraio dello stesso anno, Rosado Magi viene inviato a Firenze a chiedere Licenza al Granduca per dare inizio ai lavori, risposta che arrivò nel successivo anno 1593 e che si protrassero per diversi anni.
Nel medesimo anno 1593, seguendo una consuetudine del tempo concernente il culto della SS. Trinità, la Compagnia omonima di Foiano, chiede di essere aggregata all’Oratorio del Gonfalone di Roma. Tale richiesta fu rinnovata il 7 Ottobre 1607, acciò possiamo godere, delle medesime indulgenze, e fu accolta dal Papa Pio V, con Bolla del 20 Giugno 1612, ed a seguito della quale i Confratelli della Trinità in segno di gratitudine, da quel momento, istituirono due doti per fanciulle povere di Foiano, di dieci scudi ciascuna (settanta lire).
Il 24 Aprile 1624, i confratelli della SS. Trinità, ordinarono a Michelangelo Vestrucci (XVII sec) la tavola “Nascita di S.Giovanni Battista” per l'altare dedicato a S. Giovanni Battista. La tela si trova attualmente presso l'Insigne Collegiata di S. Martino. 
In data  14 Maggio 1617 fu completata la costruzione dell’altare maggiore in pietra, simile a quello di S. Croce di Fiorenza, dagli scalpellini di Castiglion Fiorentino, Francesco di Giovanni e a Paolo di Agostino Becci.
Il materiale lapideo usato nella costruzione della chiesa è stato probabilmente ricavato dalla cava Senaria di Castiglion Fiorentino, la medesima a cui avevano fatto ricorso i Confratelli della Madonna per il loro Oratorio nella Pieve Vecchia di Foiano (1575-76).
Il 21 Aprile 1609, è deliberato dal Consiglio della SS. Trinità, di dotare l’Altare maggiore di un buon lavoro di pittura. Il 10 Gennaio 1614, i confratelli Rosado Magi e Giovanni Sestri commissionarono il quadro Antonio Cercignani (1562-1630), figlio di Niccolò Cercignani (1530-1592), pittori molto noti all'epoca e chiamati entrambi il "Pomarancio".
Antonio Cercignani, s’impegnò per la somma di duecento scudi a realizzare in Firenze una tavola ad olio con l’immagine della SS. Trinità; il 22 giugno dello stesso anno gli fu dato cento scudi di anticipo.
Nel giugno e nell'ottobre del 1615 fu sollecitata all'artista la consegna del dipinto e da quel momento ebbe inizio una controversia che si protrasse alcuni anni tra il pittore Antonio Cercignani e la Compagnia della SS. Trinità di Foiano.
Il 6 dicembre successivo, fu inviato il canonico Bernardo Tiezzi a Firenze per ritirare la tavola, ma senza esito, perché la medesima, non era ancora terminata.
I confratelli della SS. Trinità di Foiano ricorsero presso i giudici della Magistratura fiorentina dei Nove Conservatori, i quali tramite il loro consultore Nicolò dell’Antella, e dietro proposta dello stesso pittore, il 6 Giugno 1616 stabilirono una riduzione del prezzo del dipinto a centottanta scudi, da pagarsi entro il successivo 16 settembre.
Nel frattempo il pittore fu chiamato a Roma per nuovi impegni, lasciando il quadro incompleto nei locali della Compagnia fiorentina della Crocetta, dove gl’incaricati della Compagnia della SS. Trinità di Foiano potevano ritirarlo.
La cifra precedentemente stabilita non fu però versata nei termini pattuiti, causa le scarse disponibilità della Compagnia, perciò il quadro rimase a Firenze.
Il successivo 27 Agosto 1617, il magistrato fiorentino dopo aver ricevuto i denari dai confratelli della Trinità, cerca di mediare la questione con il pittore perché completi il quadro, ma dopo la partenza per Roma, Antonio Cercignani non fece più ritorno a Firenze.
Il quadro fu ritirato e trasferito alla chiesa probabilmente tra il marzo e il luglio del 1618 e sembra, da recenti studi, che il quadro sia stato completato, intorno al 1630, da Lorenzo Lippi (1606- 1665) o da Barbiani, pittore di Montepulciano, ambedue allievi d’Antonio Cercignani. La tela è sull’altare al momento della Visita pastorale del 1639.

400.05) Chiesa di San Michele Arcangelo - Foiano della Chiana - <Torna al menù>



La chiesa di San Michele Arcangelo nel centro storico di Foiano della Chiana, risale al tardo ‘400 ed è dominata da un elegante campanile in cotto con cuspide ottagonale. L’interno a navata unica con soffitto a capriate, secondo lo stile degli ordini mendicanti, ha ospitato sin dall’origine una scuola di teologia e retorica nella quale si formò anche Fra Benedetto Tiezzi (1480-1531).

Opere

- “Gesù che ascende al cielo” di Luca e Giovanni della Robbia (1495-1500);
- “Madonna del Rosario” di Lorenzo Lippi (1606-1665);
- “La Natività della Madonna” di Andrea Commodi (1560-1638).

Arrivando dal Corso Vittorio Emanuele ed entrando in Via C. Battisti, si staglia verso il cielo il bellissimo campanile della fine del XV sec. a base quadrata, tutto in cotto e terminante a piramide ottagonale.
La chiesa inserita tra gli edifici del centro urbano, è a pianta rettangolare, con navata unica e tre piccole absidi finali a volta. L’esterno della chiesa è stato completamente rifatto in periodo barocco, così come l’edificio addossato nella parte destra della facciata, dove si trova l’Oratorio di Santa Caterina. Le due facciate, principale e laterale, presentano una partitura con riquadri e lesene in stucco; un portale e due finestroni riccamente decorati in bassorilievo; una spessa cornice spezzata segue l’andamento curvilineo delle finestre e sopra queste un frontone in asse con il portale termina ai lati con due piccole volute sormontate da dadi e palle in pietra.
La navata centrale presenta la copertura a capriate di legno in vista, la pavimentazione in cotto e sei edicole d’altare, le cui tavole furono tutte eliminate durante il restauro generale che la chiesa ha subito negli anni 1966-67; all’interno della chiesa si può ammirare un notevole patrimonio artistico.

Entrando in chiesa a sinistra.

Nella prima edicola, un quadro ad olio su tela di forma centinata che rappresenta Gesù Crocefisso, ai piedi della croce la Madonna e San Giovanni, con in basso San Domenico e due Sante (1605).
Nella seconda edicola, un affresco rappresentante la Natività, con la Madonna seduta con il Bambino in braccio con vicino S. Giuseppe in adorazione e i Magi che recano i doni. In alto tra le nuvole luminose, un gruppo di angeli che aleggiano sopra la capanna dove è nato il Redentore. Opera del XVI sec. presumibilmente qui trasportata dalla chiesa di S. Maria Maddalena al momento della sua soppressione.

Nella terza edicola, grandioso bassorilievo di terracotta colorita e invetriata, fatta a guisa di tavola d’altare, centinata a semicerchio nella parte superiore, rappresentante Gesù che ascende al cielo, trasportato da quattro angeli volanti. In basso sono inginocchiati in atto d’adorazione gli Apostoli. Attorno alla tavola ricorre un fregio di cherubini bianchi su fondo azzurro ed un ricco festone di foglie, fiori e frutta di colori naturali. Nella predella sono tre piccole storie: l’Annunciazione di Maria Vergine, la Nascita di Gesù e la Circoncisione; in un lato è dipinta la figura di un devoto (forse il committente). Opera pregevolissima attribuita a Luca Della Robbia e al figlio Giovanni.

Entrando in chiesa sulla destra.

Nella prima edicola, un dipinto raffigurante la Natività della Madonna attribuito al pittore Andrea Commodi (1560-1638). In primo piano vi sono tre donne, una genuflessa, l’altra seduta ed una terza in piedi con una marmitta di rame. In terra è un piatto. Una fantesca porge a S. Anna la bambina in fasce. Due signore (certamente ritratti) si vedono a sinistra presso il letto di S. Anna. Dalla parte opposta si vedono due domestiche con i vassoi delle vivande. Nel fondo si vede una donna voltata di tergo che guarda da una finestra. In terra è posata una brocca. In alto quattro angeli recanti fiori. Sulla spalliera di una sedia (primo piano) c'è uno stemma e un iscrizione: Filippo di Tommaso Querci per carità fece fare quest’opera, 1611. Questo quadro è molto interessante per la storia del costume.

Nella seconda edicola, quadro ad olio su tela che rappresenta la Madonna del Rosario, con San Domenico e Santa Caterina. In alto cinque angeli, di cui due musicanti ed uno con i fiori. Questo quadro fu commissionato dalla Compagnia omonima nel 1652 al pittore fiorentino Lorenzo Lippi (1606-1665). Questo dipinto era collocato in precedenza sull’altare maggiore. L’opera è stata restaurata nel 1970 e può essere considerata una delle pitture più importanti, fra le molte presenti nel territorio foianese.

Nella terza edicola, tavola d’altare centinata a semicerchio nella parte superiore. Quadro raffigurante Nostra Signora assisa in trono, con in grembo il putto Gesù, mentre in alto spiccano sul fondo del cielo due angeli volanti. Ai piedi del trono della Vergine, sono di grandezza al vero le figure di San Matteo Apostolo, San Michele Arcangelo, San Biagio e San Girolamo. Sul lato sinistro del dipinto appare la figura grande di un devoto, con barba e vestito di nero (forse il committente). Dipinto ad olio di scuola toscana del ‘500, forse di scuola vasariana.
 

Sopra la porta principale d’ingresso, organo in legno intagliato, con due colonne, architrave e frontone (in cattivo stato). Le dorature sono soltanto nelle parti intagliate.
La cantoria è divisa in nove scomparti, sette dei quali con pitture a olio che rappresentano: San Domenico, San Francesco, Santa Caterina, Madonna col Bambino, Santa Cecilia, San Lorenzo e altro santo. Pitture e organo risalgono al XVII sec.
Sulla parete di fondo dell’abside, è collocato un interessante Cristo in croce del XVII sec., opera lignea con le braccia di ricambio, che venivano usate quando il simulacro era portato in processione il Venerdì Santo.

Da segnalare gli arredi lignei della seconda metà del XVI sec. e tutti in noce finemente intagliato e alcuni con intarsi di legni diversi: due confessionali, due bei pancali con gli schienali riccamente decorati, uno per i cantori ed uno per il clero, l’altare maggiore, la balaustra e gli stalli del coro.

Entrando nella chiesa di San Michele Arcangelo, sulla destra troviamo l’Oratorio di Santa Caterina da Siena, di forma rettangolare, il cui soffitto con volta a crociera, rivestito di stucchi della fine del ‘700 è molto interessante, con fogliami a volute, nei costoloni festoni di fiori, sulle arcate festoni di foglie.
Sulle pareti altorilievi narranti la Storia di Santa Caterina:
- un Santo Papa (Gregorio IX) sotto il baldacchino sorretto da due angeli, genuflessi sono Santa Caterina e San Domenico; dalla parte opposta sempre genuflessi due prelati. Due putti sorreggono un ovale con San Tommaso d’Aquino (col sole in petto) e un altro che sorregge uno stemma con corona;
- Santa Caterina genuflessa di fronte ad un angelo col Crocefisso;
- Santa Caterina, Cristo, la Madonna, il Re Davide e San Domenico;
- la Vestizione di Santa Caterina, la ferita nel costato, lo svenimento e la morte.

In questo oratorio, nella parte destra in una piccola cappella, contenente una statua lignea a grandezza naturale di Cristo flagellato legato alla colonna, opera di scuola spagnoleggiante della prima metà del XVI sec. Anche questa statua nel passato veniva portata in processione durante la Settimana Santa.
 

Storia

Fino dal 1230 a Cortona esisteva un convento di Padri Predicatori, i quali spesso venivano anche a Foiano per tenere le loro prediche, destando simpatia nella popolazione e dove impiantarono inizialmente un piccolo Ospizio, che serviva loro come dimora quando si trovavano nella zona, ed ai i pellegrini di passaggio.
L’attività di questi frati fu tanta e benefica, che il popolo foianese nel 1384, subito dopo che il castello di Foiano si donò spontaneamente alla Repubblica Fiorentina, decise di donare a loro i ruderi di un antico monastero abbandonato detto de Renattula, sui quali fin dai primi del ‘400 fu eretto il convento con l’annessa chiesa e tutto il complesso fu dedicato a San Tommaso d’Aquino.
Nella seconda metà del ‘400, mentre veniva costruito il secondo cerchio delle mura castellane, a seguito del numero crescente dei frati presenti, furono ampliati, sia il convento che la chiesa.
A seguito dell’acquisita importanza, il convento fu scelto quale sede del Capitolo Provinciale dei Padri Predicatori o di San Domenico, a partire dal 15 Settembre 1498, data della riunione alla quale parteciparono 24 Maestri e 300 Frati.
Fin dalla sua fondazione ospitò una scuola di Teologia e Retorica che fu luogo di formazione e studio di illustri personaggi nativi di Foiano, primo fra tutti Fra Benedetto Tiezzi (1480-1531), predicatore massimo e teologo esimio, il quale durante l’assedio di Firenze del 1530, tenne viva la fiamma della libertà predicando Cristo Re fino (alla caduta della città fu imprigionato ed inviato a Roma in Castel S. Angelo, dove fiaccato nel corpo e nello spirito, morì di stenti l’8 Settembre 1531).
Nel 1583 il Visitatore Apostolico annotò che in questa chiesa si riunivano due Compagnie religiose numerose di confratelli. Quella titolata al Nome di Dio o del SS. Sacramento o del Corpus Domini, i cui confratelli accedevano alla Sacra Comunione tutti i mesi e l’altra del SS. Rosario.
Nel 1649 vi si tenne un altro Capitolo Provinciale, al quale presenziò lo storico dell’Ordine Padre Fontana che lasciò testimonianza scritta: non essendo il Convento di San Tommaso d’Aquino sufficiente ad accogliere tutti i Frati intervenuti, la popolazione di Foiano offrì spontaneamente alloggio nelle proprie case a molti di loro.
Nel 1785, a seguito del Motuproprio voluto dal granduca Pietro Leopoldo, il convento fu soppresso come molti altri conventi in Toscana e cessò anche l'attività della scuola di Teologia e Retorica.
Dopo la soppressione del convento, nell'annessa chiesa venne trasferita la Cura di S. Angelo; da quel momento la chiesa e l’annessa Parrocchia prese il nome di San Michele Arcangelo, restando nell’uso comune il nome di San Domenico, dall’Ordine dei frati che l’avevano fondata ed abitata per oltre quattro secoli.

400.06) Ex Chiesa di S. Stefano Protomartire - Foiano della Chiana - <Torna al menù>


La chiesa di S. Stefano Protomartire è parte integrante dell’edificio del Monastero omonimo, con ingresso in Via Solferino. Da segnalare il bel portone d’ingresso recentemente restaurato.
Nel 1916, i locali della chiesa da tempo sconsacrata, erano adibiti a magazzino comunale, con i quadri al loro posto sopra i tre altari.
Durante le manifestazioni locali la chiesa viene aperta per ospitare mostre di pittura.
Presto dovrebbero iniziare i lavori di restauro dell’intero locale, al fine di adibirlo definitivamente a luogo per manifestazioni culturali.

Opere

La chiesa è a pianta rettangolare, il suo interno in puro stile toscano del XVII sec., è rimasto integro nella sua costruzione iniziale, anche se in questo momento in cattive condizioni, abbisogna di un generale restauro.

Storia

La chiesa fu aperta al culto il 5 Settembre 1647, alla presenza del Vescovo Salviati d’Arezzo.
Il 12 Giugno 1648, per concessione del pontefice Innocenzo X (1644-1655), fu consegnata in custodia alla chiesa, l’urna con il corpo di San Bonifacio, che attualmente si trova nell’Insigne Collegiata di S. Martino.
Da un inventario della chiesa effettuato il 19 Maggio 1852, si può costatare che ha tale data la chiesa era ancora aperta al culto.
400.09) Tempio Sacrario di S. Stefano alla Vittoria - Pozzo della Chiana - <Torna al menù>



Il Tempio Sacrario di S. Stefano alla Vittoria è situato a Pozzo della Chiana, frazione di Foiano della Chiana, questa elegante costruzione, posta nella sommità della collina, in posizione isolata, è visibile da tutta la Valdichiana; di forma ottagonale, decorata con pietra arenaria è sormontata da una snella e armoniosa cupola ricoperta con lastre di piombo, sulla cui sommità è posta un’elegante lanterna; la copertura richiama fortemente la cupola brunelleschiana del Duomo di Firenze.
Eretto tra il 1569 e il 1572, è una delle opere architettoniche più importanti realizzate da Giorgio Vasari.

Opere

- il tempio stesso è attribuito a Giorgio Vasari (1569-1572);
- trittico di Orazio Porta (1572).

Il tempio, per molto tempo e senza alcuna prova documentaria, è stato attribuito a Bartolomeo Ammannati, dal Bucchi nel 1909 e successivamente dal Venturi e dal Salmi.
Nel 1961, Ugo Procacci in occasione del Convegno di Storia dell’Architettura ad Arezzo, attribuì i disegni della costruzione a Giorgio Vasari, attestati da alcuni scritti giacenti nell’Archivio della casa aretina dell’artista.
Esternamente le facce dell’ottagono sono in mattoni, con larghi pilastri angolari in pietra. Su tre lati alternati, sono le porte con timpani curvi e triangolari. Nella parte superiore sono finestre e aperture ad occhio contornate da mostre di pietra. Sopra la porta principale è uno stemma Mediceo in travertino, con testa alata nella parte superiore e corona granducale. Ai lati dello stemma due cariatidi, dai quali pende un festone di frutta.

All’interno del tempio un’unica cappella s’innesta da un lato, dove si trova un semplice altare in pietra, sopra il quale un’iconostasi progettata da Giorgio Vasari, contenente tre tavole a tempera dipinte da Orazio Porta nel 1572.
Nella tavola centrale, si vede un angelo che incorona S. Girolamo con in alto Gesù fra due Santi e la Madonna. In una delle due tavole laterali è rappresentata una figura di donna con faccia rovesciata e le chiavi, mentre dall’alto scende lo Spirito Santo. Nell’altra tavola è una donna genuflessa, davanti ad un’ara ardente; dietro una figura nuda con caduceo. Pittura in pessimo stato di conservazione, della seconda metà del secolo XVI. Della stessa epoca la bella cornice intagliata e dorata con frontone.



Storia

Cosimo de’ Medici, II Duca di Firenze e I Granduca di Toscana, per celebrare la vittoria ottenuta il 2 Agosto 1554 dalle sue truppe comandate da Gian Giacomo Medici, marchese di Marignano, su quelle senesi guidate da Piero Strozzi, nella così detta Battaglia di Marciano o di Scannagallo, fece erigere il tempio sacrario nel luogo.
Il 6 Novembre 1561, Cosimo de’ Medici in memoria di questo giorno vittorioso, 2 Agosto 1554 festa di S. Stefano, istituì l’ordine equestre a carattere monastico-militare titolato a tale Santo, sotto la regola di S. Benedetto, al fine di difendere le acque del Tirreno dai Barbareschi.
Tra il 1569 e il 1572 fu costruito il tempio sacrario o chiesa di S. Stefano alla Vittoria insieme ad alcune Fattorie granducali in Valdichiana e donato a detto ordine equestre di S. Stefano.
Nei primi del ‘600, i Cavalieri di S. Stefano cedettero la chiesa alla Fraternita di S. Maria di Foiano, con l’obbligo di mantenere un cappellano per officiarvi messe in certi giorni e in modo particolarmente solenne; in particolare un officio funebre il 28 Luglio di ogni anno, in onore dei morti foianesi, durante la conquista di Foiano da parte di Piero Strozzi nel 1554.
Il Tempio e l’altare ligneo hanno subito un lungo processo di degrado culminato il 25 gennaio 1972 con la caduta di un fulmine che ha provocato gravissimi danni all’altare e alle strutture. La soprintendenza di Arezzo è intervenuta negli ultimi anni nel restauro dell’edificio e della sua decorazione. Per quanto riguarda la pala d’altare il restauro ha interessato sia le tavole dipinte di cui era composta che la grande cornice lignea.
Attualmente la chiesa di S. Stefano alla Vittoria è proprietà del Comune di Foiano, intorno è posto il cimitero della frazione del Pozzo.

400.10) Cripta di villa Merelli - Pozzo della Chiana <Torna al menù>
La villa Merelli che conserva la Cripta, sorge sui resti dell’antica e potente Badia di S. Quirico delle Rose, fondata dai monaci Camaldolesi intorno al 1000. Posta sul colle di Nasciano nel territorio di Foiano della Chiana, presso il villaggio di Pozzo della Chiana, ai margini del luogo, dove il 2 agosto 1554 si svolse la battaglia di Scannagallo o di Marciano, tra Firenze e Siena, che segnò la fine della Repubblica Senese e la formazione territoriale dell’attuale Toscana.

Opere


Nella cripta dell’antica chiesa camaldolese sono visibili i bassorilievi in terracotta dipinta con decorazioni in oro raffiguranti S. Benedetto (sopra l’altare) e i simboli della passione di Cristo (alle pareti laterali).

Storia

Ferdinando Redditi nasce a Fojano il 23 marzo 1769, figlio di Giovanni, amministratore della Fattoria di Fojano dell’Ordine di S. Stefano. Cresce a fianco del padre durante gli anni del riformismo leopodino, divenendo un profondo conoscitore dei problemi agricoli-sociali della Valdichian, tanto da inviare all’Accademia dei Georgofili nel 1797 una Memoria, sui problemi relativi allo sviluppo delle tecniche agrarie e dell’allevamento del bestiame.
Frequenta gli ambienti fiorentini dove apprende le nuove idee rivoluzionarie. A seguito delle sue idee filo-francesi si arruola come volontario nelle truppe Cisalpine, come capo squadrone.
Successivamente passato nell’esercito francese, partecipa alle guerre napoleoniche raggiungendo il grado di colonnello (da Campus Fugianus a Foiano della Chiana di M. Senesi, 1998).
Tornato a Fojano, Ferdinando Redditi si dedica alla sua proprietà di Nasciano, dove, dopo aver abbattuto l’antico monastero di S. Quirico delle Rose, salvando soltanto la cripta, utilizzò il materiale recuperato per innalzare la bella costruzione, attualmente conosciuta come villa Merelli.

400.11) Chiesa di San Biagio - Pozzo della Chiana <Torna al menù>


La chiesa parrocchiale di S. Biagio è situata a Pozzo della Chiana - frazione di Foiano della Chiana - dedicata a S. Biagio vescovo di Sebaste.

Opere
- “Madonna con bambino” 1983 di Benito Malfatti
-
“Crocifisso ligneo” 1953 di Bartoli
- “Affreschi della cupola” 1954 di Gisberto Ceracchini

Chiesa in stile romanico modernizzato, con pianta a croce latina, ha tre navate, una cupola con volta a crociera e il campanile a piramide. Interamente costruita in cotto a vista, con riquadri in travertino.
Entrando, nel transetto a sinistra, altare con sopra un dipinto raffigurante la Madonna con Bambino del pittore Benito Malfatti, eseguita nel 1983.
Nel transetto di destra, altare con sopra un bellissimo Crocefisso ligneo, opera del prof. Bartoli, eseguita nel 1953.
La cupola è affrescata dal pittore Gisberto Ceracchini (1899-1982), nativo di Foiano (Loc. Farniole), sul tema di S. Biagio che protegge gli abitanti del luogo (1954).
Quest’autore ha eseguito molte opere pregevoli, in genere pale d’altare in alcune chiese di Roma, oltre ad un ciclo d’affreschi nel Santuario di S. Rita a Cascia e in altri luoghi.

Storia

L’attuale chiesa costruita nel 1953, sopra le rovine della vecchia, distrutta, insieme a trenta case del luogo e altrettante lesionate, dalle truppe tedesche in ritirata il 3 Luglio 1944.
L’antica chiesa, era un po’ più piccola dell’attuale, risaliva al XIV – XV secolo; faceva parte dell’antica Cura di S. Angelo, dipendeva dalla Fraternita di S. Maria di Foiano, che manteneva un cappellano per officiare le Sacre funzioni.
Alla fine del XVIII secolo fu innalzata a Parrocchia dal granduca Pietro Leopoldo, di comune accordo con il vescovo d’Arezzo; gli abitanti del Pozzo in segno di ringraziamento, costruirono il campanile alla chiesa che n’era sprovvisto.
Nella prima metà del XIX secolo nella chiesa fu ampliata la navata principale, fu portato l’ingresso a mezzogiorno, costruito l’altare maggiore e aggiunto il coro, facendola divenire a forma di croce latina, di dimensioni all’incirca simile all’attuale e molto bella.

Note: Come fosse il suo interno, si può capire dalla scheda compilata dal Giglioli, il 18 Aprile 1916, per conto dell’Uff. Reg. di Firenze per la conservazione delle opere d’arte, che così la descrive: sul secondo altare a destra, quadro ad olio di forma centinata. In basso S. Carlo Borromeo, altro Santo, poi S. Giovanni Battista e S. Lucia. In alto la Madonna in gloria tra angeli. Opera mediocre ed in cattivo stato del secolo XVII. Nella prima cappella a sinistra, quadro ad olio su tela, opera assai mediocre del secolo XVII, che rappresenta S. Antonio che guarisce uno storpiato. Nella terza cappella a sinistra, quadro ad olio su tela, con mezza figura di un Santo Martire. Opera assai scadente del secolo XVII. Altro quadro ad olio su tela, che rappresenta la fuga in Egitto, con la Madonna e S. Giuseppe, che tengono per mano Gesù, in alto, angioli. Pittura assai scadente della fine del secolo XVII. Sul terzo altare a destra, quadro ad olio su tela che rappresenta la Madonna, S. Paolo e altro Santo, in alto, degli angioli. Opera assai scadente della fine del secolo XVII. In Cornu Evangeli, quadro che rappresenta la Madonna con vari Santi. In basso è scritto: Aere Sarris q Juliani de Justis a Villa Putei, 1611. Altro quadro con la Madonna del Rosario e la data, 1614 (Giglioli, 1916).
400.12) Oratorio del SS. Sacramento - Pozzo della Chiana - <Torna al menù>



L'Oratorio del SS. Sacramento è situato a Pozzo della Chiana, frazione di Foiano della Chiana, lungo via del Calcinaio, quale luogo di riunione e preghiera dei confratelli della Compagnia del Corpus Domini o SS. Sacramento della Villa del Pozzo.
Costruito nel 1601, come si può vedere nei pilastrini in pietra della finestra, ove ancor oggi si legge la seguente iscrizione CORPORIS DOMINI SOCIETAS 1601.
Questa Compagnia della Villa del Pozzo, quasi sicuramente era un’emanazione dell’omonima Compagnia esistente nel castello di Foiano fin dal 1539, la quale aveva come riferimento, l’antica Collegiata di S. Martino, dove esisteva un altare dedicato al SS. Corpo di Cristo.

400.21) Oratorio del SS. Crocefisso - Loc. Ponte a Ramo Foiano della Chiana - <Torna al menù>



L'Oratorio del SS. Crocefisso è situato in località Ponte a ramo, in via Ponte a Ramo, a circa 2 km da Pozzo della Chiana e a 3 da Foiano della Chiana, dipende dalla Parrocchia di S. Biagio ed è proprietà della famiglia di Tiezzi Enrico.
Fu costruito in seguito ad un fatto miracoloso ivi avvenuto.

Opere

Ai lati dell’altare sotto gli stemmi della famiglia Tiezzi (Titij) e sempre in latino si legge: Domenico Tiezzi, con pietà mista a venerazione, fece sorgere questo tempio, questo altare e lo donò al cielo.
Sopra l’unico altare, un affresco del XVII sec. di autore anonimo che rappresenta il Gesù Crocifisso, con ai lati la Vergine Maria e S. Giovanni Apostolo.


Storia

Nell’anno 1690 circa nel luogo vi era una piccola cappella senza porta e quindi sempre aperta, nella cui parete di fondo, vi era dipinto il Gesù Crocefisso, con ai lati la Vergine Maria e S. Giovanni Apostolo.
La tradizione vuole che un giorno di settembre dell’anno 1697, alcune persone del luogo si introdussero nella cappella e si misero a giocare bestemmiando trivialmente Dio, la Madonna e i Santi. Improvvisamente il Gesù Crocefisso iniziò a piangere. I giocatori videro il prodigio, ne rimasero commossi e raccontarono il fatto. Come avviene in simili casi, fu un accorrere di credenti e non credenti.
Nell'anno 1698, nel luogo del prodigio fu eretta la chiesa; momento ricordato nella pietra sotto l’altare della piccola chiesa, dove vi è scolpita la seguente traduzione dal latino: Il SS. Crocefisso dipinto nella parete della vecchia chiesa, dopo il prodigioso e abbondante spargimento di lacrime, questa fu dall’Ill.mo Rev.mo DD. Giovanni Marchetti, patrizio di Pistoia e Vescovo d’Arezzo, trasferita in questa chiesa eretta dalle fondamenta, dalla pietà del popolo a questa, occorrente A. D. 1698.

400.22) Oratorio di S. Lorenzo o S. Luce - Loc. Santa Luce, Foiano della Chiana - <Torna al menù>


L'Oratorio di S. Lorenzo o S. Luce è situato in località Santa Luce, Via della Telle, a circa 2 km. da Foiano della Chiana, dipende dalla Parrocchia di S. Maria della Pace e fin dall’antichità appartiene alla famiglia Magi di S. Luce.

Opere

La chiesa ha la pianta rettangolare, la facciata a capanna, il portale è sormontato da un timpano, è fiancheggiato da due piccole finestre rettangolari ed internamente sono disposti tre altari.
L’interno della chiesa è decorato con stucchi settecenteschi. Sull’altare maggiore è posto un affresco a tempera del secolo XVIII raffigurante la Madonna col bambino; compaiono inoltre una tela con la Crocifissione firmata Vincenzo Angioli (secolo XIX). Un quadro con Santa Caterina (secolo XIX), un dipinto raffigurante San Sebastiano e una tela di fattura seicentesca raffigurante la Madonna con Bambino e Santi.

Storia

La consacrazione della chiesa avvenne il 23 Gennaio 1696.
In una memoria del fine XVIII sec. troviamo scritto: ... la vasta estensione della Cura della Pace, rende infinitamente comoda l’esistenza e la conservazione di questo oratorio di S. Luce, poiché il Parroco della Cura predetta, spesso vi esercita le funzioni parrocchiali per la distanza della sua chiesa, circa 1 miglio, e porge così il maggior comodo agli infermi ed ai vecchi bisognosi di tale soccorso. Quest’oratorio vanta una data antichissima e ne fu accresciuto il suo locale nel 24 Novembre 1715, per la riconosciuta necessità che avevasi di soddisfare questo comodo per gli abitanti.
400.23) Chiesa della Madonna delle Grazie - Loc. Renzino, Foiano della Chiana - <Torna al menù>


La Chiesa della Madonna delle Grazie, detta anche di Renzino, è situata in località Renzino, sulla via d’Arezzo (SS. 327) a circa 1,5 km. da Foiano della Chiana. Dipende dalla Parrocchia di S. Martino di Foiano, di cui era nel secolo XIX la succursale.

Opere

Costruzione a capanna; al suo interno due quadri ad olio su tela del XVII sec, uno rappresenta S. Michele Arcangelo e l'altro la fuga in Egitto.

Storia

La Chiesa fu eretta da alcuni fedeli del luogo e fu consacrata nel 1593. Successivamente passò di proprietà alla Religione di S. Stefano ed attualmente è della Diocesi d’Arezzo.
Da una memoria della fine del XVIII sec. apprendiamo: ... che questa chiesa sacerdotale sta in luogo della soppressa Cura di San Leonardo, essendovi destinato un Cappellano ed essendo distante dal capoluogo circa 1 miglio, per il servizio del popolo.
400.23b) Commonwealth War Cemetery - Loc. Renzino, Foiano della Chiana - <Torna al menù>

Messa a dura prova dalla Seconda Guerra Mondiale, Foiano pagò un notevole prezzo a livello di vite umane e distruzioni.
I primi di luglio del 1944, Foiano fu teatro di scontri tra le truppe alleate e quelle tedesche e in tutta la Valdichiana ci furono combattimenti accaniti dove i tedeschi opposero l’ultima resistenza nel fronte di Arezzo e dell’Arno.
Foiano, in Via del Porto loc. Renzino, si trova il cimitero militare inglese, il Commonwealth War Cemetery, in cui sono sepolti 256 soldati d'oltremanica caduti nelle azioni militari locali e della zona circostante.

400.24) Chiesa di S. Maria della Pace - Loc. La Pace, Foiano della Chiana - <Torna al menù>


La Chiesa di S. Maria della Pace è situata in località La Pace, a circa 1 km. da Foiano della Chiana, all’attacco del bivio tra la strada di Lucignano e quella per il Pozzo della Chiana e Marciano, su un antico percorso etrusco-romano, attestato dai numerosi ritrovamenti archeologici.

Opere

Orientata nord-est, sud-ovest, si presenta con pianta a croce latina e con la facciata semplicissima a capanna, che presenta come unica decorazione delle lesene laterali. Il portale, restaurato recentemente, è inquadrato da due piccole finestre laterali ed un finestrone rettangolare centrale. Una breve scala, raccorda la strada (verso Lucignano), con il piano su cui si erge la chiesa. Sul lato destro, un piccolo portico del ‘600.
Sul campanile sono poste due campane, una del 1604, l’altra del 1607.

L’interno completamente intonacato, ha all’attacco dei bracci laterali del transetto, due archi che poggiano su brevi architravi, sorretti da una colonna e da una lesena addossata al muro. Il piccolo campanile a vela, con bifora a mattoni intonacati, si erge all’incrocio del braccio destro del transetto con la navata centrale.
Quale patrimonio artistico, da segnalare il grande altare maggiore, costituito da un complesso in stucco e finte decorazioni marmoree della metà ottocento.
Sopra l'altare maggiore, una pittura murale che rappresenta la Madonna in mezza figura, col Bambino Gesù e con due piccole figure d’angeli in alto, pittura d'inizio secolo XVI, ma completamente rifatta in tempi moderni e quindi di scarso valore artistico.

Sopra l’altare in Cornu Epistolae, una pittura della prima metà del secolo XVII che ricorda la maniera d’Antonio della Pomarance (forse Cristofano Roncalli detto il Pomarancio) che rappresenta, la nascita di S. Giovanni Battista. Sul primo piano a sinistra, è una mezza figura di Santo imberbe, in atto di benedire, con un pane nella sinistra. Accanto a lui è un cane (S. Donnino). Una donna tiene un bambino in grembo (S. Giovanni) mentre un fanciullo riscalda il pannolino al braciere. Una donna seduta tiene un paniere con biancheria. In basso a destra, è un Santo con barba bianca che legge. Una vecchia porta un bacile. Vi sono quattro fantesche, due delle quali assistono la puerpera che giace in letto, presso il quale sta S. Giovacchino. Il letto è coperto da baldacchino, sopra il quale stanno quattro angioletti. Sopra un cassone a destra, è uno stemma con un cane bianco su fondo azzurro. In mediocre stato di conservazione, con qualche stacco di colore e di alterazioni di vernici.

Sul Cornu Evangeli, un quadro ad olio su tela, opera di scarso valore artistico, della fine del XVI sec., che rappresenta S. Ubaldo Vescovo, in discreto stato.

Storia

In origine questa chiesa era un piccolo oratorio, di cui non conosciamo la data della sua erezione, ma sappiamo che fu consacrata nel 1554 sotto il Duca Cosimo dei Medici per ricordare la pace conclusa tra i fiorentini ed i senesi, gli uni guidati da Pietro Strozzi e gli altri dal Medici marchese di Marignano.
Successivamente, nel XVII sec. fu ampliata, fornendola di una piccola cupola e di un campanile a vela, completo di campane.
Nel 1786, in previsione che la chiesa fosse elevata a parrocchia, su disegni dell’ing. Neri Zocchi, fu costruita la canonica dai maestri muratori Angelo e Matteo Radicchi di Foiano, oltre altri lavori, fra cui il tetto della chiesa, il rafforzamento della piccola cupola che era pericolante.
Nel 1790 a lavori ultimati, la Fraternita di S. Maria di Foiano si accollò la spesa, molto del materiale da costruzione fu preso dalla demolizione dell’antica Pieve Vecchia (S. Martino in sala et silicem sito Foiano).
Nel 1791, insieme alla chiesa del Carmine, con Decreto Vescovile fu innalzata a Parrocchia o Cura, al titolo di S. Cecilia della Pace, in sostituzione dell’omonima antica parrocchia del castello di Foiano; il primo Parroco fu Don Natale Donnini.
Nel 1879, la chiesa subì un ulteriore restauro, fra cui la ristrutturazione del transetto quando furono costruiti due archi di rinforzo.
400.25) Oratorio della Madonna delle Grazie - Loc. Porto a Brolio, Foiano della Chiana - <Torna al menù>


L'Oratorio della madonna delle Grazie è situato in località Porto a Brolio, Via del Porto, ad 1 km. da Foiano, vicino al punto d’imbarco, il Porto, da dove si partiva per attraversare la palude delle Chiane, diretti verso la località di Brolio.

Opere

All’interno vi sono tre altari con stucchi del XVIII secolo, con sopra poste delle pitture dello stesso periodo.

Storia

A metà del XVI sec., Messer Antonio di Bettino Ricasoli, al momento della prima picchettatura dei fondi palustri delle Chiane, rilevò che la palude in quel luogo era larga circa 1 miglio e mezzo.
Si pensa che l’oratorio sia stato eretto per sopperire all’antica Pieve Vecchia o di Fuori (situata dov’è l’attuale Cimitero), che era stata chiusa da oltre un secolo, quando fu trasferito il titolo di S. Martino nel 1563, alla nuova Collegiata (quella precedente all’attuale).
Quest’oratorio fu costruito dalla famiglia Pecci; una lapide posta all’esterno, sotto il piccolo portico riporta: E. V. Eretto questo sacro tempio sotto il titolo della G. V. M. delle Grazie il 3 Xbre 1662. Fondato nei beni dal Sig. A.glo Pecci tirato a perfezione l’opera per l’elemosina della Com.tà di Foiano e dei popoli devoti – il dì 27 Agosto 1664 – Finita.
Fu consacrato il 12 Agosto 1665.
Successivamente l’oratorio cambiò proprietà, passando alla famiglia Budini-Gattai, i quali restaurarono l’edificio, come si può leggere nella lapide posta all’esterno: Per la generosità del papà delle sig.re Budini-Gattai e di molti fedeli restaurata nel 1923-24.
Attualmente è di proprietà della Diocesi d’Arezzo e dipende dalla Parrocchia di S. Martino.
400.26) Oratorio delle Anime del Purgatorio - Loc. Cimitero, Foiano della Chiana - <Torna al menù>


Opere

Si tratta di una costruzione con pianta a croce greca su due piani, con sottostante locale a forma quadrangolare, con quattro pilastri che sorreggono la sopra stante chiesa, sormontata da una piccola cupola sferica.

Storia

Questo Oratorio in origine fu eretto come Cappella annessa all’antica Pieve di San Martino, conosciuta anche come Pieve Vecchia o Pieve di Fuori. Questa Cappella la troviamo menzionata nella Visita Apostolica effettuata a Foiano il 29 Aprile 1583 e gg. seguenti, il quale ce la descrive, dicendo che si trovava a metà della Chiesa (Pieve Vecchia), ed è sotto il titolo della Beata Vergine Maria della Plebe, dove è un altare con sopra il Crocefisso e l’immagine della Gloriosa Vergine molto venerata, davanti alla quale il Sommo Dio si degnò di operare molti miracoli da circa venticinque anni, riguardo ai quali m’informò il Rev.mo Vescovo di Arezzo.
Ritroviamo l’esistenza di questa antica Cappella in una Relazione fatta dall’ing. Niccolò Cerboni il 15 Giugno 1785 e in Deliberazioni della magistratura foianese, in occasione della costruzione del Campo Santo a sterro, a seguito del Motuproprio del Granduca Pietro Leopoldo, con cui vietava il seppellimento dei morti nelle chiese.
Dall'Arch. Storico di Foiano:
... questo nuovo Campo Santo, da erigersi nel pezzo di terra che resta a settentrione della chiesa detta la Pieve Vecchia e in parte della Chiesa Medesima; ... col conservare in piedi la Cappella o Oratorio che forma la Chiesa Medesima, mentre si demolirà quella con gli annessi di Sagrestia, Antiporto e Torre.
... relativamente alla spesa che occorre per perfezionare la Vecchia Cappella del Crocefisso della demolita Pieve Vecchia, per ridurla a Cappella del nuovo Campo Santo, oltre a sostenere le muraglie, capaci di sostenere la colla da farsi nella medesima e scelta a seguito della visita oculata fatta dal sig. Cerboni, che dice non esserci nelle dette mura quei pericoli e quelle rovine che si suppongono, indicando peraltro nella sua Relazione, quei mezzi che crede opportuno, al fine di evitare qualunque sinistro.

A seguito di quanto sopra fu costruito un primo Campo Santo e l’antica Cappella della Pieve con dei modesti lavori di muratura divenne la Chiesa del Cimitero.
Per circa un secolo il Campo Santo di Foiano restò di piccole dimensioni, finché nel 1872 la Comunità decise di ampliarlo su disegni dell’ing. S. Coradini di Arezzo, riattando così ancora una volta l’antica Cappella della Pieve, inserendola centralmente in un loggiato semicircolare come tuttora si può osservare.
Da quel momento l’Oratorio è al titolo delle Anime Sante del Purgatorio.
400.27) Chiesa della Madonna del Carmine - Loc. Carmine, Foiano della Chiana - <Torna al menù>


La chiesa della Madonna del Carmine è situata in via del Carmine, a circa 1,5 km. da Foiano della Chiana, sulla strada che porta al casello autostradale Valdichiana sulla A1 e alla superstrada Siena-Perugia.

Opere

Nell’altare maggiore: un quadro ad olio di scarso valore artistico della prima metà del XVII sec. Rappresenta la Madonna in gloria ed i santi: Giovanni Battista, S. Francesco da Paola, un Santo martire vestito in cotta, con mazzetta d’ermellino, un Santo vescovo, S. Francesco d’Assisi ed altro santo. In alto Gesù, il Padre Eterno e lo Spirito Santo.
In sagrestia: quadro ad olio su tela assai scadente, opera del XVII sec. che rappresenta S. Pietro Martire in adorazione del crocefisso.
Nella cappella a sinistra: quadro ad olio su tela assai mediocre ed in gran parte ridipinto, che rappresenta la Madonna del Carmine che offre l’abito a S. Maria Maddalena e ad un altro santo.
Nel Campanile: due campane del secolo XVII, una delle quali con data 1618.

Storia

Nel 1605, in località Camposegaldo, attuale Carmine, fu deciso dagli abitanti del posto, con a capo i messeri Matteo di Vincenzo Calabresi, Alessandro di Jacomo Tamagnini e Cesare Landini, di erigere una Maestà; l’incarico di trovare un’immagine sacra adatta, fu dato ad un tale Marco Manrisi detto Zibindo, che si portasse una figura di Madonna et così tutti contenti e lieti vi fecero dipingere da quel momento la Madonna del Carmine, la quale si tosto fu finita, cominciò a far molte grazie a quelli che devotamente et con umiltà le chiedevano.
Gli abitanti del luogo chiesero al Vescovo di benedire la Sacra Immagine ed il giorno 11Marzo 1606, il vescovo d’Arezzo Pietro Usimbardi, incaricò di benedire il luogo di preghiera, dove era stata posta l’immagine sacra, al fine di poterci celebrare le Santa Messa, ai Rev.di Agnolo Ciabatti curato di S. Cecilia, Flaminio Cecchetti curato di S. Leonardo e Camillo Bartoli curato di S. Angelo, tutti rettori delle Parrocchie di Foiano.
Fin da subito, vi fu un gran concorso di pubblico per pregare la Sacra Immagine, non solo di Foiano, ma come ci riportano le cronache dell’epoca, anche da Bettolle e da Farneta in quel di Cortona, e vista la grande frequenzia di popolo et la devotione insieme con le limosine che concorrevano, si rivolsero di fare una chiesa capace.
Nel 1608, fu deciso di costruire una chiesa capace, su di un terreno donato da un certo Baldo di Sante Magi; la costruzione fu terminata il 19 Marzo 1611, giorno nel quale, il rettore della chiesa di S. Angelo di Foiano, Camillo Bartoli, insieme ad altri preti la inaugurò; da quel momento fu deciso che la festa in onore della Madonna del Carmine, fosse tenuta il 14 di Luglio di ogni anno.
Nel 1786 la chiesa che era a forma di capanna, larga B.a 12 (7 m.ca.), lunga B.a 18 ¾ (11 m. ca.), compreso il presbiterio e l’altare maggiore, con un portichetto avanti al detto Oratorio, coperto da una tettoia. Per far fronte al gran numero di fedeli del luogo, circa 700 anime, fu ampliata sia la chiesa, che la canonica nella parte posteriore; i lavori furono completati nel 1790.
Con Decreto Vescovile del 10 Agosto 1791, la chiesa della Madonna del Carmine fu elevata a Parrocchia, dandogli parte del territorio appartenuta alla Prioria di S. Cecilia, fuori delle mura castellane ed alla Collegiata di San Martino e San Leonardo, inoltre la nuova Parrocchia fu fornita di ciò che riguardava il beneficio di S. Matteo.
All’epoca era Pontefice Pio VI (1775-1799) e Granduca di Toscana Ferdinando III, che volle dare il proprio patronato alla chiesa, ma con dipendenza alla Collegiata di S. Martino e S. Leonardo.
Il primo Parroco della chiesa del Carmine, fu Don Giuseppe Bertini.
Nel 1914, il Parroco dell’epoca Don Francesco Lucani fece dei lavori, variando la forma della chiesa da pianta rettangolare, a croce latina attuale.
400.28) Oratorio della Madonna delle Querce - Loc. Querce, Foiano della Chiana - <Torna al menù>


L'Oratorio della Madonna delle Querce è situato in località Le Querce, in Via della Querce, a circa 1 km. da Foiano della Chiana e dipendente dalla Parrocchia di S. Maria della Pace.

Storia

Fu eretto dalla famiglia Querci e consacrato il 16 Luglio 1611; successivamente passò alla famiglia Querci-Seriacopi e attualmente è di proprietà della Diocesi d’Arezzo.
Da una Memoria di fine settecento apprendiamo quanto segue: da quest’Oratorio d’antichissima erezione, ricavano il maggior vantaggio gli abitanti di quel contorno, vecchi ragazzi, ed infermi, mediante la strada che d’inverno chiudono l’accesso alla Parrocchia che resta distante circa due miglia (S. Maria della Pace). In questo Oratorio il Parroco per necessità fa le sue funzioni a beneficio di quel popolo, nei tempi che non ammettono gran ritardo, dell’esercizio del di Lui ministro.
500) Gli archivi storici di Foiano <Torna al menù>
Presso il palazzo Granducale, in Piazza Cavour 6 a Foiano della Chiana, si conservano importanti archivi storici.
 
Fototeca comunale "Furio Del Furia"

La Fototeca è stata istituita nel 1979 dal Comune di Foiano in seguito alla donazione di Palmira Ciampolini, vedova ed erede di Furio Del Furia (1876-1932); di professione farmacista con una grande passione per la fotografia fin dalla giovane età.
Il materiale fotografico conservato, documenta la comunità di Foiano tra il 1910 ed il 1932, con immagini di alta qualità che nel loro complesso rappresentano lo specifico ambito geografico e la provincia rurale italiana tra le due guerre.
Comprende inquadrature riguardanti il decollo industriale e gli anni del biennio rosso dominato dalle prime lotte contadine, gli anni dell'avvento e dell'affermazione del Fascismo, l'economia mezzadrile e semifeudale in crisi e gli stimoli alla sua trasformazione, la cronaca politica, civile e religiosa. Sullo sfondo le piazze cittadine, il "Piazzone", il canale maestro della Chiana teatro del florido commercio del bestiame.

Il fondo Del Furia costituisce anche dal punto di vista tecnico un'importanza primaria nel patrimonio fotografico europeo per la sperimentazione dei generi e delle tecniche fotografiche, e per la conoscenza delle leggi dell'ottica e della chimica.
Il valore addizionale del patrimonio artistico è dato anche dalla pressoché totale conservazione e compattezza delle opere e nel fatto che trattasi di un vero archivio fotografico (non una semplice collezione di fotografie), infatti i quaderni di lavoro del Del Furia riportano per ogni opera data, tempo di esposizione, tecnica usata, e titolo, conferendo al suo lavoro anche un significato di scientifica sperimentazione e autodocumentazione.

L'archivio è costituito da: 115 lastre a colori (nn. 62-175) di cui 4 positivi 9x12 omnicolores Jougla, probabilmente anteriori al 1914 e 111 autochrome Lumière; 1520 ca. negative su pellicola; 2115 lastre in bianco e nero; 1254 lastre stereoscopiche in bianco e nero, di cui 16 acquistate dallo stesso Del Furia relative a vedute e monumenti italiani, francesi e tedeschi. Delle rimanenti realizzate in proprio, 527 sono diapositive e 711 negative.

In ricordo e onore all'artista prende il suo nome la Galleria "Furio Del Furia" un caratteristico locale in via Solferino 9 a Foiano della Chiana, usato per incontri, manifestazioni, mostre e esposizioni.

La fototeca conserva anche le opere Angelo Savelli (1879-1975), avvocato di Sinalunga,  che ha lasciato una mole importante di opere che si dispiegano in un vasto arco di anni, ancora in larga parte da scoprire e studiare.
3000 lastre fotografiche che ritraggono in maniera emblematica il costume e la vita della classe agiata toscana della prima metà del Novecento.

La Fototeca comunale "Furio Del Furia" ha portato alla costituzione di Foianofotografia, l’importante rassegna internazionale di fotografia che si svolge da oltre dieci anni a Foiano (clicca QUI)

Riferimento http://www.furiodelfuria.it/
 
Archivio Storico Istituto storico dell'Antifascismo e della Resistenza in Valdichiana

L'Istituto conserva la documentazione del Fascio di Combattimento di Foiano che fu recuperata dopo la liberazione, avvenuta il 3 luglio 1944, da Mario Angioloni, quella del CNL e dell'ANPI. Cospicue donazioni hanno permesso la costituzione di un'emeroteca ed una biblioteca come quella di singole personalità come Bernardo Melacci.

L'Archivio storico si articola nei seguenti fondi:
- Archivio storico dell'Istituto (173 unità 1945-2005)
- Partito nazionale fascista, Fascio di Foiano della Chiana (164 unità 1921-1944)
- Comitato di liberazione nazionale (4 unità 1944-1946)
- Documentazione di varia provenienza (1954 unità 1799-2005) in continuo aggiornamento
 
Archivio storico Comune di Foiano

L'archivio preunitario (sec.XVI-1865) del Comune ebbe origine con la Cancelleria comunitativa di Foiano, la quale raccolse nel corso di circa quattro secoli gli archivi delle magistrature civili e criminali, delle Mairies e delle Comunità lorenesi di Foiano, Marciano e Badicorte, oltre alle carte prodotte dagli stessi Cancellieri, dagli uffici ottocenteschi degli Ingegneri di Circondario e dalle diverse Opere pie del territorio.
A metà '500 un incendio nel Palazzo della Cancelleria distrusse molta della documentazione esistente, l'archivio fu spostato nel palazzo della Fraternita, dove si riunivano anche il Gonfaloniere ed i Priori della Comunità di Foiano.
Dopo l'Unità le carte appartenenti al Comune ed alla Comunità di Marciano furono ricondotte presso il Comune di provenienza, gli atti giudiziari consegnati all'Archivio di Stato di Arezzo, e la documentazione catastale confluì prima all’Agenzia delle Imposte di Cortona e poi all’Archivio di Stato di Arezzo.

Nei secoli si sono succeduti vari tentativi di inventariare i carteggi; ma solo nel 1796 il Cancelliere del sindacato Pietro Vannuccini stilò un inventario dettagliato delle masserizie e delle carte contenute nell'archivio di Cancelleria, strumento che venne utilizzato ed aggiornato almeno fino al 1808, data in cui la ripartizione e disposizione fisica dell’archivio di Cancelleria corrisponde a quella inventariale. Dopo l’inventario redatto alla fine del regime napoleonico, nel 1839 venne redatto un nuovo inventario curato da Giovanni Malfetti e Domenico Toti.
A partire dal 1985 l'archivio si trova al secondo piano del palazzo Granducale.

L'Archivio preunitario si articola nei seguenti fondi:
Cancelleria di Foiano, sec. XVI-1865;
Comunità di Foiano, 1540-1808;
Mairie di Foiano, 1808-1814;
Comunità restaurata di Foiano, 1814-1865;
Leggi e pubblicazioni, 1808-1865.
600) La Cisternella <Torna al menù>

Nell'antichità la Valdichiana offriva un quadro ambientale di notevole rilievo; era un territorio coperto da boschi secolari, ricco di selvaggina, con un buon clima in tutto l'arco dell'anno, terreni fertili, quindi adatti ad una buona agricoltura e ricca d'acqua.
Era attraversata dal fiume Clanis, collegamento tra i fiumi Arno e Tevere, che fungeva da comoda via fluviale per il trasporto di merci fra il Nord e il Sud della valle e della stessa Italia, tanto da essere l’asse portante dei traffici nell'antichità.
Queste caratteristiche e le notevoli emigrazioni del VII e VI sec. a.C., portarono alla formazione dei grandi poli urbani etruschi, quali Foiano della Chiana, Chiusi, Cortona, Castiglion F.no e Arezzo.
Nel III sec. a.C., i romani completano la conquista delle città etrusche e la valle del Clanis diviene una provincia romana.
A testimonianza del passaggio dei romani i resti de “La Cisternella”, conosciuta anche con il nome di “La Grotta”; si tratta dell’edificio antico più noto di Foiano della Chiana in località Cisternella.
Di interesse particolarmente importante, a pianta rettangolare (dimensioni interne 7,1 x 6,1 m, altezza 4,1 m), coperto con volte a botte intersecantesi perpendicolarmente e poggianti su quattro pilastri quadrati in blocchi di arenaria con spesso abaco, presenta un rivestimento interno in opus signinum e, in alto, un grosso foro di adduzione.
Databile al III-IV secolo d.C., è probabilmente pertinente ad una villa imperiale romana che doveva estendersi sui campi limitrofi, come testimoniano i ritrovamenti dal territorio circostante di frammenti fittili, tessere di mosaico bianche e nere, frammenti di intonaci, materiali metallici, monete, laterizi ed anforacei.


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